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Cosa bevono le donne italiane? I gusti femminili svelati da un'indagine del CDA

Cosa bevono le donne italiane? E che prospettive di mercato si possono aprire? Nei giorni scorsi è stata presentata dal CDA, Consorzio Distributori Alimentari la prima ricerca italiana dedicata al tema del “bere al femminile”, un aspetto che in passato è stato a torto troppo spesso trascurato dal mondo del beverage. Vediamo un po’ i risultati.

 

LA RICERCA

Realizzata per CDA dalla Lorien Consulting di Milano nel corso dei primi mesi del 2010, su un campione di 800 donne, la ricerca fotografa in maniera quanto più possibile completa il mondo delle donne in Italia e il loro rapporto con il bere, cercando di andare al di là degli stereotipi e analizzandone gli aspetti principali e le abitudini diffuse.
Scopriamo così che le bevande, sempre meno bene complementare rispetto al cibo, sono oggi oggetto di attenta analisi da parte delle consumatrici, che analizzano le etichette, studiano provenienza, apporto calorico ed alcolicità. Oltre il 50% delle italiane rientra infatti nella categoria delle “salutiste moderate”, coloro cioè che riescono a conciliare l’attenzione a ciò che mangiano e bevono, pur senza stravolgere le proprie abitudini.

L’acqua, quella naturale in particolare, risulta la “bevanda donna” per eccellenza: l’80% associa infatti proprio l’acqua alla parola bere. Preferita dal 72% delle intervistate, è seguita nell’ordine delle preferenze femminili da caffè (28,6%), acqua gassata (20,3%), succhi di frutta (20%), the e tisane (11,4%). Agli ultimi posti in fatto di gradimento troviamo invece gli alcolici: liquori, cocktail, vino e birra. Ma l’analisi non si ferma qui. Se è vero che per le donne il bere non è solo “semplice dissetarsi”, ma è momento di vita e di socializzazione, la ricerca di CDA suddivide la popolazione femminile in 4 differenti categorie, individuate combinando due fattori chiave come la socievolezza e l’attenzione alla salute (cluster analysis):

le attive socialmente rappresentano circa il 21% del totale. Hanno in genere tra i 18 e i 32 anni, escono con gli amici, frequentano locali, fanno aperitivi e serate, bevono alcolico ma leggero e sono informate sulle ultime tendenze. Tra le bevande preferite, le bibite gassate e i cocktail alcolici, che consumano nei locali come pub e discoteche;

le edoniste sfiorano il 20%. Tra i 41 e i 50 anni, separate o divorziate, con titolo di studio elevato e ottimo livello professionale, amano cenare fuori, associando il bere al cibo. Prediligono vino, liquori e birra di qualità e partecipano a manifestazioni enogastronomiche e corsi. Per loro i luoghi del bere sono soprattutto enoteche e ristoranti;

le attente sono invece il 20,6% del totale. Hanno in genere tra i 33 e i 50 anni e sono particolarmente informate su ciò che bevono, scegliendo perlopiù bevande naturali e salutari. Amano l’acqua gassata e i succhi di frutta e per loro il bere si concentra tra le mura domestiche e più saltuariamente al ristornate;

le salutiste rappresentano la quota più elevata, quasi il 40% del totale. Tra i 33 e i 50, sposate con figli, attente alla casa, non bevono affatto alcolici e scelgono per sé e per le proprie famiglie solo bevande naturali. Le loro bevande sono l’acqua naturale e le bevande calde, da consumare in casa, in ufficio, in palestra…

PROSPETTIVE FUTURE

E in futuro invece cosa accadrà? La tendenza è quella a di un progressivo invecchiamento della popolazione, di un incremento degli stranieri e di una concentrazione dei giovani nelle città universitarie, fattori che porteranno quindi rispettivamente ad un maggiore salutismo o edonismo di qualità, all’introduzione di nuove abitudini e prodotti e alla nascita di nuovi luoghi chiave in fatti di mode e tendenze. Ne emerge un quadro complesso, con importanti ed inaspettate curiosità. “Ciò che risulta particolarmente evidente – conclude Lucio Roncoroni – è la differenza tra l’universo dei consumi femminile e quello maschile, non tanto per ciò che si beve, ma per come si beve”. Nel caso delle donne in effetti sembrerebbe più opportuno parlare non tanto di consumi, quanto piuttosto di rituali di consumo al femminile: bere non significa solo dissetarsi, socializzare, trascorrere il tempo libero. L’atto del bere si carica invece di contenuti più profondi, bere è vivere emozioni, passioni, speranze e sogni, è l’affermazione del proprio essere donna. Fondamentale infine è l’aspetto della condivisione: bere fra donne infatti è molto meglio.

(Da www.berverfood.com)

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