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Filiera agroalimentare italiana. Vale il 25% del Pil

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Filiera agroalimentare italiana: il settore food & beverage è sempre più strategico per l’economia italiana, e rappresenta oggi il 25% del Pil del Paese.

 

I dati pubblicati dalla Coldiretti a dicembre 2019 fotografano il quadro di un settore – quello agroalimentare nel suo complesso (dai campi agli scaffali di negozi e supermercati fino alla ristorazione ) – che dà lavoro a oltre 3,8 milioni di persone, e che vale più di 538 miliardi di euro, cifra che corrisponde al 25% del Pil italiano. Un quarto della ricchezza generata in Italia, dunque, è legata alla produzione e vendita di cibi e bevande. Con un’importanza sempre più rilevante dell’export: nel 2019 le esportazioni di food & beverage italiano hanno raggiunto i 43,5 miliardi di euro, segnando un aumento del 4% rispetto al 2018, che già era stato un anno da record. Considerando inoltre che l’Italian Sounding e il falso Made in Italy sui mercati esteri valgono – secondo le stime della Coldiretti – oltre cento miliardi di euro, le potenzialità di ulteriore crescita sono certamente significative.

Ma per consentire alla filiera agroalimentare italiana di crescere ulteriormente è necessario agire su più fronti e in relazione a diverse problematiche logistiche, come ha spiegato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini: “oggi è fondamentale salvaguardare un settore – quello del food & beverage – che è innanzitutto imprescindibile per la sicurezza e la sovranità alimentare, soprattutto in un momento in cui il cibo è tornato strategico nelle relazioni internazionali, dagli accordi di libero scambio alle guerre commerciali come i dazi di Trump, la Brexit o l’embargo con la Russia. Ma per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve anche agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti sia tra Sud e Nord del Paese sia con il resto del mondo, per via aerea, marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. Sul fronte dei collegamenti siamo sicuramente carenti, e questa mancanza ogni anno rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export, danno al quale si aggiunge il maggior costo della ‘bolletta logistica’ legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci“.

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