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Embargo russo prorogato di un anno. 20 milioni di danni al mese per l’agroalimentare italiano

Lo scontro tra Unione Europea e Russia per la questione ucraina prosegue, con la proroga di un ulteriore anno dell’embargo russo sui prodotti alimentari. L’impatto sull’agroalimentare italiano è pesante e dovrebbe ammontare a oltre 20 milioni di euro al mese.

Qui su Universofood abbiamo seguito fin dall’inizio la questione dell’embargo russo. Nell’estate del 2014, in risposta al “ruolo destabilizzante” della Russia nell’Ucraina Orientale (Crimea), la comunità internazionale (Unione Europea, Usa, Canada, Australia) ha introdotto un pacchetto di sanzioni antirusse cui Putin ha risposto con un embargo  sui prodotti alimentari (con poche eccezioni, in particolare pasta e vino) della durata di un anno. L’embargo, iniziato il 7 agosto del 2014, ha determinato per l’agroalimentare italiano un calo del 37% nell’export 2014 verso la Russia, e i piani di aiuto dell’Unione Europea sono riusciti soltanto in parte a limitare i danni. L’embargo russo avrebbe dovuto durare un anno e quindi finire nell’estate del 2015. Ma la recente decisione Ue di prolungare fino al gennaio del 2016 le sanzioni contro la Russia ha spinto Putin a prorogare di un altro anno l’embargo, che dunque dovrebbe durare fino all’estate del 2016. 

 

Quale sarà l’impatto sull’agroalimentare italiano? Dopo aver perso il 37% di export verso la Russia nel 2014, nei primi mesi del 2015 (dati primo trimestre) il Made in Italy alimentare ha più che dimezzato le esportazioni verso la Russia (-51,1%). E ora secondo le stime della Coldiretti la proroga dell’embargo russo dovrebbe costare al nostro settore alimentare non meno di 20 milioni di euro al mese per il prossimo anno, con gravi danni per i comparti ortofrutticolo, dei formaggi e delle carni e derivati.

 

Ma le ricadute negative dell’embargo russo non riguardano soltanto il calo immediato dei fatturati nell’export. L’embargo russo determina anche un eccesso di offerta sul mercato europeo e favorisce il fenomeno dell’Italian Sounding in Russia. La Coldiretti ha sintetizzato il problema in questi termini: “l’impossibilità di esportare sul mercato russo provoca per molti prodotti alimentari una situazione di eccesso di offerta sul mercato europeo con ricadute negative sui prezzi riconosciuti agli agricoltori. Il danno maggiore che rischia di durare negli anni è determinato però dal fatto che lo stop alle importazioni ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi, con la produzione casearia russa di formaggio che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato un sorprendente aumento del 30 per cento, con diverse imitazioni di mozzarella, robiola o parmesan. La conferma viene dal Padiglione Russo all’Expo dove sono stati addirittura esposti formaggi che richiamano all’Italia, ad esempio con il marchio “Prego Italian Style”, con una scritta “Original Italian Recipe”, con un gagliardetto tricolore, con la scritta “Solo Formaggio” e con bandierine italiane. Inoltre i falsi arrivano in Russia da molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo, come la Svizzera, la Bielorussia, l’Argentina o il Brasile. Ai danni dovuti al blocco di alcuni prodotti si aggiungono poi anche quelli relativi ad altri prodotti non colpiti dall’embargo, anche fuori dal settore alimentare, che hanno risentito comunque delle tensioni politiche con un calo degli scambi commerciali”.

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