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La multinazionale francese Lactalis compra anche Latterie Friulane. Coldiretti e Codacons chiedono l'intervento dell'Antitrust

Lactalis compra Latterie Friulane

La multinazionale francese Lactalis, attraverso la Parmalat, ha acquistato il marchio Latterie Friulane. Ma la Coldiretti e il Codacons chiedono un intervento dell’ Antitrust.

 

 

 

La multinazionale francese Lactalis ha acquistato – attraverso Parmalat (già di proprietà della Lactalis) – il Consorzio Cooperativo Latterie Friulane. Una notizia positiva per l’azienda, che si trovava da tempo in una situazione molto difficile dopo lo scandalo delle aflatossine. Ma secondo la Coldiretti si tratta di una notizia complessivamente negativa per il settore del latte, che sta vivendo una situazione drammatica con il crollo dei prezzi pagati agli allevatori e con la fine del sistema delle quote. Dall’inizio della Crisi (2007) ad oggi ha chiuso in Italia una stalla su cinque, con la perdita di 32.000 posti di lavoro, e secondo la Coldiretti la posizione dominante della Lactalis (che in Italia ha già acquistato Invernizzi nel 2003, poi Galbani e Locatelli e infine Parmalat nel 2011) determinerebbe un ulteriore squilibrio contrattuale tra le parti a danno degli allevatori. Da qui la richiesta della Coldiretti e del Codacons di un intervento dell’Antitrust (dell’ AGCM-Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) in questo comunicato stampa:

 

l’ultima operazione della multinazionale del latte francese Lactalis è stata l’acquisizione del Consorzio Cooperativo Latterie Friulane annunciata silenziosamente a fine 2014 e festeggiata con una lettera in cui si annunciava agli allevatori italiani fornitori dei diversi marchi del Gruppo un ulteriore taglio a 35 centesimi al litro del prezzo del latte. La Coldiretti e il Codacons chiedono con un esposto di fare luce sugli abusi di dipendenza economica a danno dei produttori di latte fresco all’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). La presenza della multinazionale francese Lactalis in Italia inizia nel 2003 con l’acquisizione dell’Invernizzi, continua con quella della Galbani e della Locatelli e poi nel 2011 con la Parmalat ed infine con l’acquisizione del Consorzio Cooperativo Latterie Friulane. A ciò si aggiunge la strana storia della Centrale del Latte di Roma, che vede coinvolta la multinazionale francese Lactalis. Nel marzo del 2010 una Sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato la nullità della vendita della Centrale del Latte di Roma a Cirio da parte del Comune di Roma e tutti gli atti conseguenti, compresa la successiva vendita a Parmalat, pertanto le azioni della Centrale del Latte sono ritornate al Comune di Roma, il quale però, dopo cinque anni, non ha ancora avviato le procedure di recupero delle proprie azioni. Intanto il progetto per il recupero della Centrale è chiaro: prevede un ruolo di partecipazione diretto degli allevatori nelle scelte che riguardano l’azienda. Il risultato di questa situazione di mercato è un evidente squilibrio contrattuale tra le parti che determina un abuso, da parte dei trasformatori, della loro posizione economica sul mercato, dalla quale gli allevatori dipendono. I prezzi praticati dagli intermediari della filiera del latte fresco sono iniqui e gli allevatori manifestano ormai evidenti segni di cedimento. La Coldiretti, sostenuta anche dall’intervento di Codacons, hanno chiesto, allora, all’Antitrust (AGCM) che si faccia chiarezza sulla questione dei prezzi e dei costi di produzione, argomento ancora troppo poco indagato, e che si individui la situazione di abuso in cui le imprese di trasformazione operano a danno di chi garantisce una materia prima di qualità. La recente legge n. 27 del 2012 ha disposto interventi urgenti a tutela della concorrenza e dello sviluppo della competitività prevedendo, all’articolo 62, una disciplina specifica in materia di cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari nelle relazioni commerciali. La particolare attenzione alle relazioni contrattuali nel settore agricolo è dovuta al riconoscimento della posizione di ‘debolezza’ in cui versa una parte contraente rispetto ad imprese più forti sul mercato. Il decreto che ha dato attuazione all’articolo 62 vieta le pratiche commerciali sleali e, in particolare, quelle pratiche che determinano prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione medi dei prodotti oggetto delle relazioni commerciali e delle cessioni da parte degli imprenditori agricoli.

