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“The Extraordinary Italian Taste. Un nuovo marchio contro l’Italian Sounding”

Si chiama “The Extraordinary Italian Taste”, è rappresentato visivamente dall’immagine di una bandiera italiana con tre onde, ed è il nuovo brand presentato dal Ministro Maurizio Martina a Expo Milano 2015. Una sorta di marchio e segno distintivo per le produzioni agroalimentari italiane che dovrebbe servire soprattutto sui mercati esteri per contrastare l’Italian Sounding e per rilanciare l’export.

Complessivamente nel mondo l’Italian Sounding – cioè la contraffazione dei porodotti alimentari italiani, la vendita di cibi e bevande con marchi e “atmosfere” dalle sonorità italiane ma senza alcun legame con l’Italia (Parmesan, Regianito, Parma Salami, Mortadela, Chapaghetti, Provolone del Wisconsin,…) – ha un fatturato annuo di circa 60 miliardi. Da anni si discute su come combattere questo fenomeno, senza che si sia mai arrivati a risultati concreti.

 

Una novità interessante su questo fronte arriva ora dal governo italiano, che ha lanciato un  nuovo marchio – The Extraordinary Italian Taste – che dovrebbe servire a rappresentare e a raccontare al meglio il Made in Italy agroalimentare sui mercati esteri. Il brand è stato presentato al Teatro della Biodiversità di Expo Milano 2015 dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina, dal Vice Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, e dal Presidente dell’ICE – Istituto per il Commercio Estero Riccardo Monti. Il logo sarà utilizzato nelle fiere internazionali, nei punti di vendita della grande distribuzione estera, e in campagne pubblicitarie, mentre per il momento non è prevista una sua utilizzazione sulle confezioni dei singoli prodotti alimentari. L’operazione dovrebbe servire quindi, per il momento, non a distinguere i singoli prodotti tra italiani e non italiani ma a porre all’attenzione dell’opinione pubblica dei molti Paesi che importano i nostri prodotti l’esistenza di una distinzione fondamentale tra vero Made in Italy e Italian Sounding.

 

Il Ministro Maurizio Martina ha spiegato il progetto in questi termini: “si tratta in sostanza di un’operazione di sistema paese, che consentirà all’Italia di recuperare terreno rispetto a Paesi concorrenti che già adottano marchi di questo tipo con successo. Così si punta a rafforzare le azioni realizzate da enti pubblici o aziende private sui mercati esteri, come ad esempio Stati Uniti, Canada, Brasile, Russia, India, Cina, Europa, Turchia e Australia. Il segno unico è rappresentato da una bandiera italiana con tre onde che richiamano il concetto di crescita e di sviluppo e dalla scritta “THE EXTRAORDINARY ITALIAN TASTE”. Il marchio si inserisce nel più ampio piano straordinario di internazionalizzazione del Made in Italy, messo a punto in collaborazione dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero delle politiche agricole e dall’Ice e ne costituisce uno degli aspetti più importanti. Da oggi l’agroalimentare italiano sarà più forte e più riconoscibile sui mercati internazionali. Partiamo da Expo Milano 2015 per sfruttare questa straordinaria occasione di visibilità e proseguiremo con le azioni previste dal nostro piano di internazionalizzazione sui mercati strategici. Nei prossimi tre anni investiremo oltre 70 milioni di euro per la promozione, imparando a fare squadra e a non disperdere in mille rivoli le risorse. Con il segno unico distintivo vogliamo fare un’operazione di riconoscibilità, creare un filo conduttore che leghi tutte le attività di promozione del vero prodotto italiano sullo scenario internazionale. Il nostro obiettivo è essere al fianco delle imprese che in questi anni hanno messo in campo energie, capacità di fare, passione, aziende che hanno consentito all’Italia di registrare una crescita del 70% dell’export agroalimentare negli ultimi 10 anni. Abbiamo chiuso il 2014 con 34,4 miliardi di euro, nel primo trimestre del 2015 siamo a oltre 8,7 miliardi di euro e il nostro obiettivo è arrivare a 36 miliardi a fine anno. Anche sfruttando bene l’Esposizione Universale di Milano possiamo farcela e puntare all’obiettivo di quota 50 miliardi di export nel 2020″.

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