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Suinicoltura. Costi di produzione troppo alti

L’allarme viene dall’Anas (l’Associazione nazionale allevatori suini) in occasione dell’Assemblea nazionale 2012 di martedì 26 giugno: i costi di produzione per l’allevamento dei maiali sono in continua crescita. E dato che i prezzi rimangono stabili, viene completamente vanificato l’importante aumento nella produzione e nelle vendite che ha avuto il settore nell’ultimo anno.

 

I salumi italiani sono sempre più apprezzati in tutto il mondo, e hanno un export che è cresciuto del 6,8% nel 2011 (rispetto al 2010). L’Italia vanta alcuni tra i migliori salami al mondo, e un marchio – quello del Prosciutto di Parma – che vanta (o meglio: subisce…) imitazioni ovunque, fino al caso clamoroso del Canada. Nel frattempo l’Argentina ha addirittura bloccato le importazioni di salumi italiani, che erano arrivate a 264 tonnellate annue pregiudicando la produzione interna. Inoltre – secondo i dati Anas – nel 2011 ha fatto registrare un aumento in valore della produzione del 14%.

 

Il problema sta tutto nei costi di produzione. Mentre i prezzi rimangono sostanzialmente stabili, le materie prime per i mangimi costano sempre di più e fanno lievitare i costi di produzione, che aumentano addirittura del 24% rispetto al 2010 ( e l’indice dei costi ha superato del 30% la media dei costi del quinquennio 2006-2010). Sotto la pressione di questi costi si riduce il parco scrofe (-7,4% tra giugno 2011 e giugno 2010, -1,2% tra dicembre 2011 e dicembre 2010), ed è a rischio l’intero settore. D’altronde il problema è un problema generale dell’agroalimentare italiano: mentre aumentano i prezzi al pubblico non aumentano (anzi spesso diminuiscono…) i prezzi all’origine pagati ai produttori, e i costi di produzione aumentano. Il risultato è sintetizzato dai dati Istat, che segnalano la chiusura di ben 50.000 aziende agricole nel 2011 e di ulteriori 13.000 nel solo primo trimestre 2012.

 

Questo il commento di Anas Andrea Cristini: “La situazione è difficile e purtroppo, in assenza di adeguati interventi di sostegno al settore, ci si attende un’ulteriore contrazione indotta anche dalla prossima entrata in vigore delle norme sul benessere delle scrofe gestanti prevista per il 1° gennaio 2013. Il fenomeno potrebbe alterare alcuni asset fondamentali della suinicoltura italiana, come quello delle produzioni tutelate che abbisognano di suini nati ed allevati in Italia. Il futuro della nostra suinicoltura è strettamente legato alla capacità di valorizzare in modo più efficace le produzioni di qualità tutelate che in questa difficile congiuntura economica e nonostante il loro maggior prezzo, sono riusciti a mantenere buone performance a livello dei consumi domestici e di esportazioni nel resto del mondo. E’ pertanto necessario continuare a lavorare per mantenere questo segmento produttivo d’eccellenza, per ridurre ulteriormente le inefficienze produttive (ad esempio legate alle ‘non conformità’) e per rafforzare le caratteristiche distintive del prodotto tutelato. In questo contesto l’Anas può continuare a dare un contributo rilevante attraverso la propria attività di selezione delle razze del Libro genealogico e mettendo a disposizione degli allevatori verri e scrofe che assicurano una produzione economicamente sostenibile e carni qualitativamente differenziate. Ad esempio, il verro Italo, un verro terminale Duroc bianco, sta avendo un crescente apprezzamento presso gli allevatori per le sue prestazioni, la robustezza, la qualità delle carcasse di classe U, R, O e per la conformità delle cosce idonee alle produzioni Dop. Inoltre, l’Anas è impegnata nella diffusione dei risultati e dei prodotti della selezione attraverso la società Gen.I e nuovi programmi di produzione rivolti agli allevatori: ad esempio, il nuovo programma Rigener@ è finalizzato all’autorimonta delle scrofe e garantisce all’allevatore la massima biosicurezza ed un parco scrofe più efficiente. Inoltre l’Associazione può svolgere un ruolo importante per incoraggiare lo sviluppo di filiere differenziate rispetto a quella del suino pesante italiano allo scopo di intraprendere in Italia la produzione di carni magre per il consumo fresco e di cosce adatte alle lavorazioni cotte e alla produzione di speck, tagli che oggi sono perlopiù acquistati all’estero”.


(Luigi Torriani)

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