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Ocean 2012. I pesci a rischio estinzione

 

Se i limiti di cattura per il Mare del Nord (decisi dai ministri della pesca dell’UE per il 2011) sono superiori in media dell’11% rispetto a quelli raccomandati dal mondo scientifico, e i limiti per l’Irlanda e la Scozia occidentale superano del 42% le raccomandazioni scientifiche, ancora più folle è la situazione del Mediterraneo, con l’82% degli stock ittici che è sovrasfruttato. Ne sanno qualcosa i pescatori dell’Adriatico, mare che si sta sterilizzando, con parecchie specie ittiche ai minimi storici. L’allarme della coalizione internazionale Ocean2012 mette l’accento soprattutto su quattro specie, che sono ormai a rischio di estinzione: anguilla europea, storione, salmone selvaggio e merluzzo.

 

 

Ocean2012 è una coalizione internazionale che è costituita da più di 100 associazioni ambientaliste e gruppi di ricerca e che dal 2009 porta avanti una battaglia “per trasformare la politica europea della pesca“, fermando la pesca eccessiva, mettendo fine alle pratiche di pesca più invasive e distruttive e educando i cittadini alla scelta di specie ittiche in buona salute. Nel nuovo report Last Christmas, Ocean 2012 si sofferma in particolare su anguilla, storione, salmone e merluzzo. Tutti pesci che un tempo erano ingredienti base di piatti popolari e che oggi sul mercato hanno quotazioni per ricchi. È questo secondo Ocean2012 l’aspetto più eclatante e emblematico della drammaticità della situazione che stanno vivendo i nostri mari: “la scarsità di quello che una volta era pesce comune – alla base di molte ricette popolari e stagionali – sta facendo lievitare i prezzi in tutta Europa, oltre le possibilità economiche della gente“. Il che tra l’altro significa: “se cambiamo il destino degli stock ittici gestiti dall’Ue, potremo salvare per il futuro i nostri piatti tradizionali”. Altrimenti a breve dovremo scordarceli.

 

È sempre più preoccupante innanzitutto la situazione delle anguille europee, una situazione che secondo Ocean2012 richiederebbe “il fermo assoluto di tutta la pesca“. A fine 2010 l’Unione Europea, pressata dalla comunità scientifica e dalle associazioni ambientaliste, ha tentato di negoziare un divieto temporaneo di pesca sulle anguille, ma non è andato a buon fine, specialmente per l’opposizione della Francia, che rifornisce l’ampio e remunerativo mercato cinese con le anguille pescate nel Golfo di Biscaglia. Eppure un tempo l’anguilla era un pesce popolare, alla base di ricette tipiche non solo in Italia ma anche in Lituania, in Portogallo, in Germania (“Aalsuppe” di Amburgo) e in Inghilterra (le “anguille in gelatina” di Londra). Oggi l’anguilla è uno dei pesci più costosi, e le ceche – gli avannotti dell’anguilla – sono quasi sparite dal mercato.

Gravissima è la situazione dello storione atlantico, un tempo abbondante nelle acque europee e oggi quasi scomparso, insieme ai piatti tradizionali – ormai quasi estinti – che lo usavano come ingrediente di base (come lo storione cotto in panna acida, piatto natalizio polacco). Il merluzzo è in continua diminuzione, come è in continuo aumento il prezzo del baccalà, che un tempo non era certo tra i prodotti più costosi delle pescherie (ed è il cibo di magro per eccellenza nel film “Signori si nasce” con Totò e Peppino De Filippo). Il “taramosalàta”, in Grecia piatto tradizionale della Quaresima da secoli, viene oggi preparato non con le uova di merluzzo (sempre più rare e costose) ma con uova di carpa e colorante alimentare rosso. Male anche il salmone (quello selvaggio, non di allevamento), sempre meno frequente nelle acque europee e sempre più costoso. Eppure un tempo era talmente abbondante e popolare da essere chiamato in Germania “pesce pane“, e capitava che i camerieri chiedessero la garanzia contrattuale che non avrebbero dovuto mangiare salmone più di due volte alla settimana.

