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Meno vino, più alcolizzati. Il paradosso del mercato degli alcolici in Italia

I vini italiani, dal punto di vista dell’export, stando andando benissimo. Sono i vini più bevuti nel mondo e hanno segnato nel 2011 il dato record i 4,4 miliardi di euro di esportazioni (aumento del 13% rispetto al 2010). Il problema sono i consumi interni, che sono in continuo calo e che sono praticamente dimezzati negli ultimi dieci anni. Non perché gli italiani bevono meno, ma perché bevono altro e bevono peggio.

 

Il fenomeno non è solo italiano ma riguarda anche Francia e Spagna, gli altri due grandi produttori europei di vino: le sportazioni di vino continuano a salire (e volano in Cina), i consumi interni continuano a scendere. Al punto che le esportazioni di vino hanno ormai superato i consumi interni, cosa inimmaginabile fino a pochi anni fa. In Italia il consumo pro capite di vino (dati Assoenologi) è stato nel 2011 inferiore ai 40 litri a testa (totale circa 21 milioni di ettolitri), mentre negli anni ‘70 eravamo sui 120 litri annui a testa. In Francia le statistiche 2010 parlano di 45,4 litri di vino a persona, con un calo del 30% in 20 anni (dati Insee-Istituto nazionale di statistica francese). In Spagna (dati dell’Observatorio español del mercado del vino) dal 1980 al 2010 i consumi di vino sono calati da 50 a 18 litri per persona all’anno. Poi c’è l’export, che nel 2011 è stato da record per tutti: per l’Italia, che ha superato per la prima volta i 4 miliardi di euro in valore, per la Spagna (+26,3% sul 2010, per un totale di 2,2 miliardi di euro) e per la Francia (+10,7% per un totale di 10,1 miliardi di euro di alcolici esportati, di cui 7 di vino).

 

Il problema è la situazione interna del settore vinicolo, una situazione che in Italia è fatta certamente di grandi eventi ma anche di gravi problemi di semplificazione burocratica. E soprattutto attraversa un calo dei consumi sempre più preoccupante, che ha portato gli italiani nel 2011 a spendere più per l’acquisto di acqua che per quello di vino. Forse che gli italiani sono diventati tutti salutisti? Non proprio, anzi. Secondo Coldiretti il fenomeno della riduzione dei consumi di vino ha ben altra spiegazione che l’attenzione alla salute. Questo il comunicato stampa di Coldiretti a commento degli ultimi dati sul consumo dei vini in Italia: “il forte calo nelle quantità di vino acquistate dagli italiani, è stato accompagnato dalla preoccupante crescita fra i giovani e gli adulti dell’abitudine al consumo di superalcolici, aperitivi e amari lontano dai pasti e con frequenza occasionale al posto del vino. Il vino è in realtà caratterizzato da un più responsabile consumo abbinato ai pasti, un consumo che non ha nulla a che fare con i binge drinking del fine settimana ed è oggi invece sempre più l’espressione di uno stile di vita ‘lento’, attento all’equilibrio psico-fisico, che aiuta a stare bene con se stessi, e che è da contrapporre proprio all’assunzione sregolata di alcol. Si tratta di un cambiamento che occorre riconoscere per evitare il rischio di una dannosa criminalizzazione, mentre è necessario investire nella prevenzione promuovendo la conoscenza del vino con il suo legame con il territorio e la cultura, a partire proprio dalle giovani generazioni”.

 

Un’ipotesi – quella di Coldiretti – che è ampiamente suffragata dai più recenti dati Istat sull’andamento del consumo di alcolici in Italia. Dal report Istat 2011 sull’uso e abuso di alcol in Italia emergono due dati di fondo: cala il consumo quotidiano di alcolici, soprattutto di vino e birra; cresce, soprattutto tra i giovanissimi, l’abuso di alcol fuori pasto nei fine settimana. In sintesi: si beve sempre meno tutti i giorni, ma sempre di più si abusa di alcol fuori dai pasti e si comincia a farlo in età sempre più precoce. Nel 2011 il 66,9% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno. Una quota che è stabile rispetto all’anno precedente e che è in diminuzione rispetto a 10 anni fa, quando era il 72%. Dal 2001 al 2011 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche scende del 18,4%, specialmente tra le donne (-25,7%). Ma aumenta la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 24,9% nel 2001 al 27,7% nel 2011) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 37,1% nel 2001 al 40,3% nel 2011). La quota di 14-17enni che consuma alcol fuori pasto passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011, e assume proporzioni preoccupanti soprattutto tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche, presso cui i comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (31,9%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (7,8%).

 

Altri aspetti sottolineati dall’Istat: nel 2011 ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno il 65% della popolazione di 11 anni e più; beve vino il 53,3%, birra il 46,2% e aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori il 40,6%; beve vino tutti i giorni il 23,6% e birra il 4,5%; il consumo di alcol nell’anno è stato più forte al centro-nord e in particolare nel nord-est; i comportamenti a rischio sono più diffusi tra gli anziani over 65 (il 43% degli uomini contro il 10,9% delle donne), i giovani di 18-24 anni (22,8% dei maschi e l’8,4% delle femmine) e gli adolescenti di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l’8,4% delle femmine).

 

Questo il commento di Confagricoltura: “Bisogna insistere sull’educazione ad un modo di bere moderato e consapevole, legato ai pasti. L’aumento del diffondersi dell’alcol fra i giovani è un dato molto preoccupante e bisogna lavorare per una soluzione che tuteli i nostri ragazzi. È fondamentale, quindi, educare a un consumo consapevole e moderato e ribadire l’importanza di un modello di bere normalmente legato ai pasti, come nel nostro Paese è quello del vino. Strategie di intervento generalizzate innescano meccanismi poco utili al suo perseguimento e spesso dannosi per il comparto produttivo vitivinicolo che già sta scontando una notevole diminuzione dei consumi interni“.

(Luigi Torriani)

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