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Spumante e panettone. Boom nell'export

Spumante e panettone

Nel quadro di un export in continua crescita volano anche le esportazioni dei prodotti tipici italiani natalizi, in particolare il panettone e lo spumante.

 

 

Mentre i consumi interni non ripartono, l’export agroalimentare continua a salire, con il record di 30 miliardi nel 2011, nuovo record a 31 miliardi nel 2012 e un 2013 addirittura da 34 miliardi. In questo contesto – secondo le elaborazioni della Coldiretti su dati Istat – vanno molto bene anche le esportazioni dei prodotti tipici del Natale italiano.

 

Le vendite di spumante all’estero nel 2013 sono aumentate del 16% rispetto al 2012 (i vini nel loro complesso sono a +8% nell’export 2013 rispetto al 2012), superando quota 700 milioni (record di sempre) e facendo segnare percentuali di crescita impressionanti in Cina (+101%), nel Regno Unito (+50%), in Russia (+31%), e negli Stati Uniti (primo importatore mondiale; +24%). Nell’intero 2013 sono state vendute all’estero circa 290 milioni di bottiglie di spumante italiano, e 150 milioni di bottiglie sono state stappate in Italia nello stesso periodo (per i brindisi di fine anno l’86% degli italiani contnua a scegliere lo spumante, e soltanto l’11% predilige lo champagne).


Sempre nel 2013 – rispetto al 2012 – le esportazioni di panettone sono cresciute del 14%, i salumi sono a +5%, la pasta a +4% e i formaggi a +3% (si stima che il periodo natalizio saranno spesi all’estero oltre 180 milioni per acquistare formaggi italiani, con in testa Parmigiano Reggianoe Grana Padano).

 

Ma resta il fenomeno dell’Italian Sounding, un problema sul quale la Coldiretti richiama per l’ennesima volta l’attenzione: “l’andamento sui mercati internazionali dei prodotti del Made in Italy agroalimentare italiano potrebbe ulteriormente migliorare da una più efficace tutela nei confronti della ‘agropirateria’ internazionale, che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All’estero il falso Made il Italy a tavola fattura 60 miliardi di euro e sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che è causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili”.

 

(Luigi Torriani)

 

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