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Paura sul fronte russo: rischio di superdazi per i vini italiani

Da tempo i vini italiani hanno trovato nella Russia uno dei mercati esteri più promettenti. Nel primo trimestre 2011 le esportazioni sono cresciute del 41,7% in volume e del 91% in valore. Numeri impressionanti che rischiano ora di infrangersi sugli scogli dei superdazi putiniani.

Da oltre un anno il vino italiano vola sulle piazze emergenti delle nuove potenze Brasile, Russia, India e Cina, ormai mercati strategici per le esportazioni enologiche italiane. Che dopo la frenata del 2009 e a compensazione del calo dei consumi interni del 2010 sono aumentate nel loro complesso dell’11%, per un totale di 22 milioni di ettolitri. Un mercato da 13,5 miliardi di euro, con 1,2 milioni di addetti, che sta trovando nuova linfa e nuovi sbocchi in mercati fino a pochi anni fa praticamente inesistenti. I dati 2010 registrano un +69% per la Russia, un +54% per il Brasile e addirittura un +145% per la Cina. Mentre l’India si affaccia ai mercati enologici internazionali con la richiesta di aderire all’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vite e del vino.

Particolarmente promettente è il mercato russo, che dopo il +69% del 2010 registra nel periodo gennaio-marzo 2011 un +91% che in proiezione colloca l’ex Unione Sovietica tra i maggiori importatori di vino italiano. Anche perché in Russia le nostre etichette sono leader assolute, con un import che copre ormai l’80% del mercato e con un trend tuttora in forte crescita.

In questo contesto cadono come un fulmine a ciel sereno le recenti disposizioni del Servizio doganale federale della Russia (Fts), che a partire dal 4 luglio scorso ha fissato per i vini italiani il livello del custom profile a 3 dollari per litro, cioè circa 1,60 euro per le bottiglie da 0,75 litri e 2,12 euro per quella da un litro, mentre per i vini francesi e spagnoli i livelli fissati sono di 1,22 euro al litro e 0,80 euro per le bottiglie da 075 litri. In pratica – ha spiegato il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini – “con questo provvedimento i nostri vini subiranno un aumento dell’imposizione fiscale che determinerà di conseguenza un incremento pari al 30% dei prezzi al consumo”. “Facile immaginare” – prosegue Gardini – “le risultanze negative su distribuzione, importazione e vendita, oltre che sulla concorrenza con i maggiori importatori europei, Francia e Spagna, favorite dal momento che queste ultime non sono sottoposte alle stesse imposizioni”.

Una discriminazione difficilmente spiegabile e certamente intollerabile sulla quale è intervenuto anche il presidente della Commissione agricoltura dell’Europarlamento Paolo De Castro, che ha promosso un’interrogazione per capire quali azione concrete la Commissione di Bruxelles intende intraprendere per garantire il ripristino delle pari condizioni alle esportazione di vino italiano in Russia rispetto ai vini degli altri Paesi.

Nel frattempo il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, sollecitato da tutte le associazioni di categoria, si è incontrato a Mosca con il ministro del Commercio Viktor Krristenko, mentre l’ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi ha avuto un colloquio con il vicedirettoe delle dogane russe. Secondo le prime indiscrezioni raccolte dal sito WineNews l’esito della missione sarebbe per il momento incoraggiante.

(Luigi Torriani) 

 

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