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Pac, boccata d'ossigeno di 200 mln per gli agricoltori lombardi

Eppur si muove. Qualcosa finalmente si muove in favore della disastrata agricoltura lombarda. L’assessore all’Agricoltura Giulio De Capitani ha annunciato che nel mese di luglio in corso 32.000 agricoltori lombardi beneficeranno di un finanziamento regionale “che consentirà loro di disporre, con cinque mesi di anticipo rispetto al pagamento della Pac 2011, del 50% del contributo comunitario”. In pratica la Regione Lombardia – unica regione in Italia – anticiperà di alcuni mesi una parte dei tradizionali contributi europei a salvaguardia dell’ambiente della politica agricola comunitaria (Pac).

Per un totale di 200 milioni di euro. Una boccata d’ossigeno per le aziende agricole lombarde, che da tempo versano in una drammatica situazione economica. Ma i soldi non arrivano per tutti in ugual misura. E cresce la rabbia degli allevatori di suini.
Dall’ultima analisi congiunturale di Unioncamere emergono dati tutt’altro che lusignhieri. Anzi. Negli ultimi mesi in Lombardia chiudono una media di 5 aziende agricole al giorno. Nel primo trimestre 2011 il saldo è di meno 516 aziende agricole (meno 328 nell’ultimo trimestre del 2010). Nel 2009 le aziende lombarde del settore agricolo superavano le 53.000 unità. Oggi sono ferme a poco più di 51.000. Il 37,5% delle aziende suinicole e il 33,3% delle aziende vivaistiche dichiarano fatturati in calo. Nel comparto delle carni bovine, il 73% delle imprese prevede un calo della produzione nel corso del 2011.

Numeri impietosi che sembrano essere legati in buona parte all’aumento dei costi, la vera “palla al piede” dell’agricoltura lombarda, nelle parole di Coldiretti Lombardia. I dati elaborati dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) fotografano una situazione a dir poco preoccupante. Nel periodo gennaio-marzo 2011 – rispetto ai primi tre mesi del 2010 – si registra un +18% di spesa per i mangimi, un +5% per i concimi (+11,1% per qualli azotati), e addirittura punte del +65% per orzo e crusca. E anche dove la produzione è cresciuta – come nel caso del latte, che è cresciuto del 2,06% – l’aumento dei costi di produzione impedisce una reale crescita. Al punto che Coldiretti Lombardia ha confessato: “si continua a navigare a vista adattandosi di volta alle mutate condizioni di mercato”.  

In questo contesto tutt’altro che idilliaco si inserisce il finanziamento della Regione Lombardia annunciato dall’assessore De Capitani. Il quale parla di “un importante impegno che la Lombardia, unica regione in Italia, ha voluto assumere, in considerazione delle ancora difficili condizioni economiche, per sostenere le imprese che con il loro lavoro contribuiscono alla crescita di un settore, quello agricolo, che è una leva fondamentale della competitività del sistema economico lombardo”. E ha aggiunto: “Legambiente, nel corso del Comitato di sorveglianza del Piano di sviluppo rurale di qualche settimana fa, mi ha sferazato sottolinenando un’insufficiente incidenza dal punto di vista ambientale delle ingentissime risorse economiche messe a disposizione delle aziende agricole. Accetto la critica ma nel senso che concordo sul fatto che la comunicazione ai cittadini e alle associazioni sia totalmente insufficiente in questo campo e non riesca a rappresentare quotidianamente lo sforzo che il settore agricolo produce per la sostenibilità ambientale della nostra regione”.

Pace fatta, dunque? Si trattava soltanto di un problema di comunicazione? Non proprio. In particolare resta aperto il problema del comparto suinicolo, che è tuttora escluso dai sussidi europei. Il presidente dell’Associazione Nazionale Allevatori Suini (Anas) Andrea Cristini non usa giri di parole, e afferma: “Questa volta nella Pac post 2013 [anno previsto per una grande riforma della Pac, di cui si discute da tempo] ci dobbiamo stare anche noi”. E aggiunge: “ogni giorno ricevo telefonate di gente che ha già ricevuto i decreti ingiuntivi per il sequestro degli animali e delle attrezzature. Il settore ormai non è nemmeno più alla canna del gas. Siamo già oltre. Dieci anni fa per l’alimentazione dei suini si spendevano 28.000 lire al quintale. Oggi siamo a 28 euro, ossia il doppio”.

(Luigi Torriani)

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