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Buoni pasto. Gare d’appalto ingiuste? Lo scontro tra Fipe e Consip

È scontro sui buoni pasto tra Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e Consip, la società concessionaria del Ministero dell’Economia: gli esercenti chiedono di regolamentare meglio le gare d’appalto per evitare di dover essere sempre loro a pagare gli sconti alla pubblica amministrazione.

Le ultime gare d’appalto chiuse da Consip per la fornitura di buoni pasto nella pubblica amministrazione si sono concluse con queste aziende aggiudicatrici: per il lotto 1 (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, massimale di fornitura 183 milioni di euro) e per il Lotto 3 (Lazio, massimale di fornitura 205 milioni di euro) a Qui!Group; per il Lotto 2 (Friuli, Veneto, Trentino, Emilia Romagna, Toscana, massimale 130 milioni di euro) e per il Lotto 7 (cd. lotto accessorio, massimale 93 milioni di euro) a Day Ristoservice; per il Lotto 4 (Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia, massimale 95 milioni di euro) e per il Lotto 5 (Campania e Molise, massimale 155 milioni di euro) a Repas Lunch Coupon; per il Lotto 6 (Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, massimale 139 milioni di euro) a Sodexo Motivation Solutions Italia.

Il criterio seguito da Consip nelle gare d’appalto è naturalmente quello più vantaggioso per la PA, ovvero quello dello sconto maggiore sul valore effettivo dei buoni pasto. Gli sconti ottenuti rispetto al valore nominale del buono pasto vanno dal 16,59% al 20,75%. Mediamente il risparmio annuo per la Pubblica Amministrazione è di circa 200 milioni (ci sono in circolazione buoni pasto per circa 1 miliardo e vengono pagati 800 miloni dalla PA).

Sì, ma a quale prezzo per gli esercenti (i titolari di bar e ristoranti)? Le commissioni per gli esercenti variano dall’1,80% al 5,32%, cui bisogna sommare gli ingenti costi di gestione in tempo e soldi (la fatturazione, la spedizione, il costo del Pos, e nel caso dei buoni elettronici la commissione per ogni transazione fino a 0,48 euro), e a cui bisogna sommare i cosiddetti “servizi aggiuntivi” (per un valore fino al 15%) che le società che hanno vinto le gare d’appalto scaricano sugli esercenti. Complessivamente – secondo la Fipe – gli esercenti arrivano a una commissione complessiva media sui buoni pasto che è intorno al 18%, cioè – in pratica – coprono interamente lo sconto che viene fatto alla Pubblica Amministrazione.

Una situazione insostenibile che il Vicepresidente di Fipe Aldo Cursano ha riassunto in questi termini: “il vecchio vizio di far pagare gli sconti agli esercenti non è ancora tramontato, nonostante le ripetute promesse. Quello che avevamo paventato a suo tempo si è rivelato profetico: la gara che ha chiuso Consip è stata aggiudicata con la logica del massimo ribasso, a tutto vantaggio di chi presenta lo sconto maggiore sul valore facciale del buono e a discapito dei pubblici esercizi, costretti a riconoscere commissioni sempre più alte. Infatti chi vince le gare con lo sconto più alto si rivale sugli esercenti imponendo i cosiddetti servizi aggiuntivi (nominalmente facoltativi, ma di fatto obbligatori, anche se il Tar Lazio, chiamato a giudicare sulla impugnativa della gara promossa da Fipe a tutela degli esercenti, non ci ha creduto) per un valore anche del 15%. In questo modo, lo sconto ottenuto da Consip viene pagato dagli esercenti e dai lavoratori che subiscono l’abbassamento inevitabile della qualità del loro pasto. Chiediamo a Governo e Parlamento di intervenire per regolamentare meglio queste gare d’appalto, allo scopo di evitare che siano gli esercenti a pagare di tasca propria gli sconti alla pubblica amministrazione”.

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