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Mucca pazza. Cosa cambia nei controlli dopo il nuovo caso in Francia

 

È stato confermato il 24 marzo un caso di Mucca Pazza in Francia, con la morte per Bse di una mucca nelle Ardenne. Cambia qualcosa ora sul fronte delle normative e dei controlli?

La BSE – Bovine Spongiform Encephalopathy, nota come “morbo della mucca pazza”, è stata negli anni Novanta e all’inizio degli anni Duemila la più importante minaccia alla sicurezza alimentare in Europa. Diagnosticata per la prima volta nel Regno Unito nel 1986 e inizialmente considerata una patologia specifica della specie bovina, la Bse ha poi colpito in alcuni casi (rari) anche l’uomo, (122 casi accertati in tutta Europa in oltre vent’anni, solo uno in Italia). La più importante normativa europea per contrastare il pericolo Bse è il Regolamento comunitario 999/2001 del 22 maggio 2001, che tra le altre cose ha tolto dal commercio alcuni classici della cucina a base dei carne bovina, come la fiorentina, la pajata e la cervella.

Negli anni l’emergenza è rientrata e i casi di mucca pazza sono diventati sempre più rari. Tra i bovini non si registrano casi di mucca pazza in Italia dal 2009, e oggi l’Italia è nel novero dei Paesi con la qualifica sanitaria migliore per la Bse (“rischio trascurabile”). Dal 2008 è tornata in commercio la fiorentina, e nel 2015 (con via libera dell’Unione Europea il 17 marzo e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 16 luglio) è tornata sulle tavole la pajata, mentre rimane il divieto per la cervella.

In Francia l’ultimo caso di Bse era stato nel 2011, e nel maggio del 2015 era arrivato dall’Oms il riconoscimento dello status di “rischio trascurabile” anche per la Francia. Ora – il 24 marzo 2016 – è arrivata la conferma ufficiale di un nuovo caso di mucca pazza nelle Ardenne, con la morte prematura in un allevamento di una mucca di cinque anni.

Cambia qualcosa sul fronte delle normative? In Francia si stanno studiando misure di sicurezza più restrittive, mentre a livello europeo e in Italia non dovrebbe cambiare nulla perché le autorità sanitarie ritengono che non ci sia alcun rischio. Il solo intervento nel nostro Paese – dopo il caso francese di mucca pazza – è da parte della Regione Piemonte, che ha annunciato l’introduzione di misure più restrittive per la macellazione, precisando comunque in una nota che “in Piemonte il rispetto dei severi standard previsti per la produzione di farine proteiche destinate all’alimentazione animale ed una costante sorveglianza da parte dei servizi veterinari negli allevamenti e nei macelli, forniscono già un elevato livello di sicurezza degli alimenti e di tutela dei consumatori”.

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