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Latte in polvere. Lo scontro tra Italia e Unione Europea

L’Unione Europea ha diffidato l’Italia dal mantenere in vigore la legge che vieta l’utilizzo di latte in polvere per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari. Un diktat contro una normativa in vigore da oltre quarant’anni che ha suscitato la durissima reazione della Coldiretti e del Ministro Martina.

Dall’11 aprile 1974 (Legge nazionale numero 138, comma C dell’articolo 1) è ufficialmente vietato in Italia preparare formaggi e yogurt utilizzando latte in polvere. Una pratica – quella dell’utilizzo del latte in polvere – che permette di risparmiare ma a scapito della qualità: con un chilo di polvere di latte (che costa 2 euro) si possono produrre fino a 10 litri di latte o 15 mozzarelle o 64 vasetti di yogurt, ma ovviamente manca quel sapore distintivo che può esserci solo utilizzando il latte fresco di un determinato territorio. Il 28 maggio 2015 la Commissione Ue ha inviato al governo italiano una “lettera di messa in mora”, che è il primo passo con cui viene contestata a un Paese la presunta violazione di norme europee: la legge 138 del 1974 che vieta l’utilizzo di latte in polvere è considerata un ostacolo alla libera concorrenza e circolazione delle merci, dato che nel resto dell’Unione Europea è consentito (ed è pratica comune) produrre yogurt e formaggi con il latte in polvere. All’Italia vengono dati due mesi dalla notifica (dunque fino a fine luglio) per rispondere alle contestazioni.

 

Se la risposta dell’Italia non dovesse essere ritenuta adeguata e se il nostro Paese decidesse comunque di non seguire le direttive Ue, la questione finirebbe in mano alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee; se la Corte di Giustizia dà ragione alla Commissione Ue o l’Italia si adegua o scatta la fase finale della procedura di infrazione con multa in denaro. È importante comunque ricordare che la controversia non riguarda i nostri grandi formaggi Dop come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, che devono naturalmente rispettare dei Disciplinari di Produzione che escludono l’utilizzo di latte in polvere. La questione riguarda tutti i prodotti che non sono Dop, Igp o Stg e che quindi non hanno un Disciplinare di produzione: in tutti i questi casi è stato finora in Italia vietato utilizzare latte in polvere, mentre se dovesse prevalere la posizione della Commissione Ue si potranno produrre in Italia formaggi e yogurt (non a denominazione d’origine) fatti con latte in polvere.

 

Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina ha dichiarato che “non faremo passi indietro, difenderemo il modello della nostra agricoltura che si basa sulla distintività, vero punto di forza che sarà il nostro mantra”. Mentre la Coldiretti ha rilasciato questo durissimo comunicato stampa: “siamo di fronte ad un caso di alto tradimento del Made in Italy da parte di una associazione che ha agito contro gli interessi dell’Italia, dell’agroalimentare nazionale e forse di parte dei suoi associati impegnati nel garantire la qualità e la tipicità della produzione lattiero casearia tricolore. Secondo indiscrezioni a sollecitare la diffida della Commissione Europea nei confronti dell’Italia sarebbe stata infatti l’associazione delle Industrie lattiero casearie (Assolatte). Un sospetto che è stato confermato parzialmente dal Commissario europeo Phil Hogan, che ha parlato di una reazione comunitaria alla protesta di un produttore italiano nel corso dell’audizione alle Commissioni Agricoltura. Quelli che chiedono all’Unione Europea di produrre il ‘formaggio con la polvere’ sono gli stessi che sottopagano il latte agli allevatori italiani con prezzi che non coprono neanche i costi dell’alimentazione del bestiame. Una manovra che fa comodo a chi vuol continuare ad importare prodotti dall’estero da spacciare come Made in Italy per la mancanza di un adeguato sistema di etichettatura sull’origine dei prodotti lattiero caseari. Il risultato è che dall’inizio della crisi hanno chiuso in Italia oltre diecimila stalle da latte con la perdita di posti di lavoro e di reddito ma anche di un ruolo insostituibile di presidio del territorio. L’Italia grazie alla tutela della legge nazionale ha conquistato un primato internazionale nella qualità e nella varietà della produzione di formaggi con oltre 400 diversi tipi censiti a livello territoriale, che lo scellerato comportamento delle lobby industriali rischia ora di far crollare. Inoltre si danneggiano i consumatori italiani con l’offerta di prodotti di basso standard qualitativo con effetti sul piano economico, occupazionale ed ambientale”.

 

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