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Pratiche sleali nell’agroalimentare. Il nuovo Decreto 2021

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Pratiche sleali nell’agroalimentare: è stato approvato in Consiglio dei Ministri e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale  il decreto legislativo di attuazione della direttiva europea che vieta le pratiche sleali nella della filiera agroalimentare.

 

Pubblichiamo per i lettori di Universofood il testo integrale con tutte le regole – in vigore dal 15 dicembre 2021 – per quanto concerne il contrasto alle pratiche nei rapporti commerciali tra le aziende agroalimentari e per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti agricoli (Decreto legislativo recante attuazione della Direttiva Ue 2019/633 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, nonché dell’Articolo 7 della Legge 22 aprile 2021, n. 53 in materia di commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari).

 

ART. 1 (Oggetto e ambito di applicazione)

  1. Il presente decreto reca disposizioni per la disciplina delle relazioni commerciali e
    per il contrasto delle pratiche commerciali sleali nelle relazioni tra acquirenti e
    fornitori di prodotti agricoli ed alimentari, definendo le pratiche commerciali vietate
    in quanto contrarie ai principi di buona fede e correttezza ed imposte unilateralmente
    da un contraente alla sua controparte, razionalizzando e rafforzando il quadro
    giuridico vigente nella direzione della maggiore tutela dei fornitori e degli operatori
    della filiera agricola e alimentare rispetto alle suddette pratiche.
  2. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle cessioni di prodotti agricoli
    ed alimentari, eseguite da fornitori che siano stabiliti nel territorio nazionale,
    indipendentemente dal fatturato dei fornitori e degli acquirenti.

  3. Il presente decreto non si applica ai contratti di cessione direttamente conclusi tra
    fornitori e consumatori.

  4. Le previsioni di cui agli articoli 3, 4, 5 e 7 del presente decreto costituiscono norme
    imperative e prevalgono sulle eventuali discipline di settore con esse contrastanti,
    qualunque sia la legge applicabile al contratto di cessione di prodotti agricoli e
    alimentari. È nulla qualunque pattuizione o clausola contrattuale contraria alle
    predette disposizioni. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto.

ART. 2 (Definizioni)

  1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) «accordo quadro»: il contratto quadro, l’accordo quadro o il contratto di base,
    conclusi anche a livello di centrali di acquisto, aventi ad oggetto la disciplina dei
    conseguenti contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari, tra cui le
    condizioni di compravendita, le caratteristiche dei prodotti, il listino prezzi, le
    prestazioni di servizi e le loro eventuali rideterminazioni. È fatta salva la
    definizione di contratto quadro di cui all’articolo 1, comma 1, lettera f) del decreto
    legislativo 27 maggio 2005, n. 102;
    b) «acquirente»: qualsiasi persona fisica o giuridica, indipendentemente dal luogo
    di stabilimento di tale persona, o qualsiasi autorità pubblica ricompresa
    nell’Unione europea che acquista prodotti agricoli e alimentari; il termine
    «acquirente» può includere un gruppo di tali persone fisiche e giuridiche;
    c) «autorità pubblica»: autorità nazionale, regionale o locale, organismo di diritto
    pubblico o associazione costituita da una o più di tali autorità o da uno o più di
    tali organismi di diritto pubblico;
    d) «consumatore»: la persona fisica che acquista i prodotti agricoli o alimentari per
    scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale eventualmente
    svolta;
    e) «contratti di cessione»: i contratti che hanno ad oggetto la cessione di prodotti
    agricoli ed alimentari, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore, delle
    cessioni con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito, nonché dei
    conferimenti di prodotti agricoli ed alimentari da parte di imprenditori agricoli e
    ittici a cooperative di cui essi sono soci o ad organizzazioni di produttori, ai sensi
    del decreto legislativo 27 maggio 2015, n. 102, di cui essi sono soci;
    f) «contratto di cessione con consegna pattuita su base periodica»: un accordo
    quadro, come definito alla lettera a), ovvero un contratto di fornitura con
    prestazioni periodiche o continuative;
    g) «Direttiva»: la direttiva (UE) 2019/633 del Parlamento europeo e del Consiglio del
    17 aprile 2019;
    h) «fatturato»: l’ammontare dei ricavi, come definiti all’articolo 85, comma 1 del
    decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, recante Testo
    unico delle imposte sui redditi (TUIR), o dei compensi derivanti dall’esercizio di
    arti o professioni, di cui all’articolo 54, comma 1 del medesimo TUIR;
    i) «fornitore»: qualsiasi produttore agricolo o persona fisica o giuridica che vende
    prodotti agricoli e alimentari, ivi incluso un gruppo di tali produttori agricoli o
    un gruppo di tali persone fisiche e giuridiche, come le organizzazioni di
    produttori, le società cooperative, le organizzazioni di fornitori e le associazioni
    di tali organizzazioni;
    j) «ICQRF»: Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e
    Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche
    agricole, alimentari e forestali;
    k) «interessi legali di mora»: interessi di mora ad un tasso che è pari al tasso di
    riferimento, come definito alla lettera o);
    l) «prodotti agricoli e alimentari»: i prodotti elencati nell’allegato I del Trattato sul
    funzionamento dell’Unione europea e i prodotti non elencati in tale allegato, ma
    trasformati per uso alimentare a partire dai prodotti elencati in tale allegato;
    m) «prodotti agricoli e alimentari deperibili»: i prodotti agricoli e alimentari che per
    loro natura o nella fase della loro trasformazione potrebbero diventare inadatti
    alla vendita entro 30 giorni dalla raccolta, produzione o trasformazione;
    n) «saggio degli interessi»: il tasso complessivo degli interessi da applicare
    all’importo dovuto, al netto delle maggiorazioni di legge;
    o) «tasso di riferimento»: il tasso di interesse, come definito dalla vigente normativa
    nazionale di recepimento delle direttive comunitarie in materia di lotta contro i
    ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, applicabile come di seguito
    indicato:

