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Crisi nera dell'Adriatico: la bozza Tremonti

Non si può certo dire che il pesce dell’Adriatico goda ultimamente di una salute di ferro. La crisi del settore sta assumendo da tempo delle proporzioni preoccupanti. Nei primi mesi del 2011 il crollo della produzione ittica è del 50%, a fronte di un aumento in valore pari al 13% delle importazioni dall’estero di pesce e preparazioni di pesce nel primo trimestre dell’anno in corso.

 

Diversi sono i fattori critici sotto esame, dal caro gasolio (i prezzi del carburante per i pescherecci sono cresciuti del 40% nel primo trimestre 2011) all’inquinamento alla realizzazione nell’Adriatico settentrionale di una serie di cantieri e di infrastrutture dal forte impatto sull’ecosistema costiero. Un dato è certo: il mare Adriatico si sta “sterilizzando”, e “diverse specie sono ai minimi degli ultimi 17 anni”, secondo un recente studio del laboratorio di biologia e pesca di Fano. L’Adriatico è attualmente sovrasfruttato rispetto alle risorse ittiche che è in grado di offrire.

E’ in questo contesto che si inserisce l’articolo contenuto nella bozza di manovra economica proposta da Tremonti nel quale si prevede un fermo temporaneo dell’attività di pesca a strascico e/o volante per un periodo da un minimo di 30 a un massimo di 45 giorni, “al fine di fronteggiare lo stato di eccezionale sovrasfruttamento delle risorse ittiche”, e per “far fronte al rialzo dei costi energetici e di produzione che hanno determinato ripercussioni negative nei confronti del reddito degli operatori di settore”.

In pratica si propone di bloccare la pesca nell’Adriatico per un periodo di un mese o un mese e mezzo. Naturalmente in conseguenza del fermo temporaneo il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) “è autorizzato a concedere alle imprese di pesca una compensazione”. Il responsbile di Coldiretti Impresa Pesca Tonino Giardini approva e rilancia: “occorre che in Adriatico il fermo venga stabilito per tutti i 45 giorni del periodo massimo previsto, per fronteggiare quella che è la crisi più grave da vent’anni a questa parte e che ha coinvolto tanto il pesce bianco quanto quello azzurro. Oltre a ciò andrebbe incentivato dalle singole Regioni un ulteriore periodo di stop di una quindicina di giorni da effettuarsi tra gli operatori su base volontaria, unita ovviamente a provvedimenti di tutela della territorialità. A tale riguardo abbiamo già registrato la disponibilità di alcune amministrazioni, proprio in considerazione della gravità della situazione, specialmente per il settore della pesca a strascico”.

 

 Luigi Torriani

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