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Falsi Brunello e Chianti. Sequestrate 30.000 bottiglie in Toscana

falsi Brunello e Chianti

I carabinieri del reparto operativo di Siena hanno sequestrato oltre 30.000 bottiglie di vino etichettate per la gran parte come Brunello di Montalcino e Chianti ma prodotti in realtà con altre uve e senza rispettare il disciplinare dei Consorzi di tutela. Nell’ultimo anno sono stati sequestrati in Italia vini e alcolici adulterati o contraffatti per un valore di 31 milioni di euro.

 

 

 

L’Italia è il primo Paese produttore ed esportatore di vini al mondo. L’export dei vini italiani è in crescita, soprattutto sul fronte del mercato statunitense e del mercato cinese, e ha toccato per la prima volta nel 2013 la cifra record di 5 miliardi (la prima regione esportatrice di vino è il Veneto). Ma il fenomeno del falso Made in Italy interessa anche la filiera del vino (d’altronde fa riflettere l’aumento del 58% dell’import di vino extra Ue in Italia nell’ultimo anno…). Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti dall’inizio della Crisi ad oggi (dalla fine al 2007 alla fine del 2013) le bottiglie di vino sequestrate perché falsificate o adulterate sono aumentate in Italia del 102% in valore, e nel solo anno 2013 i Nas hanno sequestrato bottiglie di vino per un valore di 31 milioni di euro, con 267 persone segnalate alle autorità amministrative, 51 persone segnalate alle autorità giudiziarie e 15 persone arrestate.

 

 

Uno dei vini italiani più prestigiosi e più conosciuti nel mondo è il Brunello di Montalcino, con numeri sempre più importanti (dati Coldiretti): nel 2013 la produzione di Brunello è arrivata a 8,1 milioni di bottiglie per un fatturato di 165 milioni di euro, con la quota destinata all’export che è salita al 67%. Due bottiglie di Brunello di Montalcino su tre finiscono dunque sui mercati esteri, per il 28% negli Usa, per il 15% sui mercati asiatici, per il 10% in Centro America (Brasile, Messico, Panama, Venezuela e altri), e per il restante 47% in Europa. Inoltre nel paese di Montalcino il giro d’affari del settore enoturistico (ristoranti, alberghi, enoteche) oltrepassa i 30 milioni e nel 2013 è cresciuto del 5% rispetto al 2012.


E’ quindi particolarmente grave che ad essere etichettati e venduti come Brunello di Montalcino siano vini che non rispettano il disciplinare di produzione e provengono da altre uve meno nobili, in un Paese come l’Italia,che ha il record di prodotti alimentari certificati (Dop, Igp, Stg) e che dovrebbe puntare sulla qualità dei suoi prodotti (sono 521 i vini italiani a denominazione d’origine, con 330 Doc, 118 Igt e 73 Docg, per usare le denominazioni tradizionali; per essere più precisi ricordiamo che Dop, Igp e Stg dal 2009 servono per classificare, oltre agli alimenti, anche i vini: Igp sono gli ex Igt e Dop sono gli ex Doc e Docg). I carabinieri del reparto operativo di Siena – a seguito di un’indagine che ha riguardato cantine, centri d’imbottigliamento, supermercati ed enoteche in Toscana, Umbria, Liguria e Lazio – hanno sequestrato oltre 30.000 bottiglie di vino falsificate, quasi tutte etichettate come Brunello di Montalcino e Chianti.

 

I produttori del Consorzio del Brunello di Montalcino hanno subito chiarito di essere delle vittime e che si costituiranno parte civile. A questo proposito il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci ha dichiarato: “anche se le indagini sono ancora in corso mi sento di affermare senza alcun dubbio che i produttori e tutto il territorio montalcinese sono vittima di una frode gravissima, frode che non deve tuttavia lasciare alcuna ombra sulla nostra Docg. Da anni attraverso la tracciabilità di ogni singola bottiglia e di periodici ed intensi controlli su tutta la filiera abbiamo fatto in modo che il consumatore e gli appassionati venissero sempre più tutelati. Il sequestro delle bottiglie non deve assolutamente far passare in secondo ciò. Come ogni grande griffe internazionale siamo vittime naturali di tentativi di contraffazione. Siamo grati anzi all’autorità inquirente che con la sua attività ha fatto emergere questo tipo di comportamento delinquenziale che getta cattiva luce su sistema che invece è conosciuto a livello internazionale per la sua serietà e capacità di garantire elevatissimi controlli di qualità. Ovviamente, interpretando il sentimento di tutti i produttori ci costituiremo immediatamente parte civile verso chi ha condotto questa truffa. E’ emerso in modo evidente ed inequivocabile la totale estraneità dei produttori e del territorio. Tutta la vicenda si è svolta lontano da Montalcino ed ha visto protagonisti personaggi che nulla hanno a che vedere con il mondo del vino ed il territorio della Docg. E’ stata messa in piedi una filiera con l’obiettivo di sfruttare in modo fraudolento la fiducia creata in questi decenni da chi ha puntato molto sulla qualità e trasparenza. Persino l’etichetta del vino messo in commercio è di pura fantasia così come è stato inventato di sana pianta il nome dell’azienda che ovviamente non ha nessun legame con il territorio. La vicenda danneggia non solo noi come grande marchio internazionale del vino, ma tutta la produzione italiana di qualità”.


Secondo il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina “il gioco di squadra nella lotta alla contraffazione si rivela ancora una volta la strategia vincente per tutelare le eccellenze del nostro patrimonio agroalimentare, di cui il vino è uno dei principali simboli. L’Italia è prima in Europa per i controlli nel settore, solo nel 2013 ne sono stati effettuati quasi 130mila. Dobbiamo continuare a lavorare su questa strada con la massima attenzione per difendere le nostre produzioni da tutti gli illeciti che danneggiano il Made in Italy”.

 

Durissime le dichiarazioni del Presidente della Cia Toscana Luca Brunelli: “c’è bisogno di tolleranza zero, di leggi ancora più severe in linea con il resto d’Europa contro tutti coloro che compiono truffe al nostro patrimonio agroalimentare di eccellenza. Così come è necessario continuare a contrastare frodi come quelle venute alla luce oggi, che vedono contraffazioni di Brunello di Montalcino, di Chianti e di altre Docg, e rappresentano un danno di immagine ed economico assoluto per la nostra agricoltura, un danno che le nostre aziende agricole corrette e professionali non si possono permettere di subire; un danno nei confronti dei consumatori di tutto il mondo che amano i nostri vini e le nostre produzioni. Anche questa volta il nome di Montalcino e delle sue aziende agricole viene infangato da chi con Montalcino non ha niente a che vedere. È l’ora di finirla con tutte le iniziative, che anche in maniera fraudolenta, si vogliono appropriare dell’immagine e del valore del made in Italy e del made in Tuscany. A finire nel mirino di falsi e tarocchi sono sempre più spesso i prodotti di qualità regolamentata, come le denominazioni di origine, che dovrebbero offrire un’assoluta garanzia di sicurezza alimentare, criterio al primo posto nelle scelte di consumo per otto italiani su dieci“.

 

(Luigi Torriani)

 

 

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