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Agromafie. Business da record

 

Il settore alimentare è ormai uno dei business di punta delle mafie italiane. Con numeri da capogiro e con un volume d’affari che arriva oggi a 12,5 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal primo rapporto sui crimini agroalimentari in Italia realizzato da Coldiretti e Eurispes. Che danno l’allarme sopratutto per il settore dell’olio di oliva.

 

L’ultimo spunto dia cronaca viene dall’operazione che ha fermato la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, con l’arresto di 11 persone tra cui il sindaco Ciro Carava’ da parte dei carabinieri, che hanno anche eseguito il sequestro preventivo della ”Eurofarida Srl”, azienda del settore olivicolo del valore complessivo di circa 2 milioni di euro. In questi casi il problema – sottolinea Coldiretti – non è di natura esclusivamente economica. È in gioco anche un grave problema di sicurezza alimentare. D’altronde la prima indagine sulla qualità degli oli di oliva in vendita in Italia effettuata da Coldiretti, Symbola e Unaprol (sulla basse di un’analisi organolettica su campioni di olio vergine ed extravergine di oliva acquistati nei supermercati) ha evidenziato la presenza di muffe in oltre il 40% delle bottiglie in vendita. E il 16% delle bottiglie in commercio in Italia contiene olio derivante da olive alterate, l’8% addirittura rancido. Quasi sempre di provenienza straniera ma spacciato in etichetta per olio extravergine italiano.

 

Quello dell’olio, peraltro, è un esempio tra i tanti. Le frodi alimentari riconducibili ad attività di agromafia sono innumerevoli. Nel solo 2011 abbiamo avuto – tra i tanti – il caso dei porcini cinesi, le 700.000 tonnellate di falso biologico sequestrate, il pesce cinese e scaduto venduto nei supermercati, le mozzarelle di latte straniero spacciate per italiane, e innumerevoli altre frodi. Il volume d’affari delle agromafie, cioè delle attività della criminalità organizzata nel settore agroalimentare, ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro. Cioè il 5,6% dell’intero business criminale. Minimo comun denominatore un meccanismo già ampiamente illustrato da Roberto Saviano in “Gomorra”: la ricerca del profitto senza alcun limite morale e senza alcuno scrupolo per la vita e per la salute dei cittadini. Nel caso dell’agroalimentare: lo smodato ricorso a prodotti di importazione sistematicamente di bassa qualità e spesso pericolosi per la salute del consumatore.

 

Ma non solo. Questo il commento di Coldiretti: “le agromafie investono i loro ricchi proventi in larga parte in attività agricole, nel settore della trasformazione alimentare, commerciale e nella grande distribuzione con il reinvestimento dei proventi illeciti che ha come corollario il condizionamento della libera iniziativa economica e la concorrenza sleale. Inoltre le associazioni criminali, attraverso pratiche estorsive, finiscono per determinare l’aumento dei prezzi dei beni al consumo. A rischio e anche la qualità e sicurezza alimentare dei prodotti alimentari con la vendita di prodotti alimentari spacciati come Made in Italy ma ottenuti in realtà con materie prime importate, spesso di bassa qualità”.

(Luigi Torriani)

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