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Dalla pajata all'ossobuco alla finanziera. I piatti tradizionali bloccati dall'Unione Europea

pajata

L’allarme viene dalla Coldiretti ed è un atto d’accusa nei confronti dell’Unione Europea: sono troppe le incongruenze nella legislazione Ue in materia di sicurezza alimentare, con una severità eccessiva verso i piatti tradizionali e un permissivismo incomprensibile verso truffe e imitazioni.

 

 

 

Il 21 maggio, presso Fiera Milano Congressi – MICO si è tenuto un incontro organizzato dalla Coldiretti e intitolato “L’Europa nel piatto degli italiani”. Un’occasione per fare il punto della situazione sulle leggi Ue in ambito agroalimentare e per sottolineare un paradosso: l’Unione Europea negli ultimi anni ha bloccato diversi prodotti tipici sulla base di ragioni ecologiche e di sicurezza alimentare intese in senso eccessivamente stringente, mentre ha fatto ben poco per fermare dei veri e propri scandali alimentari.

 

Sul fronte dei prodotti alimentari tradizionali la Coldiretti ha messo l’accento in particolare su due casi: pesce e molluschi (divieti per ragioni ecologiche); carne di vitello (divieti per ragioni di sicurezza alimentare). Le nuove norme in difesa degli ecosistemi marini appaiono eccessive soprattutto nel comparto della pesca ai molluschi bivalvi: dal primo giugno 2010 è in vigore il divieto di pesca-raccolta dei molluschi a distanza inferiore di 0,3 miglia marine dalla battigia, cioè in quegli areali in cui si concentra il 70% delle vongole e quasi il 100% delle telline e dei cannolicchi. Stanno quindi scomparendo dalle nostre tavole le telline e i cannolicchi, mentre le vongole in vendita sono quasi esclusivamente di allevamento. Analogamente sono quasi scomparsi dalle tavole i bianchetti (il novellame di sarde e alici), la cui pesca è stata fortemente limitata dal giugno 2010 addirittura con la richiesta a Camilleri di toglierli dai libri di Montalbano. Sul fronte delle carni di vitello resta il bando a grandi piatti della tradizione italiana come la pajata (è la prima parte dell’intestino tenue del vitello da latte, sostituito oggi dall’intestino d’agnello) e l’ossobuco alla finanziera piemontese (un classico composto da frattaglie e animelle di vitello, un piatto medioevale, amato da Cavour). Questi divieti sono ancora legati alle restrizioni sanitarie adottate nel luglio del 2001 per fronteggiare l’emergenza della mucca pazza (encefalopatia spongiforme bovina – Bse), restrizioni sanitarie che vengono mantenute ancora oggi nonostante nel giugno del 2013 l’Organizzazione mondiale per la sanità animale (Oie) abbia stabilito per l’Italia un nuovo stato sanitario per l’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), passando dal livello di rischio “controllato” a quello “trascurabile”.

 

Nel frattempo l’Unione Europea – tra le tante cose – non contrasta adeguatamente i veri scandali alimentari (dal fenomeno dei falsi formaggi grana al caso dei wine kit), permette di usare nei formaggi fusi polvere di caseina e caseinati invece del latte, consente di aumentare la gradazione del vino aggiungendo zucchero, dà la possibilità per wurstel e mortadella di aggiungere acqua senza indicarlo in etichetta, e introduce le cosiddette etichette alimentari a semaforo che si basano esclusivamente sul contenuto in grassi, sale e zucchero senza considerare conservanti, aromatizzanti ed edulcoranti. Addirittura la Ue sta vagliando una proposta di Olanda e Svezia (con il sostegno di Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo) che porterebbe – per evitare sprechi – a togliere l’obbligo di indicare in etichetta il termine minimo di conservazione ”da consumarsi preferibilmente prima” per prodotti come pasta, riso e caffè (attraverso l’estensione  dell’allegato X del regolamento UE 1169/2011). Una proposta che la Coldiretti commenta in questi termini: “con l’eliminazione di questa indicazione l’Unione Europea taglia di fatto la qualità del cibo in vendita in Europa, che con il passare del tempo perde le proprie  caratteristiche nutrizionali in termini di contenuto in vitamine, antiossidanti e polifenoli che fanno bene alla salute, e perde anche le proprietà organolettiche, di fragranza e sapore, dalle quali deriva il piacere di stare a tavola”.

 

(Luigi Torriani)

 

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