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Pasqua: è stata buona la spesa per i prodotti della tradizione

Buone notizie per il settore food: nonostante la crisi, i consumi pasquali si sono mantenuti stabili.


E’ stata di 1,3 miliardi infatti la spesa degli italiani per imbandire la tavola della Pasqua, dove protagonisti sono i piatti della tradizione in casa propria o di parenti e amici (scelta dall’l’84% degli italiani). Buone anche le presenze nei ristoranti o negli agriturismi, dove Terranostra ha stimato quattrocentomila persone per le festività. Lo ha reso noto la Coldiretti sottolineando che, se per mangiare fuori la spesa media per famiglia è di 98 euro, in casa il costo è stato di poco più della metà.

Nonostante, come accennato, la crisi determini un momento di flessione dei consumi alimentari (nel 2010 hanno -0,3% secondo l’Istat e -0,9% se guardiamo i consumi domestici censiti dall’Ismea), le festività pasquali hanno segnato come sempre un momento di rilancio per l’economia.
I dati definitivi non sono ancora arrivati, ma quelli provvisori sono i seguenti: 280 milioni di euro per pane e pasta; 670 milioni di euro per i formaggi; 850 milioni di euro per salumi, insaccati e soprattutto carne di agnello; 400 milioni di euro per ortofrutticoli (in particolare, carciofi, asparagi, radicchio) e per i legumi; 260 milioni di euro per l’olio d’oliva; 620 milioni di euro per vini e spumanti. Da non dimenticare, poi, le uova: durante tutta la settimana santa se ne consumano ogni anno più di 390 milioni, soprattutto per preparare i classici dolci pasquali (come la pastiera), per una spesa complessiva che si sarà aggirata attorno ai 100 milioni di euro. A queste cifre va aggiunta anche la spesa per le uova di cioccolato e le colombe, “commerciali” e “artigianali”, stimata oltre i 500 milioni di euro.

Non bisogna dimenticare infine che, per l’alimentare italiano, la Pasqua è anche una festa da esportazione e la ‘fetta’ destinata ai nostri connazionali all’estero vale 600 milioni di euro tra uova al cioccolato, colombe, prodotti della salumeria e del formaggio, vini e distillati. In pratica, il 20% del totale.

(Da www.diariodelweb.it)

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