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Eataly World (F.i.co – Fabbrica Italiana Contadina). A Bologna la Disneyland del Made in Italy agroalimentare

Progetto Eataly World Bologna

Sono in partenza i lavori per la costruzione di un grande parco dell’agroalimentare italiano che sorgerà a Bologna nell’area dei mercati generali. Un progetto affidato a Oscar Farinetti di Eataly, e che dovrebbe chiamarsi “Eataly World” oppure “F.i.co” (Fabbrica Italiana Contadina). Il termine dei lavori è previsto entro la fine del 2015.

 

 

L’idea di creare una sorta di Disneyland (o di Gardaland) del Made in Italy agroalimentare è partita da Andrea Segré, presidente di Caab (la società che gestisce i mercati generali di Bologna), che nel novembre del 2012 ha coinvolto Farinetti di Eataly e ha iniziato – con lui – a sviluppare il progetto (approvato già il primo luglio 2013 dal Comune di Bologna) e a cercare investitori. Ora, a poco più di anno di distanza è arrivata la notizia ufficiale: il grande parco dell’agroalimentare di Bologna si farà, e si chiamerà o “Eataly World” o “F.i.co”. I lavori dovrebbero iniziare a marzo 2014 e finire entro l’autunno del 2015, in concomitanza con la fine di Expo. L’obiettivo a regime (previsto per il 2019) è arrivare a a un afflusso di oltre 8 milioni di visitatori annui per 86 milioni di fatturato l’anno, con 1.485 lavoratori coinvolti direttamente nel parco più 3.500 nell’indotto.

 

L’enorme Parco del Made in Italy agroalimentare avrà una parte produttivo-espositiva (con laboratori di produzione e lavorazione dei prodotti e stalle) di 27.000 mtq, un’area ristorazione di 10.600 mtq, un’area per la commercializzazione dei prodotti di 9.300 mtq e una zona di 2.000 mtq dedicata a congressi, studio, ricerca e presentazioni. Nel Parco saranno rappresentate tutte le grandi filiere dell’alimentare italiano (grano e pasta, vino, pomodoro, allevamento dei maiali e stagionatura dei prosciutti, stalle con le vacche e confezionamento del latte, …).

 

Da dove arrivano i soldi? 55 milioni di euro (il valore dell’area così come è oggi) arrivano dal Comune di Bologna tramite Caab, 40 milioni arrivano dai seguenti investitori: Coop Adriatica, Lega Coop, Intesa San Paolo, Camera di commercio di Bologna, Unindustria Bologna, Confcooperative (che include investitori diversi quali Emilbanca, Ascom, Poligrafici Printing), Giorgio Tabellini (presidente della Camera di commercio di Bologna), Fondazione Carisbo, Fondazione del Monte, Unendo Energia Spa, Enpaia (Fondo periti agrari e agrotecnici), Carimonte  Holding  (Fondazione  del  Monte  di  Bologna  e  Ravenna  e  la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena), Banca Imi, Cciaa  di  Bologna, Confartigianato Assimprese di Imola e del territorio bolognese, Saca,  Romagnoli Spa, Cna, Coprobi, Fondo sviluppo, Ascom, Legacoop, Nute Partecipazioni (Alberto Masotti), Oscar Farinetti, Sgr (Designanda), Prelios, (società dei fondi immobiliari che a dicembre 2013 si è aggiudicata la gestione di un fondo costituito ad hoc, il fondo Pai-Parchi agroalimentari italiani).

 

A questo punto, secondo Farinetti, la priorità è potenziare le infrastrutture di accesso all’area del Parco: ““la cosa più importate sono le infrastrutture, ci deve essere il treno veloce che entra qui al Caab, con una stazione carina. Ci devono essere shuttle ‘fichi’ e belli dal centro, per portare qui i visitatori e riportarli in città. Un collegamento veloce è fondamentale: lo dico un po’ di tempo prima perché vedo che siamo un po’ lenti”.

 

(Luigi Torriani)

 

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