1) per il primo semestre dell’anno in questione è quello in vigore al 1° gennaio di
quell’anno;

2) per il secondo semestre dell’anno in questione è quello in vigore al 1° luglio di
quell’anno.

ART. 3 (Principi ed elementi essenziali dei contratti di cessione)

  1. I contratti di cessione devono essere informati a principi di trasparenza,
    correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, con
    riferimento ai beni forniti, cui attenersi prima, durante e dopo l’instaurazione
    della relazione commerciale.
  • I contratti di cessione sono conclusi obbligatoriamente mediante atto scritto
    stipulato prima della consegna dei prodotti ceduti ed indicano la durata, le
    quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, che può essere fisso o
    determinabile sulla base di criteri stabiliti nel contratto, le modalità di consegna e
    di pagamento.

  • L’obbligo della forma scritta può essere assolto con le seguenti forme equipollenti,
    a condizione che gli elementi contrattuali di cui ai commi 1 e 2 siano concordati
    tra acquirente e fornitore mediante un accordo quadro: documenti di trasporto o
    di consegna, fatture, ordini di acquisto con i quali l’acquirente commissiona la
    consegna dei prodotti.

  • La durata dei contratti di cessione non può essere inferiore a dodici mesi, salvo
    deroga motivata, anche in ragione della stagionalità dei prodotti oggetto di
    cessione, concordata dalle parti contraenti o risultante da un contratto stipulato
    con l’assistenza delle rispettive organizzazioni professionali maggiormente
    rappresentative a livello nazionale rappresentate in almeno cinque camere di
    commercio, industria, artigianato e agricoltura, ovvero nel Consiglio nazionale
    dell’economia e del lavoro, anche per il tramite delle loro articolazioni territoriali
    e di categoria. Nell’ipotesi in cui il contratto abbia una durata inferiore a quella
    minima, all’infuori delle deroghe espressamente ammesse dal presente comma,
    essa si considera comunque pari a dodici mesi. Il presente comma non si applica
    ai contratti di cessione ove la parte acquirente esercita l’attività di
    somministrazione di alimenti e bevande in un pubblico esercizio di cui all’articolo
    5 della legge 25 agosto 1991, n. 287.

  • Fermo restando quanto disposto dagli articoli 4 e 5, sono fatte salve le condizioni
    contrattuali, comprese quelle relative ai prezzi, definite nell’ambito di accordi
    quadro aventi ad oggetto la fornitura dei prodotti agricoli e alimentari stipulati
    dalle organizzazioni professionali maggiormente rappresentative a livello
    nazionale rappresentate in almeno cinque camere di commercio, industria,
    artigianato e agricoltura, ovvero nel Consiglio nazionale dell’economia e del
    lavoro, anche per il tramite delle loro articolazioni territoriali e di categoria. sono
    fatte salve le funzioni e le competenze dell’Autorità garante della concorrenza e
    del mercato ai sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287.

  • Nei contratti quadro conclusi con le centrali di acquisto devono essere indicati, in
    allegato, i nominativi degli associati che hanno conferito il mandato.

