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Accordo Ceta Ue Canada. Che cosa cambia nel settore agroalimentare

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Entra in vigore provvisoriamente dal 21 settembre 2017, in attesa dell’approvazione da parte di tutti i Paesi Ue, il Ceta, accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Che cosa cambia nel settore agroalimentare?

Il Ceta (Comprehensive and economic trade agreement), dopo una lunga negoziazione da parte dell’Unione Europea, è stato approvato dal Parlamento Ue il 15 febbraio 2017, ed entra in applicazione provvisoria dal 21 settembre 2017. Sarà poi in piena validità e applicazione quando tutti i 28 parlamenti dei Paesi Ue l’avranno approvato. Il Ddl di ratifica del Ceta in Italia ha incassato il primo sì in Commissione Esteri del Senato il 27 giugno, con il sostegno di Pd, Alfano e Forza Italia, e con l’opposizione di M5S, Sinistra Italiana e Lega. Forte contrarietà è arrivata da parte della Coldiretti e da parte di molti consorzi e associazioni di categoria, ma non tutti. Tra gli altri, tre dei più importanti consorzi agroalimentari italiani – Consorzio Parmigiano Reggiano, Consorzio Grana Padano, Consorzio Prosciutto di Parma – hanno espresso soddisfazione per il trattato Ceta.

Che cosa cambia nel settore agricolo e agroalimentare con il Ceta? Il trattato (qui il testo completo, qui un’introduzione in italiano capitolo per capitolo) è un documento di quasi 1600 pagine, che nasce con l’obiettivo di migliorare l’interscambio di beni e servizi tra Unione Europea e Canada, analogamente a quello che avrebbe dovuto essere – tra Europa e Stati Uniti – il famoso Ttip, trattato emblema della globalizzazione economica che però poi non è entrato in vigore. Le principali novità introdotte dal Ceta in ambito agroalimentare sono due: l’eliminazione dei dazi per molti prodotti e il riconoscimento e la tutela delle certificazioni e denominazioni per un’ampia gamma di alimenti.

Il primo punto (eliminazioni dei dazi per molti prodotti) comporta l’estensione delle quote di importazione esenti da diritti di dogana per molti prodotti agroalimentari in arrivo dal Canada. In particolare: per i bovini si sale si sale a 60.788 tonnellate contro le 7.640 di oggi, per i maiali si passa da 12.500 a 75.000 tonnellate, per il mais da 1.333 a 8.000 tonnellate, per il grano si sale da 38.853 a 100.000 tonnellate. Come contropartita l’Europa ottiene un significativo aumento della sua quota esente da dazi di export di formaggi verso il Canada, che sale da 2.950 a 18.500 tonnellate all’anno. Inoltre il Ceta vincola il Canada a riconoscere e a tutelare 145 marchi europei che proteggono 173 prodotti alimentari, un’evoluzione certamente insufficiente a rappresentare le oltre 1.500 Igp europee ma che segna in ogni caso un passo in avanti nella lotta alla contraffazione e anche all’Italian Sounding. Grazie al Ceta, per esempio, le imitazioni del Parmigiano Reggiano sul mercato canadese (“Parmesan” e simili) dovranno avere indicazioni chiare in etichetta per consentire ai consumatori di distinguerle dall’originale Made in Italy, e lo stesso vale per il Grana Padano, per il Prosciutto di Parma (che è stato finora fortemente penalizzato in Canada), e nel complesso per quarantuno grandi marchi italiani sul totale di 145 marchi Ue che ottengono riconoscimento.

Non stupisce dunque che Consorzi come quello del Parmigiano Reggiano, del Grana Padano e del Prosciutto di Parma abbiano espresso apprezzamento per il Ceta. Come – viceversa – non stupisce che il Ceta sia avversato dai produttori europei che si sentono minacciati dall’eliminazione dei dazi sull’import di prodotti canadesi (in particolare, in Italia, c’è una diffusa preoccupazione per i produttori di grano, preoccupazione comunque non condivisa da tutti). C’è poi un vasto fronte di protesta contro presunti rischi di sicurezza alimentari legati al Ceta, che consentirebbe per i prodotti alimentari canadesi venduti in Europa un’esenzione dalle norme europee e dei diversi Paesi europee che non sono in vigore in Canada. Per esempio Matteo Salvini ha dichiarato che il Ceta “ prevede, tra le altre cose, che sulle nostre tavole arrivi il grano canadese che è trattato con la vomitossina […] e il glifosate, che è un diserbante vietato in Italia […]. Noi togliamo qualsiasi protezione, qualsiasi barriera all’arrivo di grano tossico che in Canada è permesso e in Italia no. Questo riguarda la carne agli ormoni, la carne di bisonte, la carne di suino: si toglie qualsiasi protezione, qualsiasi barriera da qualsiasi prodotto che arriva da Oltreoceano”. In realtà, come è stato fatto notare da alcuni analisti (si veda per esempio il fat-checking de lavoce.info), nello strumento interpretativo comune si precisa che “il Ceta non indebolirà le norme e le regolamentazioni rispettive concernenti la sicurezza degli alimenti, la sicurezza dei prodotti, la protezione dei consumatori, la salute, l’ambiente o la protezione del lavoro. Le merci importate, i prestatori di servizi e gli investitori devono continuare a rispettare i requisiti nazionali, compresi norme e regolamentazioni”. Dunque ogni Paese Ue potrà continuare a far valere le proprie regole sulla sicurezza alimentare anche per i prodotti importati dal Canada in regime Ceta. E questo vale, naturalmente, anche per Ogm, carni agli ormoni, e simili.

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