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Falso Brunello di Montalcino. Nuovo maxisequestro da 160.000 litri

Falso Brunello di Montalcino sequestri

La Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 160.000 litri di falsi Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino. Un’operazione che rappresenta emblematicamente una situazione – quella delle frodi nel comparto dei vini – in continuo peggioramento: secondo i dati diffusi dalla Coldiretti dall’inizio della Crisi ad oggi sono più che raddoppiate le frodi nella filiera del vino e degli alcolici.

 

 

I vini italiani sono i più apprezzati e i più venduti nel mondo, con un export in continua crescita. Ma cresce anche il fenomeno delle frodi e delle contraffazioni nel settore vinicolo, un fenomeno che sta assumendo dimensioni eclatanti nel caso del Brunello di Montalcino, uno dei vini italiani più prestigiosi e più apprezzati nel mondo. Già a giugno c’era stato il sequestro di 30.000 bottiglie che erano state etichettate come Brunello e come Chianti ma che erano state in realtà prodotte con altre uve e senza rispettare il Disciplinare dei Consorzi di Tutela. Ora un nuovo maxisequestro, a settembre: la Guardia di Finanza di Siena ha sequestrato 165.467 litri di vino (circa 220.600 bottiglie del formato da 0,75 cl.) di cui 75.620 litri di Brunello di Montalcino e 89.847 litri di Rosso di Montalcino. Un enologo e consulente tecnico di diverse aziende vinicole toscane, sarebbe riuscito “commercializzare, spacciandolo come vino Brunello e Rosso di Montalcino, un enorme quantitativo di vino di modesta qualità” tra il 2011 e il 2013, attraverso l’utilizzo di 2.350 contrassegni di Stato rubati e “copiosa documentazione e materiale contraffatto”, e attraverso l’inserimento informatico di dati falsi (in termini di produzione delle vendemmie, cessione di vino sfuso e giacenze contabili) nella banca dati di Artea.

 

Il caso del falso Brunello è particolarmente eclatante per la fama e per il prestigio del vino in questione (nel 2013, secondo i dati diffusi  dalla Coldiretti, la produzione di Brunello è stata di 8,1 milioni di bottiglie, per un fatturato di 165 milioni di euro). Ma il fenomeno è più ampio e non riguarda solo il Brunello di Montalcino: secondo i dati diffusi dalla Coldiretti dall’inizio della Crisi ad oggi (precisamente tra la fine del 2007 e la fine del 2013) c’è stato in Italia un incremento del 102% nel valore delle bottiglie di vino e alcolici sequestrati perché contraffatti, falsificati o adulterati.

 

Il Presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci ha commentato la notizia del sequestro di 160.000 litri di falso Brunello e Rosso di Montalcino in questi termini: “è un fatto molto grave che potrebbe arrecare un danno sensibile al Brunello di Montalcino, ai produttori e al suo territorio, un sistema che però fortunatamente, come in questo caso, ha la forza e gli strumenti per individuare, isolare e combattere con successo chi abusa della notorietà del Brunello. I reati contestati non lasciano dubbi: si tratta di una truffa verso il consumatore e soprattutto verso i produttori di Brunello, che subiscono questa vicenda e che reagiranno con durezza. Se e quando l’inchiesta confermerà le varie responsabilità il Consorzio si costituirà immediatamente parte civile e ricorrerà a tutti gli strumenti necessari per colpire simili comportamenti, in modo particolare coloro che sul territorio eventualmente avessero condotto gravi irregolarità o adottato iniziative lesive dell’immagine del Brunello. Il Consorzio ha collaborato da subito alle indagini, partite proprio dal sistema stesso dei produttori. E ora è stato approvato l’inserimento di un nuovo articolo nel disciplinare che introduce il controllo preventivo sulle vendite di uva e vino sfuso: i produttori le dovranno comunicare con un preavviso di 48 ore facilitando così ulteriormente il lavoro degli organi di controllo. Inoltre è stata varata la commissione che entro ottobre redigerà il Codice etico cui tutti i produttori e coloro che ruotano intono al mondo del vino dovranno attenersi“.

 

Mentre secondo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina “abbiamo i mezzi giusti per difendere i nostri prodotti d’eccellenza e l’operazione di oggi della Guardia di Finanza in collaborazione con il nostro Ispettorato repressione frodi ne è la conferma. L’azione di contrasto messa in campo testimonia che i livelli di presidio della qualità ci sono e funzionano. E proprio la sinergia operativa tra gli organismi di controllo e gli enti preposti alla certificazione ha consentito di impedire che la frode colpisse ancora i consumatori e di porre fine a un’odiosa concorrenza sleale nei confronti dei produttori onesti. Chi vuole operare fuori dalle regole va messo fuori gioco e per questo ritengo importante l’esempio dato dal Consorzio del Brunello nel denunciare movimenti sospetti“.

 

(Luigi Torriani)

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