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Grom non è un gelato “artigianale”. Vittoria del Codacons

A seguito di una diffida del Codacons, Grom ha eliminato dal sito internet e dalle pubblicità la dicitura “artigianale”. Un gelato industriale “di lusso”, dunque, ma che va distinto dai veri gelati artigianali.

Quella di Grom è la storia di un grande successo imprenditoriale italiano, celebrato in un celebre libro edito da Bompiani. Fondata da Guido Martinetti e Federico Grom, l’azienda parte nel 2003 come semplice gelateria a Torino. Oggi, a distanza di dodici anni, conta gelaterie in 32 città italiane e in 7 città all’estero (New York, Hollywood, Osaka, Dubai, Giacarta, Malibu, Parigi). Uno degli elementi che sta alla base del successo del brand è sicuramente l’utilizzo di ingredienti di qualità, con molte materie prime che sono presidio Slow Food, sono Bio, sono Dop o Igp, e non vengono addizionate con coloranti, conservanti ed emulsionanti.

 

Il Codacons ha tuttavia ritenuto inappropriato l’utilizzo del termine “artigianale” fatto da Grom in alcune pubblicità e sul sito internet. L’azienda, di fronte alla diffida del Codacons, ha eliminato il termine “artigianale” e ha diffuso questo comunicato: “A seguito di alcuni articoli pubblicati online, vogliamo precisare che Grom non si fregia affatto della dicitura di gelato artigianale, su cui – purtroppo – non vige alcuna normativa in materia. Definiamo il nostro gelato, da sempre, con il semplice claim ‘come una volta’, perché esattamente come nei tempi passati è prodotto senza ricorrere all’uso di coloranti, di emulsionanti e di aromi e, per questo, trae il suo gusto e il suo colore solo dalle materie prime impiegate (realizzate anch’esse dai nostri fornitori senza l’impiego di additivi) secondo la stagionalità e disponibilità”.

 

In realtà lo scontro con il Codacons c’è stato. In Italia non c’è effettivamente – al momento – nessuna definizione normativa di “gelato artigianale” e nessun disciplinare di produzione a cui richiamarsi, ma secondo il Codacons non ha senso definire “artigianale” – secondo l’uso corrente del termine – il gelato di Grom. Il legale del Codacons avvocato Enrico Venini ha spiegato che il gelato di Grom “non è artigianale per due motivi. Prima di tutto per le dimensioni dell’azienda, che essendo una Spa non è una ditta artigianale. In secondo luogo, fatto ancora più importante, è la stessa caratteristica del gelato: per essere artigianale dovrebbe essere prodotto in loco e dunque fresco, invece l’azienda prepara le miscele in un unico centro produttivo, in provincia di Torino, e da lì le smista ovunque, nei rivenditori italiani e all’estero fino a New York, Tokyo, Parigi, Osaka a Malibu. Le miscele vengono pastorizzate e congelate e in seguito, una volta che arrivano nei negozi, si procede al loro scongelamento e alla mantecazione“.

 

Nel frattempo Augusto Cestra, presidente di Confartigianato Gelatieri, ha annunciato che i gelatieri della Confartigianato si stanno mobilitando per l’introduzione in Italia di una normativa sul gelato artigianale, intraprendendo “un percorso normativo per la definizione di regole insieme ad altre associazioni del settore”. Al momento in Italia ci sono 39.000 punti vendita di gelati “artigianali”, con circa 90.000 addetti. Ma almeno finché rimarrà questo vuoto legislativo in materia, è evidente che una parte dei cosiddetti “gelati artigianali” venduti in piccole gelaterie non avranno sempre di fatto un’alta qualità delle materie prime e conterranno in certi casi conservanti, emulsionanti o coloranti. Accanto a molte gelaterie artigianali di altissima qualità ci sono e ci saranno certamente dei punti vendita che servono gelati che di “artigianale” hanno solo il nome. In questo senso i gelati di Grom – avendo ingredienti di buon livello – possono ben essere considerati gastronomicamente superiori ad alcuni gelati serviti in certe gelaterie locali. Il problema dei gelati di Grom sottolineato dal Codacons è che non sono freschi, sono miscele che vengono di fatto prodotte a livello industriale e vengono poi scongelate e mantecate, e in questo senso è ben difficile considerarli artigianali, pur essendo prodotti a partire da materie prime di qualità.

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