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Embargo. Nel 2015 crolla l’export italiano in Russia: -27,5%

In un contesto geopolitico che dopo i fatti di Parigi vede un riavvicinamento tra Europa e Russia, resta però al momento ancora in vigore l’embargo scelto da Putin ormai un anno e mezzo fa. Quanto ha pesato nel 2015 l’embargo russo sui prodotti agroalimentari italiani? Secondo le stime della Coldiretti il Made in Italy è sceso del 27,5% sul fronte dell’export verso la Russia, e il settore alimentare italiano ha perso almeno 20 milioni di euro al mese di mancate esportazioni.

Qui su Universofood abbiamo seguito fin dall’inizio la questione dell’embargo russo e dell’impatto che ha avuto sulle aziende italiane. Tutto è iniziato nell’estate del 2014, quando Unione Europea, Usa, Canada e Australia hanno introdotto un pacchetto di sanzioni contro la Russia per “punire” l’intervento di Putin in Ucraina (Crimea). La risposta di Putin è arrivata il 7 agosto, con un embargo che ha colpito frutta e verdura, formaggi, carne, salumi, pesce (sostanzialmente tutti i prodotti alimentari con poche eccezioni, tra cui la pasta e il vino), e che ha coinvolto anche altri settori, dal tessile all’arredamento ai mezzi di trasporto.

L’embargo avrebbe dovuto durare un anno, ma la decisione dell’Unione Europea di prolungare fino al 2016 le sanzioni antirusse ha spinto Putin a prorogare l’embargo di un ulteriore anno, dunque fino all’estate del 2016. A causa dell’embargo nel 2014 l’agroalimentare italiano ha subito un calo del 37% nell’export verso la Russia, e i danni sono stati solo in parte limitati dai piani di aiuto dell’Unione Europea. E nel 2015? Secondo le stime della Coldiretti (elaborazioni sui dati Istat gennaio-ottobre) le esportazioni di prodotti Made in Italy in Russia nel 2015 sono scese del 27,5% (rispetto al 2014, anno in cui – come detto – c’era già stato un calo del 37% rispetto all’anno precedente). Nel settore alimentare i danni diretti delle mancate esportazioni in Russia sono di almeno 20 milioni al mese. Ma ci sono anche dei danni indiretti, legati soprattutto alla diffusione dell’Italian Sounding e delle imitazioni dei prodotti Made in Italy. Nei primi mesi del 2015, per esempio, la produzione di formaggio in Russia è aumentata del 30%, con ampia diffusione di “Parmesan” e di altre imitazioni e versioni taroccate dei formaggi italiani, con un danno d’immagine per i nostri prodotti e con la difficoltà di ripartire su quei mercati quando l’embargo sarà finito. 

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