  • ART. 4 (Pratiche commerciali sleali vietate)

    1. Nelle relazioni commerciali tra operatori economici, ivi compresi i contratti di
      cessione, sono vietate le seguenti pratiche commerciali sleali:
      a) nei contratti di cessione con consegna pattuita su base periodica:
      1) il versamento del corrispettivo, da parte dell’acquirente di prodotti agricoli
      e alimentari deperibili, dopo oltre trenta giorni dal termine del periodo di
      consegna convenuto in cui le consegne sono state effettuate, che in ogni
      caso non può essere superiore a un mese, oppure dopo oltre trenta giorni
      dalla data in cui è stabilito l’importo da corrispondere per il periodo di
      consegna in questione, a seconda di quale delle due date sia successiva;

    2) il versamento del corrispettivo, da parte dell’acquirente di prodotti agricoli
    e alimentari non deperibili, dopo oltre sessanta giorni dal termine del
    periodo di consegna convenuto in cui le consegne sono state effettuate, che
    in ogni caso non può essere superiore a un mese, oppure dopo oltre
    sessanta giorni dalla data in cui è stabilito l’importo da corrispondere per
    il periodo di consegna in questione, a seconda di quale delle due date sia
    successiva;
    b) nei contratti di cessione con consegna pattuita su base non periodica:
    1) il versamento del corrispettivo, da parte dell’acquirente di prodotti agricoli
    e alimentari deperibili, dopo oltre trenta giorni dalla data di consegna
    oppure dopo oltre trenta giorni dalla data in cui è stabilito l’importo da
    corrispondere, a seconda di quale delle due date sia successiva;
    2) il versamento del corrispettivo, da parte dell’acquirente di prodotti agricoli
    e alimentari non deperibili, dopo oltre sessanta giorni dalla data di
    consegna oppure dopo oltre sessanta giorni dalla data in cui è stabilito
    l’importo da corrispondere, a seconda di quale delle due date sia
    successiva;
    c) l’annullamento, da parte dell’acquirente, di ordini di prodotti agricoli e
    alimentari deperibili con un preavviso inferiore a 30 giorni. Con regolamento
    del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, da adottare ai sensi
    dell’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400 entro 90 giorni
    dall’entrata in vigore del presente decreto, sono individuati i casi particolari
    nonché i settori nei quali le parti di un contratto di cessione possono stabilire
    termini di preavviso inferiori a 30 giorni.
    d) la modifica unilaterale, da parte dell’acquirente o del fornitore, delle
    condizioni di un contratto di cessione di prodotti agricoli e alimentari relative
    alla frequenza, al metodo, al luogo, ai tempi o al volume della fornitura o della
    consegna dei prodotti, alle norme di qualità, ai termini di pagamento o ai
    prezzi oppure relative alla prestazione di servizi accessori rispetto alla
    cessione dei prodotti;
    e) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, di pagamenti che non sono
    connessi alla vendita dei prodotti agricoli e alimentari;
    f) l’inserimento, da parte dell’acquirente, di clausole contrattuali che obbligano
    il fornitore a farsi carico dei costi per il deterioramento o la perdita di prodotti
    agricoli e alimentari che si verifichino presso i locali dell’acquirente o
    comunque dopo che tali prodotti siano stati consegnati, purché tale
    deterioramento o perdita non siano stati causati da negligenza o colpa del
    fornitore;
    g) il rifiuto, da parte dell’acquirente o del fornitore, di confermare per iscritto le
    condizioni di un contratto di cessione in essere tra l’acquirente medesimo ed
    il fornitore per il quale quest’ultimo abbia richiesto una conferma scritta, salvo
    che il contratto di cessione riguardi prodotti che devono essere consegnati da
    un socio alla propria organizzazione di produttori o ad una cooperativa della
    quale sia socio e sempreché lo statuto o la disciplina interna di tali enti
    contengano disposizioni aventi effetti analoghi alle disposizioni di un
    contratto di cessione di cui al presente decreto;
    h) l’acquisizione, l’utilizzo o la divulgazione illecita, da parte dell’acquirente o
    da parte di soggetti facenti parte della medesima centrale o del medesimo
    gruppo d’acquisto dell’acquirente, di segreti commerciali del fornitore, ai
    sensi del decreto legislativo 11 maggio 2018, n. 63 di attuazione della direttiva
    (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2016, o
    qualsiasi altra informazione commerciale sensibile del fornitore;
    i) la minaccia di mettere in atto o la messa in atto, da parte dell’acquirente, di
    ritorsioni commerciali nei confronti del fornitore quando quest’ultimo esercita
    i diritti contrattuali e legali di cui gode, anche qualora consistano nella
    presentazione di una denuncia all’Autorità di contrasto, come individuata ai
    sensi del presente decreto, o nella cooperazione con essa nell’ambito di
    un’indagine;
    j) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, del risarcimento del costo
    sostenuto per esaminare i reclami dei clienti relativi alla vendita dei prodotti
    del fornitore, benché non risultino negligenze o colpe da parte di quest’ultimo.
    2. Fermo restando il diritto del fornitore di avvalersi dei rimedi previsti in caso di
    ritardo nei pagamenti ai sensi del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, in caso di
    mancato rispetto dei termini di pagamento di cui al comma 1, lettere a) e b), sono
    dovuti al creditore gli interessi legali di mora che decorrono automaticamente dal
    giorno successivo alla scadenza del termine. In questi casi il saggio degli interessi è
    maggiorato di ulteriori quattro punti percentuali ed è inderogabile. Per i contratti di
    cui al comma 1, lettere a) e b), in cui il debitore è una pubblica amministrazione del
    settore scolastico e sanitario, è fatto salvo quanto previsto dall’articolo 4, comma 4,
    del decreto legislativo n. 231 del 2002.

