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Proteste #ioapro contro il Dpcm. Poche le adesioni

Proteste #ioapro contro il Dpcm Proteste #ioapro contro il Dpcm

Proteste #ioapro contro il Dpcm: l’iniziativa di baristi e ristoratori, prevista per il 15 gennaio e per i giorni successivi, ha raccolto poche adesioni.

 

Anche il Dpcm del 16 gennaio ha confermato la linea dura anti-Covid del Governo Conte contro bar e ristoranti, che nelle zone rosse e arancioni sono chiusi e nelle zone gialle possono restare aperti aperti soltanto dalle ore 5 alle ore 18. Continuano ad essere consentiti l’asporto e le consegne a domicilio, che però coprono in media soltanto il 20% del fatturato. Nel complesso i bar e ristoranti italiani – nel 2020 – hanno perso il 37% (ovvero 27 miliardi di euro) rispetto al 2019, e nel 2021 la situazione – dato il permanere della pandemia e delle severe regole di contrasto – non sta migliorando.

In questo difficile contesto nasce l’iniziativa #ioapro, portata avanti e promossa da alcuni esercenti “ribelli”, che hanno proposto a tutti i baristi e ristoratori italiani di aprire i propri locali – il 15 gennaio e nei giorni successivi – in segno di protesta contro le stringenti regole vigenti e per richiamare l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica sulla drammatica situazione del settore. Inizialmente i promotori delle proteste #ioapro hanno parlato di un numero di adesioni comprese tra le 20mila e le 30mila, ma i numeri sono stati di fatto notevolmente inferiori, con una scarsa partecipazione in tutta Italia, anche per via del mancato sostegno da parte delle maggiori associazioni di categoria, come Confcommercio e Confesercenti, che hanno criticato l’iniziativa.

Per fare alcuni esempi, tra i tanti: in provincia di Sondrio risultano aver aderito ufficialmente soltanto due strutture, in centro a Como solo un locale, pochi a Bologna, pochi nel Polesine, pochi in Sardegna, pochi in Liguria, pochi a Napoli, solo un locale a Genova, pochi a Parma, pochi in tutta la Romagna, e così via. Scorrendo le notizie dei vari quotidiani locali, in tutta Italia, si osserva un andamento simile, con numeri molto bassi. Non ci sono ufficialmente dei dati precisi, peraltro, ma i dati diffusi dall’app finanziaria Revolut non registrano “picchi significativi delle transazioni” con carte di credito e bancomat il 15 gennaio, confermando la sensazione che le proteste #ioapro non abbiano avuto il successo auspicato dagli organizzatori. Resta comunque aperto il problema di come aiutare veramente un settore – quello dei bar e ristoranti – che nel 2019, prima del Covid, aveva fatturato 74 miliardi e che rappresenta un comparto strategico e imprescindibile dell’economia italiana, un comparto che le istituzioni non possono in alcun modo pensare di abbandonare al suo destino.

 

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