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Il paradosso del settore ortofrutticolo: il consumatore paga di più, l'agricoltore è alla frutta

Il settore ortofrutticolo italiano sta vivendo una situazione per certi versi grottesca e paradossale. Da una parte il consumatore paga la frutta sempre di più. Dall’altra gli agricoltori vedono letteralmente crollare i loro guadagni. Un fenomeno soltanto all’apparenza assurdo, che trova spiegazione in un semplicissimo dato: l’esponenziale aumento del divario tra il prezzo pagato al produttore e il prezzo finale al consumatore.

La Gdo fa il bello e il cattivo tempo con dei ricarichi pazzeschi. E la Coldiretti a questo punto ne ha piene le scatole. Tanto da mettersi a regalare frutta e verdura.

La crisi del settore ortofrutticolo italiano è in atto da tempo. Dal 2000 al 2010 gli acquisti di frutta e verdura delle famiglie italiane sono calati del 22%, e nel primo trimestre del 2011 hanno perso un ulteriore 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le analisi della Coldiretti riconoscono all’origine della crisi anche delle ragioni congiunturali, dall’andamento climatico all’emergenza Escherichia Coli alle difficoltà della distribuzione commerciale nel presentare al pubblico prodotti giunti al corretto grado di maturazione.

Ma il salto di qualità – si fa per dire – è costituito dall’atteggiamento predatorio della Grande Distribuzione (Gdo), che è così sintetizzato in un comunicato della Coldiretti: “nel 2011 le pesche e le nettarine vengono pagate la metà rispetto a dieci anni fa al produttore agricolo, il quale, per potersi permettere un caffé al bar, ne deve vendere cinque chili. Ma mentre i prezzi della frutta riconosciuti al produttore in campagna crollano, per i consumatori sugli scaffali del supermercato aumentano. Si tratta del risultato delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano nel passaggio della frutta dal campo alla tavola”.

Per gli agricoltori i prezzi sono diventati bassissimi, con un crollo che spesso si aggira attorno al 30% durante l’estate in corso. Per i consumatori continuano a salire con un aumento medio dell’1,6%. Ma in certi casi i dati sono assai peggiori. Le nettarine e le pesche hanno dimezzato le loro quotazioni rispetto all’estate scorsa, quando all’origine fruttavano rispettivamente 75 e 61 centesimi al chilo. Oggi un chilo di nettarine (cioè di pesche noci) viene pagato all’agricoltore 34 centesimi, viene rivenduto dal grossista a 71 centesimi, e finisce sui banchi dei supermercati e dei negozi a una media nazionale di 1,95 euro/kg (che diventa 2,15 nelle regioni del Nord Italia e che ha recentemente segnato il record di 4 euro al chilo in un negozio di Reggio Emilia).

In pratica tutto poggia sugli enormi ricarichi nel corso della filiera. Mentre a monte si ha una situazione di vendita letteralmente sottocosto, nella quale l’agricoltore paga mediamente 45 centesimi di euro per produrre e raccogliere un chilo di nettarine, e poi le rivende a 34 centesimi. Nella sintesi di Coldiretti: “la situazione delle campagne è drammatica, con quotazioni crollate al di sotto dei costi di produzione, spingendo molti produttori a sospendere l’attività di raccolta”. In pratica la situazione degli agricoltori e delle loro famiglie è diventata insostenibile, e alcuni preferiscono evitare del tutto la raccolta dei frutti. Per esempio nel Salento quest’anno sono rimasti non raccolti circa 2 milioni di quintali di angurie, e si calcola che un agricoltore debba vendere 10 chili di cocomeri per prendersi un caffè al bar (d’altronde il settore ha già perso 20 milioni di euro per le angurie invendute). Praticamente un lavoro ormai privo di senso, nel quale spesso non si arriva nemmeno a coprire le spese.

Uno scenario allucinante al quale certo non giova l’importazione selvaggia di frutta e verdura da Paesi che vendono a prezzi stracciati, su tutti la ben nota Grecia che è sull’orlo del baratro della bancarotta. Uno scenario che ha spinto la Coldiretti a una singolare forma di protesta: regalare la frutta e verdura nelle maggiore città italiane e lungo le coste. Una strana forma di distribuzione annonaria a scopo provocatorio che ha visto l’offerta gratuita di decine di quintali di prodotti e che ha già toccato Roma, Verona, le provincie di Foggia e Caserta e le spiagge di Margherita di Savoia e della costiera amalfitana. Inequivocabile lo slogan: “meglio regalare che svendere”.

(Luigi Torriani)

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