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Settore suinicolo italiano. I dati 2019

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Settore suinicolo italiano: i dati diffusi ad aprile 2019 da Cia (Confederazione italiana agricoltori) segnalano una situazione preoccupante, con un calo dei consumi, una pesante contrazione dei prezzi e un peggioramento della redditività.

 

In Italia ci sono i salumi Dop più importanti del mondo, ma non sono sufficienti – anche per via della riduzione dei prezzi all’origine – per sostenere adeguatamente il settore suinicolo italiano nel suo complesso. Secondo i numeri pubblicati da Cia (Confederazione italiana agricoltori) in data 4 aprile 2019, la situazione non è positiva. Innanzitutto c’è un problema di riduzione dei consumi sul mercato interno: i consumi di carne di maiale in Italia sono scesi nell’ultimo anno (nel 2018 rispetto al 2017) del 5%. In secondo luogo c’è un aumento della concorrenza internazionale: il settore in Italia non cresce e il numero di capi è fermo a 8,4 milioni, mentre in Spagna negli ultimi quindici anni il numero di suini è raddoppiato, passando da venti a quaranta milioni. In terzo luogo ci sono delle criticità importanti – per il settore suinicolo italiano – sul fronte dei prezzi e della redditività (criticità analoghe a quelle subite – in un altro comparto dell’allevamento italiano – dai pastori sardi): il prezzo della carne suina in Italia è sceso a 1,1 euro al kg nel circuito Dop, con una riduzione del 26,5% rispetto al prezzo medio che c’era nel 2017, e la redditività dei suinicoltori è scesa del 24% a marzo 2019, assestandosi sui livelli minimi registrati dal 2013 a oggi.

Il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, ha commentato in questi termini i dati:in questo momento la filiera non riesce a valorizzare un prodotto Dop d’eccellenza come il suino pesante per la produzione dei prosciutti, e a pagare è sempre l’anello più debole della catena: l’allevatore. Non c’è un tema di sovrapproduzione, ma di strategia commerciale e di organizzazione della filiera. Gli allevatori hanno scelto di produrre puntando sulla qualità e stanno investendo per migliorare il benessere animale, ma con questi prezzi rischiano seriamente di vedere depauperato il loro patrimonio. È indispensabile invertire la tendenza al più presto, continuando a investire sulla qualità e sulla valorizzazione del nostro prodotto, soprattutto sui mercati esteri ancora poco esplorati“.

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