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Liquori e distillati. Dal primo gennaio 2015 il nuovo aumento delle accise

Liquori e distillati accise

In Italia l’unica “soluzione” per cercare di sistemare i disastrati conti pubblici continua ad essere quella di aumentare le tasse. Nel Paese con la pressione fiscale più alta d’Europa – anziché tagliare la spesa pubblica – vengono tutt’ora introdotte delle nuove tasse. Particolarmente drammatica è la situazione del comparto dei liquori e distillati (comprensivo anche dei vini liquorosi, come il Marsala e la Malvasia, e dei vini aromatizzati, come il Vermut) : a gennaio 2015 scatta un ulteriore aumento delle accise, il quarto in un anno.

 

 

 

Il settore dei liquori e distillati è soggetto, oltre che al pagamento dell’ Iva con aliquota massima del 22%, anche al pagamento delle accise (imposte indirette sulla fabbricazione e sulla vendita). Già nel novembre del 2013 l’allora Governo Monti aveva approvato un aumento delle accise sui liquori e distillati (e anche sulle birre) in tre fasi: un primo scatto dal 10 ottobre 2013, un secondo dal primo gennaio 2014, e un terzo dal primo gennaio 2015. Di fatto sono poi scattati tre aumenti (dal primo ottobre 2013, dal primo gennaio 2014, dal primo marzo 2014), e l’aumento che scatterà dal primo gennaio 2015 sarà il quarto in poco più di un anno. Complessivamente, rispetto a settembre 2013, la tassazione sui liquori a gennaio 2015 sarà del 30% in più.

 

L’impatto di questa nuova manovra sul settore, secondo uno studio di Trade Lab per Federvini, è devastante e determinerà – nel complesso – un calo dei volumi del 9,4% e un calo del fatturato del 2,6%, con la perdita di circa 6.700 posti di lavoro; anche l’impatto sui conti pubblici sarà – addirittura – negativo, con un passivo 2,8 milioni di euro (gli aumenti delle accise portano 86 milioni di introiti fiscali in più, ma determinano un calo delle vendite e quindi un calo occupazione che si traduce in 19 milioni di euro in meno di Iva e 70 milioni in meno di tasse sul lavoro).

 

Una vera e propria follia, che il Presidente di Federvini Sandro Boscaini commenta in questi termini: “questi datisono allarmanti. Il prossimo aumento delle accise sugli spiriti fissato a gennaio 2015 colpirà un comparto che già da molto tempo soffre per gli effetti congiunturali della crisi economica e del calo dei consumi. Sotto scacco c’è un intero settore di grande storia, che ha saputo valorizzare territori e tipicità e che ha contribuito a far conoscere le eccellenze del Made in Italy nel mondo. Lo scenario prospettato da Trabe Lab misura quale forte impatto si avrà proprio sulle produzioni di quei territori che, per tradizione e per una presenza capillare di imprese di piccole e medie dimensioni, hanno creato dei veri distretti di qualità. Pensiamo al Piemonte, alla Lombardia, al Veneto e al Friuli Venezia Giulia. L’aumento delle accise sta colpendo e colpirà ancora tutta la nostra filiera allargata, sia a monte sia a valle, mettendo in pericolo il lavoro di oltre 6.700 persone. Su questa strada rischiamo l’estinzione del settore liquoristico italiano, con la perdita di un know how antico e di un patrimonio che invece dovremmo difendere e valorizzare per sostenere l’export italiano. Invitiamo quindi tutti quelli che amano e sostengono il made in Italy a unirsi alla nostra petizione online, www.stopalleaccise.it, contro l’aumento delle accise“.

 

(Luigi Torriani)

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