 

Si allunga in ogni caso sempre di più l’elenco delle aziende agroalimentari italiane vendute a multinazionali straniere. Un fenomeno iniziato nella seconda metà degli anni ’80 e che ha avuto un’escalation dall’inizio della Crisi. Sull’argomento abbiamo scritto più volte qui su Universofood (in particolare qui, qui, qui e qui). I grandi marchi alimentari persi dall’Italia negli ultimi trent’anni sono i seguenti: Invernizzi formaggi (venduta alla Kraft nel 1985, poi alla Lactalis nel 2003), Buitoni pasta (passata nel 1988 alla Nestlé), Perugina dolci (1988, Nestlé), Italgel-Antica Gelateria del Corso (1993, Nestlé), Fattorie Scaldasole (1995, Heinz, poi Andros 2005), Stock (1995, Eckes A.G., poi Oaktree Capital Management), Sanpellegrino acqua e bevande (1998, Nestlé), Locatelli formaggi (1998 Nestlé, poi Lactalis), Peroni birra(2003, SABMiller), Olio Sasso (2005, gruppo spagnolo SOS, poi diventato Deoleo), Olio Carapelli (2006, gruppo spagnolo SOS),Galbani (2006, Lactalis), Olio Bertolli (2008, Unilever, poi SOS),Orzo Bimbo (2008, Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis),Rigamonti Salumificio Spa (2008, passata a dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International), Italpizza (2008, Bakkavor Acquisitions Limited), Delverde Industrie Alimentari Spa (2009, Molinos Delplata Sl del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata),Boschetti Alimentare (2010, Financière Lubersac, che detiene il 95%), Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa (2010, passa per il 27% alla francese Bongrain Europe Sas), Parmalat (2011, diventa della francese Lactalis), Gancia Spumanti (2011, va per il 70% al russo Rustam Tariko), Fiorucci Salumi (2011, va allla spagnola Campofrio Food Holding S.L.), Zucchero Eridania Italia Spa (2011, per il 49% va al gruppo francese Cristalalco Sas), Pelati AR – Antonino Russo (2012, nasce una nuova società, la “Princes Industrie Alimentari SrL”, controllata al 51% dalla Princes, controllata dalla giapponese Mitsubishi), Star (2012, passa al 75% agli spagnoli Gruppo Gallina Blanca), Eskigel gelati per la Gdo (2012, va ad inglesi con azioni in pegno di un pool di banche), Riso Scotti (2013, ceduto per il 25% alla spagnola Ebro Foods), Chianti Classico(2013, un imprenditore della farmaceutica di Hong Kong ha acquistato l’azienda agricola Casanova – La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero, prima volta nella storia che una delle 600 aziende socie del Gallo Nero passa in mani orientali), Pasticceria Confetteria Cova (2013, acquisizione da parte della multinazionale del lusso Lvmh di una partecipazione di maggioranza nel capitale sociale), Pernigotti (2013, venduta ai turchi di Oksoz); Pasta Garofalo (2014, venduta per il 52% agli spagnoli di Ebro Foods), Gruppo oleario toscano Salov – marchi di olio Sagra e Filippo Berio (2014, acquisizione da parte del Gruppo Yimin, una sussidiaria del Gruppo cinese Bright Food); Consorzio Cooperativo Latteria Friulano (2015, acquisizione da parte della Lactalis attraverso Parmalat).

 

 

 

(Luigi Torriani)

 

 

 

 

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