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Sagre e concorrenza sleale. In arrivo in Umbria il 'marchio di validità' per le sagre

sagre

La questione delle sagre e della concorrenza sleale nei confronti dei ristoranti si ripresenta puntuale, in Italia, ad ogni estate. La giunta regionale dell’Umbria ha ora adottato un disegno di legge che introduce regole più severe per le sagre e che potrà servire da esempio per tutte le altre regioni.

 

Qui su Universofood ci siamo già occupati del problema delle sagre, e delle continue proteste della Fipe e di Confcommercio contro quella che è a tutti gli effetti una forma di concorrenza sleale. Il punto è questo: ogni anno in Italia si svolgono – concentrate per l’80% nei mesi estivi – circa 32.000 sagre, cioè una media di quattro per ogni comune (in Italia ci sono 8.057 comuni); c’è quindi una fortissima concorrenza delle sagre nei confronti di bar e ristoranti, soprattutto nelle zone turistiche (secondo le stime della Fipe in Toscana le sagre toglierebbero ogni estate addirittura il 25% di fatturato a bar e ristoranti!) e soprattutto quando (spesso) le sagre offrono diverse centinaia di “coperti” e si succedono in una stessa località senza soluzione di continuità protraendosi per settimane e configurandosi in sostanza come un’attività stagionale di bar e ristorazione in una piazza o area all’aperto; la concorrenza delle sagre nei confronti di bar e ristoranti è sleale perché le sagre non rispettano gli stessi requisiti cui sono invece sottoposti i bar e i ristoranti, sia in materia fiscale (non devono dare stipendi al personale e non devono pagare le tasse, a parte quelle sui rifiuti – peraltro in genere concesse a una cifra forfettaria) sia per quanto riguarda le regole sul lavoro e le regole igienico-sanitarie, e possono quindi offrire cibi e bevande a prezzi anche di molto inferiori a quelli dei bar e ristoranti che si trovano a pochi metri di distanza, anche perché oltretutto le sagre propongono in genere prodotti di bassa qualità (e costo), assai di rado legati alle aziende agricole del territorio.

 

La giunta regionale dell’Umbra – dopo le proteste sempre più veementi dello scorso anno da parte dei ristoratori umbri – ha ora preadottato un disegno di legge, che – sia pure in maniera ancora alquanto blanda – introduce alcune regole per le sagre. La Regione Umbria ha in sostanza stabilito il limite massimo di dieci giorni per la somministrazione di bevande e alimenti nell’ambito delle feste popolari e delle sagre, e ha creato un marchio – “Sagra Tipica dell’Umbria” – che sarà concesso soltanto alle sagre che propongono prodotti alimentari provenienti per almeno il 40% dall’elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali e classificati come Dop, Igp, Doc e Docg dalla Regione Umbria (il che significa che le sagre porteranno introiti ai produttori agricoli e agroalimentari locali e avranno comunque maggiore difficoltà a tenere i prezzi molto bassi per la necessità di mantenere degli alti standard qualitativi nella scelta dei prodotti).

 

(Luigi Torriani)

 

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