    1. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica ai pagamenti:
      a) effettuati da un acquirente a un fornitore quando tali pagamenti siano effettuati
      nel quadro di programmi di distribuzione di prodotti ortofrutticoli e di latte
      destinati alle scuole ai sensi dell’articolo 23 del regolamento (UE) n. 1308/2013 del
      Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013;
      b) effettuati da enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria;
      c) nell’ambito di contratti di cessione tra fornitori di uve o mosto per la produzione
      di vino e i loro acquirenti diretti, alle seguenti condizioni:
      1) che i termini di pagamento specifici delle operazioni di vendita siano inclusi
      in contratti tipo vincolanti ai sensi dell’articolo 164 del regolamento (UE) n.
      1308/2013 prima del 1° gennaio 2019 e la cui applicazione sia stata rinnovata
      a decorrere da tale data senza modificare sostanzialmente i termini di
      pagamento a danno dei fornitori di uve o mosto;
      2) che i contratti di cessione tra fornitori di uve o mosto per la produzione di
      vino e i loro acquirenti diretti siano pluriennali o lo diventino.
  • Sono inoltre vietate le seguenti pratiche commerciali, salvo che esse siano state
    precedentemente concordate da fornitore e acquirente, nel contratto di cessione,
    nell’accordo quadro ovvero in un altro accordo successivo, in termini chiari ed
    univoci:
    a) la restituzione, da parte dell’acquirente al fornitore, di prodotti agricoli e
    alimentari rimasti invenduti, senza corrispondere alcun pagamento per tali
    prodotti invenduti o per il loro smaltimento;
    b) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, di un pagamento come
    condizione per l’immagazzinamento, l’esposizione, l’inserimento in listino dei
    suoi prodotti, o per la messa in commercio degli stessi;
    c) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, di farsi carico, in tutto o in parte,
    del costo degli sconti sui prodotti venduti dall’acquirente come parte di una
    promozione, a meno che, prima di una promozione avviata dall’acquirente,
    quest’ultimo ne specifichi il periodo e indichi la quantità prevista dei prodotti
    agricoli e alimentari da ordinare a prezzo scontato;
    d) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, di farsi carico dei costi della
    pubblicità, effettuata dall’acquirente, dei prodotti agricoli e alimentari;
    e) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, di farsi carico dei costi per il
    marketing dei prodotti agricoli e alimentari effettuata dall’acquirente;
    f) la richiesta al fornitore, da parte dell’acquirente, di farsi carico dei costi del
    personale incaricato di organizzare gli spazi destinati alla vendita dei prodotti
    del fornitore.

  • Se l’acquirente richiede un pagamento per i casi di cui al comma 4, lettere b), c), d),
    e) o f), egli fornisce al fornitore, ove richiesto, una stima per iscritto dei pagamenti
    unitari o dei pagamenti complessivi a seconda dei casi e, per i casi di cui alle lettere
    b), d), e) o f) del comma 4, fornisce anche una stima, per iscritto, dei costi per il
    fornitore e i criteri alla base di tale stima.
  • ART. 5 (Altre pratiche commerciali sleali)

