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Patata ogm Amflora. Il tribunale Ue annulla l'autorizzazione

Patata ogm Amflora. Il tribunale Ue annulla l'autorizzazione

Arriva dal Tribunale dell’Unione Europea un’altra batosta – l’ennesima – per la filiera degli ogm: il tribunale ha annullato l’autorizzazione che Bruxelles aveva concesso alla coltivazione nei Paesi europei della patata ogm Amflora.

 

 

 

La storia degli ogm in Europa è una storia di fallimenti. Comunque la si pensi sull’argomento, ci sono dei dati dei fatto e dei numeri (che abbiamo analizzato di recente qui su Universofood) che parlano chiaro: oggi sono solo cinque i Paesi europei coltivatori di ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) e il Paese leader europeo (parliamo del Paese leader!) nella coltivazione di ogm è la Spagna con 0,1 milioni di ettari pintati nel 2013 su un totale di 170,3 milioni di ettari a livello mondiale (gli Stati Uniti sono a 69,5 milioni di ettari piantati nel 2013, il Brasile a 36,6 milioni di ettari, l’Argentina a 23,9 milioni, il Canada a 11,6 milioni, l’India a 10,8, la Cina a 4).

 

In questo contesto non stupisce che le multinazionali abbiano capito da tempo che è meglio lasciar perdere il Vecchio Continente e non investire più in ogm in Europa: la Basf ha annunciato a inizio 2012 l’intenzione di abbandonare ogni piano di sviluppo delle colture ogm in Europa, e la Monsanto a giugno 2013 ha comunicato l’intenzione di non promuovere più gli ogm in Europa. Nel frattempo in Italia tiene banco la vicenda degli ogm di Giorgio Fidenato in Friuli, mentre il governo Letta – il 12 luglio 2013 – ha ufficialmente vietato la coltivazione di mais ogm nel nostro Paese.

 

E ora il tribunale Ue infligge un’altro duro colpo ai sostenitori degli ogm bloccando l’autorizzazione alla coltivazione della patata Amflora della multinazionale Basf, una patata ogm priva di amilosio (è stato disattivato il gene che produce l’enzima responsabile della sintesi dell’amilosio), non destinata all’alimentazione umana (da non confondersi quindi con la patata ogm Fortuna) ma ad uso industriale, prevalentemente per la produzione di carta e collanti (principali settori interessati: industria della carta, industria tessile, cosmetica). Dopo un iter iniziato nel 2003 sembrava essere arrivato il definitivo via libera di Bruxelles alla coltivazione di Amflora in Europa. Ma ora il tribunale Ue ha bloccato tutto per grave vizio di forma: secondo i giudici del Lussemburgo “la Commissione avendo deciso di chiedere all’Efsa un parere consolidato e avendo fondato le decisioni oggi impugnate proprio su tale parere senza consentire ai comitati competenti di prendere posizione sull’argomento, ha violato le norme delle procedure di autorizzazione. Mentre invece se fosse stato rispettato l’iter procedurale, gli esiti o il contenuto delle decisioni impugnate avrebbero potuto essere sostanzialmente diversi”. In sostanza: secondo il Tribunale la Commissione Ue ”non ha sottoposto ai comitati competenti i progetti modificati” delle decisioni sull’ok ad Amflora e neanche il parere consolidato del 2009 dell’Efsa, l’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare, nè quelli minoritari sui rischi per l’uomo e l’ambiente della patata modificata geneticamente (anche se l’Efsa nel suo ultimo parere aveva concluso che non c’erano rischi, Bruxelles il 10 marzo 2010 ha subito dato il suo via libera senza consultare gli organi preposti). Non sono dunque ragioni ecologiche o di sicurezza alimentare (sulle quali il Tribunale non entra nel merito) ad aver portato all’annullamento dell’autorizzazione ma un problema di mancato rispetto delle procedure. Resta tuttavia il dato di un’ennesima sconfitta, sul fronte europeo, per i sostenitori degli ogm. La commissione Ue ha ora due mesi di tempo per fare appello alla decisione del tribunale.

 

(Luigi Torriani)

 

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