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Teresa Bellanova. Chi è il nuovo ministro dell’agricoltura

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Teresa Bellanova è il nuovo ministro dell’agricoltura, e il governo Conte II toglie il legame tra agricoltura e turismo, riportando il turismo nel Ministero dei beni e attività culturali.

 

Il governo Conte I aveva trasferito la competenza sul Turismo dal Ministero dei Beni Culturali al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che aveva assunto – con il ministro Gian Marco Centinaio – la nuova denominazione di Mipaaft – Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. Ora, a settembre 2019, il nuovo governo Conte II riporta la competenza sul turismo al Mibact – Ministero dei Beni e delle attività culturali, dunque al ministro Dario Franceschini. Ministro dell’agricoltura diventa invece Teresa Bellanova, che ha prestato giuramento il 5 settembre 2019.

Teresa Bellanova, pugliese, nata nel 1958, è parlamentare  del PD ed è in Parlamento dal 2006 (tra il 2006 e il marzo del 2018 come deputata, dal 26 marzo del 2018 come senatrice). E’ stata sottosegretario di Stato del Ministero del lavoro e delle politiche sociali tra il 2014 e il 2016 e viceministro dello Sviluppo Economico nell’ultimo anno del governo Renzi (2016) e con il governo Gentiloni (dunque fino al primo giugno del 2018).

Teresa Bellanova non è laureata né diplomata, avendo iniziato a lavorare dopo la licenza media, a 14 anni, come bracciante agricola, e avendo iniziato giovanissima un’importante carriera nel mondo dei sindacati (nella federazione braccianti della CGIL, in Federbraccianti, nella Flai – Federazione Lavoratori Agroindustria e nella Filtea – Federazione italiana Tessile Abbigliamento Cuoio Calzature). Alle polemiche sulla mancanza di titoli di studio superiori, il ministro Teresa Bellanova – intervistata dal quotidiano La Repubblica – ha risposto in questi termini:per me non è un valore non avere un titolo di studio superiore, ma neppure la vivo come una frustrazione. Non l’ho mai nascosto che mi sono dovuta fermare alla terza media. Non ho potuto proseguire, sono andata a lavorare nei campi. Ma ai ragazzi che incontro, a mio figlio, dico: studiate, studiate, studiate. Non è per avere un pezzo di carta, ma perché più si sa, più si può. Io questa possibilità non l’ho avuta. Non mi rende orgogliosa non avere studiato. Non ce l’ho il titolo di studio che vorrei e non me lo posso dare. Ma tutto quello che ho potuto fare contro la dispersione scolastica, per facilitare l’accesso agli studi, l’ho fatto. Quando vieni privata dell’infanzia e del diritto al gioco, quando non hai la fortuna di studiare perché lavori e le due cose sono incompatibili, allora ti crei una corazza. Che ti mette nelle condizioni di affrontare le sfide e di fare battaglie“.

 

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