    1. Sono altresì vietate le seguenti pratiche commerciali:
      a) l’acquisto di prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste
      elettroniche a doppio ribasso;
      b) l’imposizione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il
      venditore, ivi compresa quella di vendere prodotti agricoli e alimentari a
      prezzi al di sotto dei costi di produzione;
      c) l’omissione, nella stipula di un contratto che abbia ad oggetto la cessione di
      prodotti agricoli e alimentari, di anche una delle condizioni richieste
      dell’articolo 168, paragrafo 4 del regolamento (UE) n. 1308/2013 del
      Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013;
      d) l’imposizione, diretta o indiretta, di condizioni di acquisto, di vendita o altre
      condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose;
      e) l’applicazione di condizioni oggettivamente diverse per prestazioni
      equivalenti;
      f) il subordinare la conclusione, l’esecuzione dei contratti e la continuità e
      regolarità delle medesime relazioni commerciali alla esecuzione di prestazioni
      da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non
      abbiano alcuna connessione con l’oggetto degli uni e delle altre;
      g) il conseguimento di indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla
      natura o dal contenuto delle relazioni commerciali;
      h) l’adozione di ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche
      tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le
      condizioni di approvvigionamento;
      i) l’imposizione, a carico di una parte, di servizi e prestazioni accessorie rispetto
      all’oggetto principale della fornitura, anche qualora questi siano forniti da
      soggetti terzi, senza alcuna connessione oggettiva, diretta e logica con la
      cessione del prodotto oggetto del contratto;
      j) l’esclusione dell’applicazione di interessi di mora a danno del creditore o delle
      spese di recupero dei crediti;
      k) la previsione nel contratto di una clausola che obbligatoriamente imponga al
      fornitore, successivamente alla consegna dei prodotti, un termine minimo
      prima di poter emettere la fattura, fatto salvo il caso di consegna dei prodotti
      in più quote nello stesso mese, nel qual caso la fattura potrà essere emessa solo
      successivamente all’ultima consegna del mese;
      l) l’imposizione di un trasferimento ingiustificato e sproporzionato del rischio
      economico da una parte alla sua controparte;
      m) l’imposizione all’acquirente, da parte del fornitore, di prodotti con date di
      scadenza troppo brevi rispetto alla vita residua del prodotto stesso, stabilita
      contrattualmente;
      n) l’imposizione all’acquirente, da parte del fornitore, di vincoli contrattuali per
      il mantenimento di un determinato assortimento, inteso come l’insieme dei
      beni che vengono posti in vendita da un operatore commerciale per soddisfare
      le esigenze dei suoi clienti;
      o) l’imposizione all’acquirente, da parte del fornitore, dell’inserimento di
      prodotti nuovi nell’assortimento;
      p) l’imposizione all’acquirente, da parte del fornitore, di posizioni privilegiate di
      determinati prodotti nello scaffale o nell’esercizio commerciale;

    2. Nei contratti di cessione dei prodotti agricoli, la fissazione da parte dell’acquirente
      di un prezzo inferiore ai costi medi di produzione risultanti dall’elaborazione
      mensile dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – ISMEA rileva, in
      tutte le fasi della filiera, quale parametro di controllo ai fini dell’accertamento della
      violazione di cui al comma 1, lettera b).

    ART. 6 (Buone pratiche commerciali)

    1. Fermo restando il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 3, 4, 5 e 7, si
      considerano attuativi dei principi di trasparenza, buona fede e correttezza nelle
      relazioni commerciali tra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli ed alimentari gli
      accordi ed i contratti di filiera che abbiano durata di almeno tre anni nonché i
      contratti di cui all’articolo 3, conformi alle condizioni contrattuali definite nell’ambito
      degli accordi quadro ovvero che siano conclusi con l’assistenza delle rispettive
      organizzazioni professionali maggiormente rappresentative a livello nazionale
      rappresentate in almeno cinque camere di commercio, industria, artigianato e
      agricoltura, ovvero nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, anche per il
      tramite delle loro articolazioni territoriali e di categoria.

    2. I contratti di cessione si considerano conformi ai principi di buona fede, correttezza
      e trasparenza quando sono retti, sia nella loro negoziazione che nella successiva
      esecuzione, dai seguenti criteri: conformità dell’esecuzione a quanto concordato;
      correttezza e trasparenza delle informazioni fornite in sede precontrattuale;
      assunzione ad opera di tutte le parti della filiera dei propri rischi imprenditoriali;
      giustificabilità delle richieste.

    3. Per la vendita dei prodotti agricoli e alimentari oggetto dei contratti di cui al comma
      1 possono essere utilizzati messaggi pubblicitari recanti la seguente dicitura:
      “Prodotto conforme alle buone pratiche commerciali nella filiera agricola e
      alimentare”. L’ICQRF, nell’esercizio dei propri poteri di indagine e di accertamento
      di cui all’articolo 8, verifica la veridicità di tale dicitura e, in caso di riscontro
      negativo, ne inibisce l’ulteriore utilizzo.

    ART. 7 (Disciplina delle vendite sottocosto di prodotti agricoli ed alimentari)

    1. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 nonché
      dal decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 2001, n. 218, relativamente alle
      procedure e alle sanzioni ivi disciplinate, la vendita sottocosto dei prodotti agricoli e
      alimentari freschi e deperibili è consentita solo nel caso di prodotto invenduto a
      rischio di deperibilità oppure nel caso di operazioni commerciali programmate e
      concordate con il fornitore in forma scritta.

    2. E’, in ogni caso, vietato imporre al fornitore condizioni contrattuali tali da far ricadere
      sullo stesso le conseguenze economiche derivanti, in modo diretto o indiretto, dal
      deperimento o dalla perdita dei prodotti agricoli e alimentari venduti sottocosto non
      imputabili a negligenza del fornitore.

