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Ministero dell’Agroalimentare. Cambia nome il dicastero delle Politiche Agricole

Cambia nome il MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che il governo Renzi trasforma in “Ministero dell’Agroalimentare”.

Il dicastero guidato dal ministro Maurizio Martina, che un anno fa abbiamo intervistato per Universofood, diventa “Ministero dell’Agroalimentare”. L’annuncio è arrivato direttamente dal premier Matteo Renzi, nell’ambito della presentazione – a Palazzo Chigi – dell’accordo tra il ministero e Banca Intesa per un credito di 6 miliardi in 3 anni a finanziamento di investimenti e occupazione. Quello che un tempo era il Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, ha cambiato nome più volte negli ultimi vent’anni: nel 1993, sotto il Governo Ciampi, diventa “Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali”; nel 1997 diventa “Ministero delle Politiche agricole”; nel 1999 la denominazione viene estesa in “Ministero delle politiche agricole e forestali”, e durante il secondo Governo Prodi – nel 2006 – assume la denominazione – rimasta intatta fino ad oggi – di “Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali”.

Ora il nuovo cambio di nome, nell’ambito della riforma Madia sulla semplificazione della Pubblica Amministrazione: il MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali assume la più semplice denominazione di Ministero dell’Agroalimentare. Secondo Matteo Renzi – a pochi mesi dal successo di Expo – cambiare nome al al dicastero contiene innanzitutto un “messaggio simbolico: che in Italia l’agricoltura e l’agroalimentare non sono il passato del paese ma la pagina più bella che scriveremo. Dobbiamo far tornare di moda tutto ciò che è agricoltura ed agroalimentare. Prendiamo un impegno ambizioso: l’export nell’agroalimentare è a 36 miliardi, è il record per l’Italia ma – anche se il ministro Martina mi odierà – è ancora poco, dobbiamo arrivare a 50 miliardi. Non è possibile che l’Italia con i numeri che ha non arrivi a quei livelli. Ci arriviamo, ci metteremo qualche anno ma ci arriviamo”. Anche alla Coldiretti il nuovo nome piace, e secondo il presidente Roberto Moncalvo il cambio di denominazione è “un passo simbolico importante per valorizzare i primati dell’agroalimentare Made in Italy”. E secondo il ministro Maurizio Martina “il passaggio al ministero dell’Agroalimentare è il nostro approdo naturale per valorizzare al massimo la spinta di Expo. Stiamo parlando di un lavoro strategico per il Paese e sono contento che il 2016 possa essere fino in fondo l’anno di questa svolta utile”.

 

Secondo il presidente di Confagricoltura Mario Guidi al “valore simbolico” del cambio di denominazione deve affiancarsi anche un cambiamento sostanziale:  “l fatto che il governo consideri  l’agroalimentare volàno di sviluppo dell’economia del Paese, prevedendo risorse importanti per il credito e per gli investimenti ed adeguando a questa visuale il dicastero deputato, ci trova pienamente favorevoli. Apprezziamo il cambio di passo che il premier Renzi ed il ministro Martina vogliono attuare, accogliendo in pieno le richieste di Confagricoltura. Rendere il Mipaaf un ‘ministero per l’Agroalimentare’  è una proposta che Confagricoltura aveva presentato nel 2013 in occasione della presentazione di uno studio sull’agronetwork realizzato con l’Università Luiss Guido Carli. Come avevamo sottolineato all’epoca, l’importante non sarà solo cambiare la denominazione, ma anche la fisionomia del dicastero, per farlo essere davvero un hub, un vero e proprio centro nevralgico per lo sviluppo dell’agroalimentare. Il ministero per l’Agroalimentare dovrà fare da “snodo”, permettendo di condividere le conoscenze, favorire la collaborazione tra imprese, coordinare i progetti territoriali, allocare correttamente le risorse sui fattori strategici, tagliare drasticamente la burocrazia. Le Regioni dovranno essere al servizio di questa strategia. Non possiamo più permetterci politiche agroalimentari non coordinate”.

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