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Orzo tostato. I dati su distribuzione e vendita in Italia

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Orzo tostato: com’è il mercato in Italia? Quali sono i dati su distribuzione e vendita? Quali sono le aziende leader di mercato?

L’orzo tostato è un classico surrogato del caffè, diffuso nell’alimentazione dei bambini e anche nelle abitudini degli adulti che non possono o non vogliono consumare caffeina. Le elaborazioni Beverfood su dati Iri segnalano per l’orzo tostato l’esistenza in Italia di un mercato da seguire con attenzione. Gli ultimi dati disponibili sono relativi ai primi dieci mesi del 2017 (gennaio-ottobre), periodo nel quale sono stati venduti in Italia – soltanto in ambito Gdo – circa 6,3 milioni di chili di orzo tostato, per un valore di 48,6 milioni di euro, con una prevalenza dell’orzo in versione solubile (69% del totale in valore), seguito dal macinato (19%) e dall’orzo tostato in capsule (12%). Considerando anche le vendite di orzo nei negozi tradizionali e nel canale Horeca (bar, ristoranti, mense, catering), arriviamo a un totale di circa 9 milioni di chili per un valore di 70 milioni (nei primi dieci mesi del 2017). Siamo ancora lontani dai numeri del caffè (6 kg a testa all’anno), ma potenzialmente il mercato dell’orzo può diventare sempre più interessante.

 

Quali sono i marchi e le aziende più importanti? Leader di mercato sono: Orzoro (di proprietà del Gruppo Nestlè); Crastan (che ha due stabilimenti in Toscana, ha un’ampia gamma di prodotti, e produce orzo sia per altri marchi sia con marchi propri, tra cui Crastan e Orzo Pupo); Orzobimbo (creato da Star ma oggi di proprietà del Gruppo Nutrition & Santè).

 

 

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