    3. In caso di violazione della disposizione di cui al comma 1, il prezzo stabilito dalle
      parti è sostituito di diritto, ai sensi dell’articolo 1339 del codice civile, dal prezzo
      risultante dalle fatture d’acquisto oppure, qualora non sia possibile il riscontro con le
      fatture d’acquisto, dal prezzo calcolato sulla base dei costi medi di produzione
      rilevati dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – ISMEA ovvero, in
      mancanza di quest’ultimo, dal prezzo medio praticato per prodotti similari nel
      mercato di riferimento.

    ART. 8 (Autorità di contrasto)

    1. In attuazione dell’articolo 4 della Direttiva, l’ICQRF è designato quale autorità
      nazionale di contrasto deputata all’attività di accertamento delle violazioni delle
      disposizioni di cui agli articoli 3, 4 e 5 del presente decreto ed all’irrogazione delle
      relative sanzioni amministrative, nel rispetto delle procedure di cui alla legge 24
      novembre 1981, n. 689.

    2. Ai fini di cui al comma 1, l’ICQRF esercita le seguenti attività:
      a) avvia e conduce indagini di propria iniziativa o a seguito di una denuncia;
      b) chiede agli acquirenti e ai fornitori di rendere disponibili tutte le informazioni
      necessarie al fine di condurre indagini sulle eventuali pratiche commerciali
      vietate;
      c) effettua ispezioni in loco, senza preavviso, nel quadro delle indagini di cui alla
      lettera a);
      d) accerta la violazione delle disposizioni di cui al presente decreto e impone
      all’autore della violazione di porre fine alla pratica commerciale vietata, salvo che
      ciò possa rivelare l’identità del denunciante o qualsiasi altra informazione la cui
      divulgazione, secondo il denunciante stesso, potrebbe essere lesiva dei suoi
      interessi e a condizione che quest’ultimo abbia specificato quali sono tali
      informazioni conformemente a quanto previsto dall’articolo 9, comma 3;
      e) avvia procedimenti finalizzati all’irrogazione di sanzioni amministrative
      pecuniarie, nei confronti dell’autore della violazione accertata, in conformità delle
      vigenti disposizioni di legge nonché di quanto previsto all’articolo 10;
      f) pubblica regolarmente sull’apposita sezione del sito internet del Ministero delle
      politiche agricole, alimentari e forestali i provvedimenti sanzionatori inflitti ai
      sensi delle lettere d) ed e);
      g) pubblica una relazione annuale sulle attività svolte in attuazione del presente
      decreto, indicando anche il numero delle denunce ricevute e il numero delle
      indagini avviate o concluse nel corso dell’anno precedente. Per ogni indagine
      conclusa, la relazione contiene un’illustrazione sommaria del caso, l’esito
      dell’indagine e la decisione presa, nel rispetto degli obblighi di riservatezza di cui
      all’articolo 9, comma 3;
      h) entro il 15 marzo di ogni anno, trasmette alla Commissione europea una relazione
      sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e
      alimentare. Tale relazione contiene, in particolare, tutti i dati pertinenti
      riguardanti le attività di contrasto e l’applicazione delle norme del presente
      decreto, nel corso dell’anno precedente, in conformità a quanto richiesto dalla
      Direttiva.

    3. Nell’esercizio delle attività di cui al comma 2, l’ICQRF può avvalersi dell’Arma dei
      Carabinieri e, in particolare, del Comando Carabinieri per la tutela agroalimentare,
      oltre che della Guardia di finanza, fermo restando quanto previsto dall’articolo 13
      della legge n. 689 del 1981 in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli
      agenti di polizia giudiziaria.

    4. Le attività di cui al presente articolo sono svolte dall’ICQRF d’ufficio o su denuncia
      di qualunque soggetto interessato, ai sensi dell’articolo 9.

    5. Sono in ogni caso fatte salve le funzioni e le competenze dell’Autorità garante della
      concorrenza e del mercato previste dalle leggi vigenti, anche in ordine
      all’accertamento e alla repressione delle pratiche commerciali scorrette di cui agli
      articoli 18 e seguenti del decreto legislativo 6 ottobre 2005, n. 206. L’Autorità
      provvede d’ufficio o su segnalazione delle organizzazioni professionali
      maggiormente rappresentative a livello nazionale, le quali sono in ogni caso
      legittimate ad agire in giudizio per la tutela degli interessi delle imprese
      rappresentate.

    ART. 9 (Denunce all’Autorità di contrasto)

    1. Le denunce possono essere presentate all’ICQRF dai soggetti stabiliti nel territorio
      nazionale, indipendentemente dal luogo di stabilimento del soggetto sospettato di
      aver attuato una pratica commerciale vietata, oppure all’autorità di contrasto dello
      Stato membro in cui è stabilito il soggetto sospettato di avere attuato una pratica
      commerciale vietata.