Come se ne esce? Questa la conclusione di Ocean2012: “i politici hanno la responsabilità di prendere le opportune decisioni affinché si fermi il sovrasfruttamento delle risorse; i cittadini hanno la responsabilità di scegliere ciò che mangiano e di incoraggiare e sostenere i loro politici a prendere delle decisioni corrette. Potete aiutarci a fermare la pesca eccessiva parlandone e tenendo alta l’attenzione su questo problema, agendo insieme a noi affinché si possa raggiungere l’obiettivo di garantire la salute dei nostri oceani e la sostenibilità della pesca. La Riforma della Politica Comune della Pesca (PCP) rappresenta un’opportunità cruciale per assicurare la sopravvivenza di molte specie e un futuro sostenibile e di lungo periodo per gli ecosistemi marini e gli stock ittici, tale da garantire il sostentamento di centinaia di migliaia di Europei”.

Spiega poi Serena Maso, coordinatrice del comparto italiano di Ocean2012, che comprende anche diverse associazioni tra le quali Mare Vivo e Lega Ambiente: “per limitare i danni basterebbe iniziare a mettere nelle ricette delle feste anche le specie che non sono minacciate. Il mercato ittico, purtroppo, è fortemente viziato e il consumatore è abituato a comprare solo i pesci più facili da preparare. Infatti, sulle 720 specie commestibili, soltanto il 10% arriva sui banchi alimentari. Le altre, come molti pesci azzurri, sono scartati soltanto perché sono più spinosi. In più, comperare questi pesci dimenticati conviene anche a livello economico, visto che costano molto meno, circa 6 euro al chilo contro i 30/40 di quelli più consumati. Del resto, comperare sempre le stesse specie non solo crea dei danni biologici irreversibili, ma fa lievitare di conseguenza anche i prezzi del mercato. Inoltre è bene controllare il codice Fao, il luogo di provenienza del pescato, preferendo le specie locali che incidono meno anche sui trasporti. È bene anche scegliere i pesci al momento giusto, ossia secondo la stagionalità. Tra le altre cose importanti da sapere è anche il metodo di pesca. Bisogna preferire quelli più selettivi e con meno impatto ambientale, ed evitare assolutamente le specie proibite. Ad esempio i datteri di mare, venduti spesso sottobanco e che per essere raccolti causano danni gravissimi alle rocce e alle scogliere. Noi non siamo assolutamente contro la pesca. Ma ci battiamo per favorire quella sostenibile, favorendo metodi e sistemi artigianali come la piccola pesca costiera. A causare i danni maggiori sono le flotte per la pesca oceanica, fatte da paesi come Usa, Cina e Giappone e alcune metodologie di pesca. Tra queste, quella fatta con le reti a strascico che raschiando il fondo del mare ha distrutto quasi tutte le praterie di poseidonie, fondamentali per la riproduzione marina, e desertificato gran parte dell’Adriatico. Oppure, ancora più grave, il continuo utilizzo nel sud Italia delle cosiddette spadare, muri di rete chiamate anche della morte perché insieme al pesce catturano anche delfini e tartarughe marine. Un metodo barbarico per il quale, nelle prossime settimane, l’Italia rischia di essere sanzionata per 120 milioni di euro dalla Commissione dell’Unione europea”.

Riguardo al consumo critico di pesce da tempo Slow Fish ha stilato e diffuso una serie di regole, che sono – in sintesi – le seguenti: pesci di stagione, non di allevamento intensivo, nostrani e di giusta taglia (non di età giovanile, non avannotti); evitare assolutamente salmone, tonno rosso, gamberi tropicali allevati, pesce spada, datteri di mare, bianchetti, e consumare con la massima moderazione cernia bruna e merluzzo. Circa i consigli del movimento Slow Food c’è tuttavia una puntualizzazione di Ocean2012, riguardante le acciughe: “una ricetta tradizionale della Liguria (Italia) che rischia di scomparire sono le cosiddette “Acciughe di Noli” o ciciarelli, che vengono fritte come i bianchetti e poi conservate in olio d’oliva e aceto. I ciciarelli vengono catturati da pescatori artigianali con il tradizionale metodo di pesca della rete a “sciabica”, ovvero due barche che lavorano insieme circondando il pesce con una rete a forma di ferro di cavallo. I ciciarelli sono attualmente al centro di una disputa sulla sostenibilità nata tra i funzionari di Bruxelles, i pescatori italiani e i rappresentanti regionali. Nonostante sia catalogato dal movimento Slow Food come prodotto regionale tradizionale, rappresentativo di uno stile di vita di antica tradizione, le ricette a base di acciughe di Noli potrebbero andare perse se la specie non sarà pescata in modo sostenibile”.

(Luigi Torriani)

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