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Poveri. In Italia oltre 4 milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare nell'ultimo anno

Poveri in Italia

Gli ultimi – drammatici – dati di Save the Children segnalano una situazione molto critica per l’Italia: sono oltre 4 milioni gli italiani che versano in condizioni di povertà assoluta, e tra i poveri ci sono oltre un milione e 400mila bambini e adolescenti.

 

 

 

I numeri diffusi dalla Coldiretti al Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio e che avevamo ripreso un anno fa qui su Universofood parlavano chiaro: nel 2010 gli italiani in situazione di povertà assoluta erano 2,7 milioni, nel 2011 3,3 milioni, nel 2012 3,7 milioni, e alla fine del 2013 4,1 milioni (+10% sul 2012, +47% sul 2010). In pratica tra il 2010 e la fine del 2013 oltre 1,3 milioni di italiani sono diventati poveri, passando dalla sussistenza all’indigenza. Con il termine “poveri” si indicano qui le persone in stato di “povertà assoluta“, ovvero prive dei beni e servizi per uno standard di vita accettabile e costrette a chiedere aiuto per mangiare. Si parla invece di “povertà relativa” per indicare la situazione di quelle persone che non hanno la possibilità di spendere e di consumare secondo gli standard normali del Paese di appartenenza. Precisamente: secondo l’International Standard of Poverty Line (ISPL) viene definita povera in senso relativo una famiglia di due componenti che ha una spesa per consumi inferiore o uguale alla spesa media per persona nel Paese (linea di povertà).

 

Particolarmente drammatica, in Italia, è la situazione dei bambini e dei ragazzi. I dati diffusi da Save the Children Italia a settembre 2014 segnalano la presenza nel nostro Paese di oltre 1 milioni e 400mila bambini e adolescenti in situazione di povertà assoluta. I minori in stato di povertà assoluta in Italia sono più che raddoppiati tra il 2007 e l’inizio del 2012, passando da meno di 500.000 a più di un milione. Nel 2012 sono cresciuti di un ulteriore 30%, e nel 2013 sono aumentati ancora del 34%, oltrepassando oggi quota un milione e 400.000. Aumenta nel frattempo anche la povertà relativa: i minori italiani in stato di povertà relativa sono oggi 2 milioni e 400mila, con un aumento di oltre 300.000 unità nel 2013 rispetto al 2012. Particolarmente drammatica è la situazione del Sud Italia: in Sicilia e in Calabria la metà dei minori vive in stato di povertà relativa, e oltre il 40% dei minori italiani in situazione di povertà assoluta si concentra in Campania e in Sicilia.

 

 

Questo il commento del Direttore di Save the Children Italia Valerio Neri: “se gli ultimi dati sull’incidenza dei minori in povertà assoluta e relativa in Italia sono allarmanti, lo è forse ancor di più dover constatare che il nostro Paese si è caratterizzato negli ultimi anni per una profonda inefficacia degli interventi governativi che sulla carta avrebbero dovuto contrastare questo fenomeno. Affiancando infatti i dati su povertà di reddito, di lavoro e indici di deprivazione – creando quello che a livello europeo viene definito l’indice di Povertà ed esclusione sociale (AROPE) – emerge come l’Italia abbia delle percentuali più alte di minori a rischio povertà ed esclusione sociale dell’Unione Europea, pari al 28%, dato al di sopra di 6 punti percentuali della media europea ed inferiore soltanto a quella rilevata in alcuni nuovi stati membri (Bulgaria, Romania, Ungheria, Lituania) o in paesi particolarmente segnati dalla crisi finanziaria come l’Irlanda e la Grecia. Save the Children manifesta la propria viva preoccupazione per il fatto che, facendo un confronto tra la percentuale dei minori a rischio povertà misurata prima dell’intervento delle politiche di welfare e la stessa percentuale misurata dopo che le misure sono state erogate, in Italia si ha una flessione di appena 7 punti percentuali (dal 33,1 al 26%), collocando il nostro paese notevolmente al di sotto della media Europea (14 punti percentuali). Al contrario in Paesi come l’Irlanda e UK, dove la percentuale di minori a rischio povertà sarebbe molto alta (si stima che in UK quasi un minore su due – il 45% – sarebbe in condizioni a rischio povertà senza le politiche di welfare adottate dal Governo), gli interventi messi in campo per contrastare la povertà sono molto più efficaci riuscendo a ridurre tale percentuale rispettivamente di 32 e di 26 punti percentuali. Lo stesso avviene nei paesi scandinavi (in particolare Finlandia e Svezia) e in Austria. Non si tratta solo di un problema di quantità di risorse messe a disposizione per interventi e politiche per la riduzione della povertà – risorse che peraltro sono andate diminuendo drasticamente e che solo nell’ultimo anno hanno registrato un’inversione di tendenza -, ma soprattutto di come queste risorse vengono spese e di quanto siano efficaci nel riuscire a far emergere dal rischio di povertà i minori del nostro Paese. Come suggerisce la stessa Commissione europea, in quasi tutti i Paesi, a sistemi universali di sostegno al reddito che riducono l’impatto della povertà sulle famiglie si aggiungono interventi concentrati proprio sui minori perché tra i gruppi maggiormente esposti al rischio povertà, mirando quindi ad un target specifico proprio per evitare il loro scivolamento nella fascia di povertà. Al fine di rimettere il contrasto alla povertà minorile al centro dell’agenda politica, Save the Children – che con altre realtà associative aderisce all’Alleanza di lotta alla povertà e alla comune proposta di istituire un Reddito di Inclusione Sociale per tutte le famiglie che vivono la povertà assoluta in Italia – chiede con forza che venga istituito uno strumento universale di lotta alla povertà, scongiurando il rischio che l’Italia rimanga l’unico paese dell’Unione europea ad esserne priva, visto che anche la Grecia sta avviandosi in questa direzione. In particolare riteniamo essenziale potenziale ed avviare la sperimentazione del Sostegno per l’Inclusione Attiva su tutto il territorio nazionale, incrementando significativamente la copertura prevista dalla legge di stabilità 2014 e procedere all’immediata utilizzazione dei fondi previsti dal DL 76/2013 (168 milioni di euro) per l’estensione a tutto il Mezzogiorno della sperimentazione precedentemente avviata in 12 città. Inoltre, Save the Children ritiene prioritario un intervento del Governo per  Strutturare un piano di azione nazionale di contrasto alla povertà minorile, che poggi su alcuni pilastri fondamentali, quali: un utilizzo mirato ed adeguato dei fondi strutturali europei per la nuova programmazione 2014-2020 con una specifica attenzione alla tutela dei diritti dell’infanzia; il rafforzamento dei servizi dedicati al sostegno alla genitorialità, all’infanzia e all’adolescenza e il loro accesso alle famiglie in condizioni di povertà; la concretizzazione dell’impegno del governo sul tema del rafforzamento della rete dei servizi per la prima infanzia, garantendo il rifinanziamento e l’erogazione effettiva dei fondi per arrivare ad una copertura del 33% entro il 2020. La povertà minorile riveste ormai un’importanza fondamentale in tutti gli stati europei e ci auguriamo che il nostro Governo, in occasione della prossima conferenza europea del 9 ottobre organizzata dalla Commissione Europea sul tema della povertà, voglia dare priorità al fenomeno riportandolo al centro dell’agenda del semestre europeo e partendo dalla messa in atto di misure concrete”.

 

(Luigi Torriani)

 

 

 

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