    2. Le organizzazioni di produttori, le altre organizzazioni di fornitori, le associazioni di
      tali organizzazioni nonché le associazioni di parte acquirente possono presentare
      denunce su richiesta di uno o più dei loro membri o, se del caso, su richiesta di uno
      o più dei soci delle rispettive organizzazioni ricomprese al loro interno, qualora tali
      membri si ritengano vittime di una pratica commerciale vietata ai sensi del presente
      decreto. Le organizzazioni diverse da quelle di cui al primo periodo possono
      presentare denunce purché vi abbiano un interesse qualificato, a condizione che dette
      organizzazioni siano soggetti indipendenti senza scopo di lucro.

    3. Qualora il denunciante lo richieda, l’ICQRF adotta le misure necessarie per tutelare
      adeguatamente l’identità del denunciante ovvero del soggetto che assuma di essere
      stato leso dalla pratica commerciale sleale denunciata, nonché per tutelare
      adeguatamente qualunque altra informazione la cui divulgazione, secondo il
      denunciante, sarebbe lesiva degli interessi del denunciante o del soggetto leso. Il
      denunciante specifica le informazioni per le quali chiede un trattamento riservato.

    4. L’ICQRF che riceve la denuncia informa il denunciante, entro trenta giorni dal
      ricevimento della denuncia, di come intende dare seguito alla denuncia.

    5. L’ICQRF, se ritiene che non vi siano ragioni sufficienti per agire a seguito della
      denuncia, informa il denunciante dei motivi della sua decisione entro centottanta
      giorni dal ricevimento della denuncia.

    6. L’ICQRF, se ritiene che vi siano ragioni sufficienti per agire a seguito della denuncia,
      avvia e conclude un’indagine a carico del soggetto denunciato entro centottanta
      giorni dal ricevimento della denuncia, procedendo ad effettuare la contestazione ai
      sensi dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

    7. Fatto salvo il diritto di presentare denunce e fermo restando il potere dell’ICQRF di
      svolgere d’ufficio le attività di cui al presente articolo, nei contratti di cessione le parti
      contraenti possono ricorrere a procedure di mediazione ai sensi del decreto
      legislativo 4 marzo 2010, n. 28 o di risoluzione alternativa delle controversie derivanti
      dal contratto stesso. Nel caso in cui sia fallito il tentativo di mediazione o di
      risoluzione alternativa delle controversie, è fatto salvo il diritto di presentare
      denuncia ai sensi del presente articolo, fermo restando il potere dell’ICQRF di
      svolgere d’ufficio le attività di cui all’articolo 8.

    ART. 10 (Sanzioni)

    1. Salvo che il fatto costituisca reato, per la violazione delle disposizioni di cui
      all’articolo 3, comma 2 o all’articolo 4, comma 1, lettera g), si applica la sanzione
      amministrativa pecuniaria fino al 5 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo
      esercizio precedente all’accertamento. La misura della sanzione è determinata
      facendo riferimento al valore dei beni oggetto di cessione o al valore del contratto. In
      ogni caso la sanzione non può essere inferiore a 2.000 euro.

    2. Salvo che il fatto costituisca reato, per la violazione del divieto di cui all’articolo 3,
      comma 4, si applica all’acquirente una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 3,5
      per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento.
      La misura della sanzione è determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal
      soggetto che ha commesso la violazione nonché all’entità del danno provocato
      all’altro contraente. In ogni caso la sanzione non può essere inferiore a 10.000 euro.

    3. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto, da parte del debitore, dei
      termini di pagamento stabiliti all’articolo 4, comma 1, lettere a) e b) è punito con la
      sanzione amministrativa pecuniaria fino al 3,5 per cento del fatturato realizzato
      nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento. La misura della sanzione viene
      determinata in ragione della misura dei ritardi. In ogni caso la sanzione non può
      essere inferiore a 1.000 euro.

    4. Salvo che il fatto costituisca reato, per la violazione dei divieti di cui all’articolo 4,
      comma 1, lettere c), d), e), f), h), i) e j) si applica all’acquirente una sanzione
      amministrativa pecuniaria fino al 5 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo
      esercizio precedente all’accertamento. La misura della sanzione è determinata
      facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che ha commesso la violazione
      nonché all’entità del danno provocato all’altro contraente. In ogni caso la sanzione
      non può essere inferiore a 30.000 euro.

    5. Salvo che il fatto costituisca reato, per la violazione dei divieti di cui all’articolo 4,
      comma 4, si applica all’acquirente una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 3
      per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento.
      La misura della sanzione è determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal
      soggetto che ha commesso la violazione nonché all’entità del danno provocato
      all’altro contraente. In ogni caso la sanzione non può essere inferiore a 15.000 euro.

