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Tartufi. L’Iva scende al 5%

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Tartufi: il Governo Conte ha abbassato l’aliquota iva al 5%. Dopo l’abbassamento – nel 2016 – dal 22 al 10%, scende dunque ulteriormente la tassazione sul pregiato tubero.

Il Governo Renzi, nel 2016, aveva ridotto l’aliquota iva sui tartufi dal 22 al 10% (norma divenuta operativa a partire dal primo gennaio del 2017). Ora, nella prima Legge di Bilancio del Governo Conte, è arrivata una nuova buona notizia per gli operatori di settore e per gli appassionati: l’Iva sui tartufi scende al 5%. La norma riguarda i tartufi freschi o refrigerati, mentre per i prodotti lavorati (creme e sughi a base di tartufo, olio tartufato) l’iva resta con aliquota al 10%.

Il team di lavoro che ha redatto la norma approvata poi dal governo è stato guidato dal professor Enrico Vidale dell’Università di Padova, che ha così commentato la riduzione delle tasse sui tartufi – una riduzione che dovrebbe avere una funzione antievasione e antielusione fiscale:oggi, nonostante l’obbligo di tracciabilità, l’80% della filiera viaggia in ‘nero’. Il settore vale più di mezzo miliardo di euro l’anno ma le cifre sono approssimative perché fino ad oggi il sommerso l’ha fatta da padrone. Con l’abbassamento dell’aliquota iva al 5% gli operatori di settore saranno incentivati a dichiarare correttamente quanto hanno guadagnato. E diminuirà il fenomeno che consiste nel vendere i tartufi italiani come made in Bulgaria o made in Romania pur di non pagare l’Iva da beni di lusso“.

Ma alla base della decisione del Governo Conte c’è anche – semplicemente – la necessità di adeguare la tassazione sui tartufi al livello degli altri Paesi europei, cosa che la Commissione Europea – su sollecitazione di alcuni europarlamentari italiani – aveva già chiesto all’Italia, come ha spiegato l’eurodeputato leghista Alberto Cirio, uno dei protagonisti della battaglia per abbassare l’iva sui tartufi: “con la fine dell’anno giunge all’epilogo finalmente anche la nostra battaglia per adeguare l’Iva italiana sul tartufo a quella degli altri Paesi europei. Si chiude un percorso cominciato due anni fa con una denuncia alla Commissione europea per quello che era, a tutti gli effetti, un autogol per uno dei prodotti-simbolo dell’enogastronomia italiana. L’Europa aveva accolto il nostro appello e minacciato una procedura d’infrazione nel caso in cui l’Italia non si fosse adeguata agli altri paesi Ue dove è possibile trovare il tartufo. Un primo risultato per la nostra battaglia era stato ottenuto due anni fa con l’abbassamento dell’Iva dal 22% al 10%, adesso finalmente si chiude il cerchio“.

 

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