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La settimana nera dell’olio extravergine. Dalle sette aziende indagate al caso Tunisia

La seconda settimana di novembre è stata una settimana nera per il comparto dell’olio extravergine di oliva: sette tra i più importanti marchi italiani di olio sono indagati per frode in commercio, e nel frattempo si discute sulla difficile questione dei dazi doganali sull’olio importato dalla Tunisia.

I marchi coinvolti sono sette e sono tutti di primissimo piano: Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso,Primadonna (olio confezionato per la Lidl) e Antica Badia (olio confezionato per Eurospin). Dopo una serie di controlli a campione effettuati dai Nas nei supermercati torinesi, il pm Raffaele Guariniello ha trasferito il fascicolo di indagine alle procure di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri: l’ipotesi, a carico dei rappresentanti legali delle sette aziende olearie suddette, è di frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci atti ad indurre in inganno il consumatore. Le aziende coinvolte avrebbero infatti messo in vendita come olio extravergine un olio di “categoria 2”, di qualità inferiore. In attesa degli sviluppi dell’indagine, i supermercati Crai e Sigma hanno comunque annunciato il ritiro dal commercio dei prodotti conivolti nell’inchiesta.

Nel frattempo si discute sulla questione Tunisia. Il problema è partito a fine settembre, ma è in questi ultimi giorni che stanno divampando le polemiche, con un articolo de Il Fatto Quotidiano del 13 novembre che in poche ore è salito subito oltre le 15.000 condivisioni su Facebook. L’italiana Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha reso noto che la Commissione Europea sta lavorando per incrementare la quota di olio importata dalla Tunisia che viene esentata dai dazi doganali. Attualmente gli accordi tra Tunisia e Unione Europea prevedono una quota di 56.700 tonnellate di olio d’oliva tunisino che può essere importato ogni anno in Europa senza dazi. Ora l’Unione Europea, per aiutare la popolazione tunisina in grave difficoltà dopo gli attentati terroristici (secondo il Commissario Europeo al Commercio Cecilia Malmstrom l’obiettivo delle nuove misure “è quello di creare più posti di lavoro a beneficio della popolazione tunisina”), intende aggiungere ulteriori 35.000 tonnellate di olio d’oliva tunisino esportabili in Europa senza dazi. La misura è temporanea e dovrebbe restare in vigore fino alla fine del 2017, per un totale dunque di 70.000 tonnellate di olio in un biennio.

La misura è discussa. Secondo il Movimento 5 Stelle “il Pd approva l’invasione dell’olio di oliva dalla Tunisia” e “come ha dimostrato il caso delle arance marocchine che fanno ancora concorrenza diretta ai prodotti siciliani, è difficilissimo controllare il rispetto delle quote d’importazione e il problema si aggraverà con l’accordo di libero scambio con la Tunisia, che non rispetta le stesse norme fitosanitarie che vigono in Europa”. Già oggi l’olio tunisino – insieme all’olio spagnolo e a quello greco – è il più importato in Italia, e gli arrivi di olio dalla Tunisia sono cresciuti addirittura del 681% nei primi mesi del 2015. Il problema – oltre alla concorrenza ai produttori di vero olio italiano, già provati dall’emergenza Xylella e dal forte calo della produzione nel 2014 – riguarda un fatto ormai noto, e cioè l’abitudine di molti produttori a vendere con marchio italiano un olio che è in realtà una miscela di oli importati a basso costo da Tunisia, Grecia e Spagna. Se si vuole acquistare un vero olio extravergine italiano bisogna innanzitutto controllare attentamente l’etichetta, che – salvo i casi i casi di truffe e frodi – se l’olio non è interamente prodotto in Italia deve riportare (in genere a caratteri microscopici) il riferimento a oli “comunitari” o “extracomunitari”. Inoltre – come ha chiarito la Coldiretti dopo lo scandalo di Torino – “se si vuole acquistare un buon extravergine italiano, bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 6-7 euro al litro, che non coprono neanche i costi di produzione”. Un olio extravergine di oliva prodotto in Italia molto difficilmente può costare meno di 10 euro al litro, e certamente non può costare meno di 6 o 7 euro al litro. Se il prezzo è inferiore l’olio non è extravergine e / o non è italiano. E il problema non è soltanto di tutela del Made in Italy e non è neanche soltanto di gusto e qualità gastronomica. Il problema riguarda anche la salute del consumatore: i falsi oli extravergine di oliva venduti a basso prezzo nei supermercati hanno solo i grassi e non hanno nessuna delle proprietà benefiche che hanno i veri oli extravergine (polifenoli, antiossidanti, proprietà benefiche per il colesterolo e per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, protezione del cibo in cottura).

Qui su Universofood ci siamo occupati a lungo dei problemi della filiera dell’olio, toccando molti punti importanti: il libro-inchiesta “Extraverginità” di Tom Mueller (il miglior libro sull’argomento olio e frodi), il fumetto del New York Times “Extra Virgin Suicide. The adulteration of italian olive oil”, l’operazione Olio di Carta, la continua crescita delle importazioni di olio nel 2013, nel 2014 e ancora nel 2015, le leggi italiane  e le normative europee in difesa del vero extravergine in concreto mai implementate, e il fatto che i più importanti marchi italiani di olio in realtà non hanno proprietà italiana, con vendite anche recenti a investitori stranieri.

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