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Rapporto Coop 2010 su consumi e distribuzione

 

 

E’ uscito il Rapporto Coop 2010 “Consumi e distribuzione” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. (Ricerche per l’Economia e la Finanza) e Nielsen. Vediamo qual’è la situazione attuale e scopriamo le previsioni ragionate per il 2011!

 

L’eredità della crisi e il comportamento degli italiani.

Se è vero che il 2008 e i primi mesi del 2009 sono stati il momento più difficile per l’economia internazionale dal dopoguerra, è inevitabile che pur a fronte di un’inversione di rotta, pesa ancora sulla situazione attuale l’eredità lasciata dalla crisi. L’Italia non fa eccezioni e pur godendo della ripresa internazionale che la trascina fuori dalla recessione condivide con gli altri una comune incertezza sull’imminente futuro. Una spesa imprevista di 1000 euro mette in difficoltà 2/3 dei cittadini e il 21% (a fronte di una media Ue che non supera il 12%) ammette di avere più difficoltà a sostenere spese peraltro necessarie come quelle relative alla cura dei propri bambini. A fronte di simili preoccupazioni, inevitabile la contrazione dei consumi procapite che, nel biennio 2007-2009, si sono ridotti di oltre 600 euro l’anno a prezzi costanti, di cui 181 solo nella componente alimentare. Diverso l’andamento europeo dove la crisi c’è stata, ma la reazione a livello di consumi è stata diversa e meno penalizzante. Fatta eccezione per la Spagna, infatti in Germania i consumi hanno subito una leggera flessione e sono addirittura cresciuti in Francia. La componente territoriale d’altronde gioca un ruolo significativo anche sui comportamenti dei consumatori. “A “tirare di più la cinghia” i residenti al sud e nelle isole: soltanto prendendo in considerazione la spesa media mensile per alimentari e bevande, la riduzione al nord si è attestata all’1,3% nel biennio a prezzi correnti, mentre al Centro e nel Mezzogiorno la flessione è stata molto più consistente attestandosi non lontano dal -4%. E comunque un po’ ovunque è il ceto medio ad aver sofferto di più. Cresce il divario a livello di consumi anche fra le famiglie che hanno o non hanno l’accesso a Internet. Le prime già nel 2008 hanno speso circa 1200 euro in più al mese rispetto alle seconde destinando maggiori quote di spesa allo svago, all’abbigliamento, alla mobilità: frutto sicuramente di un maggiore budget disponibile. E sono proprio queste famiglie una delle poche componenti dinamiche della società italiana dei prossimi anni.

Il carrello alimentare e non

La crisi, come ci si poteva aspettare, ha fatto cadere la domanda per quei prodotti il cui acquisto è possibile rinviare: arredamento (-7% a quantità nel 2007/2009), elettrodomestici (-8,7%), abbigliamento (-10.9%). Sorprendentemente però anche i consumi di beni di uso quotidiano hanno subito contraccolpi negativi e tra questi persino i prodotti alimentari divenuti l’epicentro della crisi come mai negli ultimi trent’anni (da quando esiste la rilevazione Istat). Nella classifica dei consumi che hanno subito maggiori diminuzioni a prezzi costanti figurano il pane e cereali (-5,2% nel 2007/2009), il pesce (-4,3%), latte formaggi e uova (-3,3%), olii e grassi (-3,4%). Gli italiani, più formiche che cicale, sono diventati più sobri (il 14% dichiara di aver ridotto l’acquisto di alcolici e l’11% persino il fumo) e hanno messo in atto strategie di contenimento della spesa.
Al supermercato che continuano a privilegiare come luogo dove fare la spesa diminuiscono le quantità acquistate, cercano le private label. Dichiarano di averlo fatto durante la crisi, ma dichiarano anche di continuare a volerlo fare. Tanto che le previsioni del Rapporto Coop per il biennio 2010-2011, a fronte di un aumento del Pil stimabile rispettivamente in un +1,2% e + 0.9% segnalano una ripresa, benché debole, dei consumi delle famiglie (0,3% nel 2010 e 0,6% nel 2011). D’altro canto tra i prodotti che viceversa hanno continuato a crescere anche durante la crisi e ancora nel primo semestre 2010 spicca l’elettronica di consumo (televisori a schermo piatto e smartphone su tutti) che da sola fa segnare un +16%. Apparecchiature e servizi per la telefonia (a partire dall’iPad), computer, audiovisivi continuano a figurare al top anche nelle voci dei consumi che cresceranno di più nel prossimo triennio seguiti da altre voci (farmaci e articoli sanitari, protezione sociale, servizi ambulatoriali) che fanno riferimento alle necessità di una popolazione che invecchia. In prospettiva riemergono i consumi di nuova necessità come i servizi ricreativi e culturali, le vacanze, i pasti fuori casa.
A dispetto della crisi, gli italiani aspirano infatti a consumi edonistici, con una quota aggiuntiva di servizio e improntati alla ricerca del benessere e non a caso nella prima metà del 2010 riacquistano quota i carrelli Etnico (+6,5% a quantità), Salute (+6,4% integratori e complessi vitaminici, dolcificanti, prodotti senza glutine, yogurt) e Pronto (+8% un paniere composto da paste fresche, sughi pronti, pizze e snack surgelati, merendine e frullati).

L’andamento delle vendite nel primo semestre 2010 e il rischio inflazione

Al momento la ripresa dei consumi ancora non c’è: nelle prime 33 settimane del 2010 il mercato della grande distribuzione registra una flessione delle vendite dello 0,3%. Persiste un quadro problematico: per la prima volta calano i consumi alimentari e calano in quantità prodotti di base come la pasta di semola (- 2,8%), le conserve a base pomodoro (-2,3%), l’olio di oliva (-1,7%) e gli olii di semi (-5%) segno evidente delle difficoltà delle famiglie italiane.

(Da www.e-coop.it)

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