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Cibo italiano come 'bene culturale'. L'idea del ministro Ornaghi

Secondo Lonely Planet 2012 l’Italia è “Best destination for food and drink“. La migliore destinazione al mondo per i cibi e le bevande. E la patria per eccellenza del turismo enogastronomico. Un patrimonio d’immagine eccezionale che il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi intende valorizzare inserendo la cucina italiana all’interno del piano di tutela e di promozione dei beni culturali. Chianti e pastasciutta come il Colosseo e gli Uffizi.

 

L’export agroalimentare italiano ha toccato nel 2011 il record storico di 30 miliardi, con una crescita in valore del 9% rispetto al 2010. I formaggi italiani sono a due miliardi di fatturato e hanno superato quelli francesi, e i vini italiani sono i più bevuti nel mondo (anche qui davanti alla Francia) dopo un 2011 eccezionale nelle esportazioni. Nel frattempo, tuttavia, resta aperto e si aggrava l’annoso problema dell’Italian Sounding e dei prodotti di imitazione del vero Made in Italy, un problema che con il recente caso del prosciutto di Parma in Canada ha raggiunto dei livelli grotteschi.

 

Qualsiasi tutela del marchio agroalimentare tricolore passa innanzitutto attraverso una battaglia d’immagine e di marketing. Nel 2010 la Francia è riuscita a inserire la cucina francese tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Un analogo riconoscimento non esiste per la cucina italiana (è Patrimonio Immateriale dell’Umanità, genericamente, la Dieta Mediterranea, ma evidentemente non è la stessa cosa). Si pensava che sarebbe entrata la pizza napoletana tra i beni Patrimonio dell’Umanità 2012, ma alla fine il progetto è fallito. In questo contesto il ministro Lorenzo Ornaghi, che oltre ad essere ministro dei Beni Culturali è un gourmet e un intenditore di cucina, sta lavorando a un’idea che è già arrivata al tavolo del presidente Monti. L’idea è quella di considerare le eccellenze dell’enogastronomia italiana sullo stesso piano – in termini di tutela legislativa e di promozione turistica – dei monumenti, dei musei, dei prodotti letterari e di tutti i cosiddetti “beni culturali”. In pratica vini e cibi italiani sarebbero seguiti direttamente dal ministro dei beni Culturali in coordinamento con i ministri dell’Agricoltura e del Turismo. Un progetto che si può condividere o meno. Sicuramente un passo avanti rispetto ai tempi in cui Zaia e Gualtiero Marchesi “promuovevano” il Made in Italy collaborando con McDonald’s

 

(Luigi Torriani)

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