    6. Salvo che il fatto costituisca reato, il contraente che contravviene agli obblighi di cui
      all’articolo 5, comma 1, lettere a), b), c), l), m) n), o) e p), è punito con la sanzione
      amministrativa pecuniaria fino al 3 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo
      esercizio precedente all’accertamento. La misura della sanzione è determinata
      facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che ha commesso la violazione
      nonché all’entità del danno provocato all’altro contraente. In ogni caso la sanzione
      non può essere inferiore a 10.000 euro.

    7. In caso di concorso della violazione dei divieti di cui all’articolo 5, comma 1, lettere
      a) e b), la sanzione di cui al comma 6 è raddoppiata.

    8. Salvo che il fatto costituisca reato, il contraente che contravviene agli obblighi di cui
      all’articolo 5, comma 1, lettere d), e), f), g), h), i), j) e k), è punito con la sanzione
      amministrativa pecuniaria fino al 4 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo
      esercizio precedente all’accertamento. La misura della sanzione è determinata
      facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che ha commesso la violazione
      nonché all’entità del danno provocato all’altro contraente. In ogni caso la sanzione
      non può essere inferiore a 5.000 euro.

    9. Chiunque effettua vendite sottocosto di prodotti agricoli e alimentari al di fuori delle
      ipotesi previste dall’articolo 7 è punito con la sanzione amministrativa di cui
      all’articolo 5, commi 2 e 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 218 del 2001.

    10. Qualora venga accertata la prosecuzione, da parte dell’autore della violazione, della
      pratica sleale inibita con il provvedimento di cui all’articolo 8, comma 2, lettera d), si
      applica la sanzione amministrativa pecuniaria nella misura massima prevista per la
      violazione commessa, fermo restando il limite massimo del 10 per cento del fatturato
      realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento.

    11. Nei casi di reiterata violazione, la misura delle sanzioni di cui al presente articolo è
      aumentata fino al doppio e, in caso di ulteriori reiterazioni, fino al triplo. In ogni caso,
      tutte le sanzioni previste dal presente articolo non possono eccedere il 10 per cento
      del fatturato realizzato dal soggetto sanzionato nell’ultimo esercizio precedente
      all’accertamento.

    12. Per l’irrogazione delle sanzioni previste dal presente articolo si applicano le
      disposizioni di cui al Capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689. In ogni caso, non
      è consentito il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della medesima
      legge.

    13. Al fine di rafforzare l’efficacia dell’attività di contrasto alle pratiche commerciali
      sleali di cui al presente decreto, i proventi ottenuti dal pagamento delle sanzioni
      amministrative pecuniarie sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere
      riassegnati ai pertinenti capitoli di spesa del Dipartimento dell’Ispettorato centrale
      della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero
      delle politiche agricole alimentari e forestali. Con decreto del Ragioniere generale
      dello Stato sono apportate le occorrenti variazioni di bilancio.

    14. Sono fatte salve le azioni in giudizio per il risarcimento del danno derivante dalle
      violazioni dei precetti sanzionati dal presente articolo, anche ove promosse dai
      soggetti di cui all’articolo 9, comma 2. I predetti soggetti sono altresì legittimati ad
      agire, a tutela degli interessi collettivi rappresentati, richiedendo l’inibitoria ai
      comportamenti in violazione dei precetti sanzionati dal presente articolo ai sensi
      degli articoli 840-bis e seguenti del codice di procedura civile.

    ART. 11 (Cooperazione tra Autorità di contrasto)

    1. L’ICQRF collabora con le Autorità di contrasto degli altri Stati membri e con la
      Commissione europea nello svolgimento delle attività di cui all’articolo 8, anche al
      fine della reciproca assistenza nelle indagini che presentano una dimensione
      transfrontaliera nonché per le attività di cui all’articolo 8 della Direttiva.

    ART. 12 (Abrogazioni)

    1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati:
      a) l’articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni,
      dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;
      b) il comma 6-bis dell’articolo 36 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito,
      con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
      c) il decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali 19 ottobre
      2012, n. 199;
      d) i commi 1, 3, 4 e 5 dell’articolo 10-quater del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27,
      convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2019, n. 44.

    ART. 13 (Clausola di invarianza finanziaria)

    1. Dalle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri
      a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni competenti provvedono ai
      compiti di cui al presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie
      disponibili a legislazione vigente.

    ART. 14 (Disposizioni transitorie e finali)

    1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai contratti di cessione di
      prodotti agricoli e alimentari conclusi a decorrere dall’entrata in vigore del presente
      decreto. I contratti di cessione in corso di esecuzione alla predetta data sono resi
      conformi alle disposizioni del presente decreto entro 6 mesi dalla stessa.

     

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