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Anguilla. Il progetto Lifeel per tutelare la specie

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Anguilla: un pesce straordinario che è oggi a rischio estinzione. Per tutelare la specie nel bacino del fiume Po è partito il progetto Lifeel, co-finanziato dall’Unione Europea.

 

Tra gli anni Settanta e oggi la popolazione dell’anguilla europea è diminuita del 99%. Un dato impressionante, che è legato soltanto in minima parte all’utilizzo di questo pesce in cucina. L’anguilla – pesce prelibatissimo e ottimo in brodetto, fritto, alla brace o in carpione – è venduta infatti nelle pescherie a un prezzo medio di 40 euro al chilo e oltre, ha un gusto particolare e non ha certo i problemi di eccesso nei consumi di massa che ha – per il esempio – il tonno ( a parte singoli – importanti – eventi gastronomici dedicati all’anguilla, come la Sagra di Comacchio). Le cause della decimazione delle anguille negli ultimi decenni sono legate all’inquinamento da agenti chimici (che crea problemi agli organi sessuali dell’animale), all’inquinamento da cocaina nei fiumi (che danneggia il cervello e crea problemi di locomozione all’animale), alla diffusione eccessiva di specie come le nutrie e i pesci siluri (che si cibano di anguille), e alle turbine degli impianti idroelettrici, che possono mutilare, ferire o uccidere le anguille, e ad altre barriere artificiali che bloccano la migrazione della anguille.

Per salvare le anguille è partito ora, nel 2021, il progetto Lifeel, che ha lo scopo di dare “sostegno al patrimonio di biodiversità del bacino del Fiume Po attraverso la conservazione dell’anguilla europea (Anguilla anguilla), una delle specie più emblematiche per il bacino del fiume Po e per tutta Europa”, e che verrà portato avanti a breve anche in Grecia (sul fiume Nesto). Il progetto Lifeel intende innanzitutto realizzare un piano di deframmentazione fluviale, creando corridoi ecologici che consentano all’anguilla di migrare in sicurezza sia in risalita che in discesa (le anguille nascono nel mar dei Sargassi, migrano verso le coste europee, risalgono in fiumi e laghi, poi ritornano al Mar dei Sargassi e si riproducono prima di morire). In secondo luogo – oltre al rilascio annuale di anguille argentine, selezionate come “più promettenti” riproduttori – il progetto Lifeel intende realizzare un ampio programma di riproduzione e allevamento delle anguille in cattività, progetto già in fase di avviamento da dieci anni presso il Centro di Ricerca Universitario di Bologna – Cesenatico. In passato, storicamente, i tentativi di allevare anguille non sono mai andati a buon fine (celebre per esempio è il tentativo che fu fatto negli anni ’70 in provincia di Brescia, che portò alla sostituzione – dopo poco – delle anguille con gli storioni), ma gli ottimi risultati registrati di recente a Cesenatico fanno ben sperare e consentono di guardare con ottimismo al futuro dell’anguilla europea.

Il progetto Lifeel, per salvare le anguille, è stato già finanziato, ad aprile 2021, con 5,5 milioni di euro, il 57% dei quali stanziati dall’Unione Europea, e il resto erogati da Enel, Fondazione Cariplo, Tiu e Associazione italiana pesca sportiva e ricreativa. Capofila del progetto è la Regione Lombardia, in partnership con la Regione Emilia Romagna, con il Parco del Ticino, con il Parco del Delta del Po Veneto, con il Parco del Delta del Po Emilia Romagna, con l’Università di Bologna, con l’Università di Ferrara, con Graia e con il Ministero dell’Agricoltura della Grecia.

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