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Spesa alimentare. In calo anche i supermercati, tengono solo i discount

supermercato

Non sono più soltanto i piccoli negozi di alimentari a perdere clienti. Ormai la Crisi colpisce anche la Gdo, con un calo significativo delle vendite di prodotti alimentari in supermercati e ipermercati nei primi sette mesi dell’anno. Tengono soltanto i discount, con una spesa a prezzi (e qualità) sempre più bassi.

 

La situazione del settore alimentare italiano è fatta di chiaroscuri (qui e qui un quadro generale sui punti di forza e debolezza dell’agroalimentare italiano), e ha anche aspetti positivi come la crescita dell’export. Ma il calo dei consumi sul mercato interno è sempre più preoccupante, e riguarda in particolare il pesce fresco e i prodotti della dieta mediterranea. Si parla, per i primi sette mesi del 2013, di un -13% nelle vendite di pesce, -10% nelle vendite di olio, -10% per la pasta, -7% per il latte, -3% per l’ortofrutta, -2% per la carne (dati Istat). E la situazione è sempre più preoccupante dal punto di vista della qualità e della sicurezza alimentare, come evidenziato dalla Coldiretti nel suo recente Dossier su I rischi dei cibi low cost.

Da anni sono evidenti fenomeni come il crollo degli acquisti d’impulso e l’aumento della spesa lunga e della spola tra i negozi, come anche la crescita della spesa al risparmio nell’ambito della Gdo. Ma nel 2013 la situazione sta peggiorando e inizia a coinvolgere anche la Grande Distribuzione Organizzata, che inizialmente aveva tratto un vantaggio anticiclico dal crollo del potere d’acquisto delle famiglie italiane, sempre più orientate a passare almeno in parte dagli acquisti nei negozi di alimentari agli acquisti a prezzi più bassi nell’ambito della Gdo. I dati Istat per i primi sette mesi del 2013 segnalano un calo del 3,5% delle vendite nei negozi di alimentari, ma anche un -0,9% in quantità nelle vendite di supermercati e ipermercati, nonostante ormai oltre un quarto dei prodotti presenti sugli scaffali siano a prezzo scontato. Tengono soltanto i discount, che anzi crescono dell’1% (comunque meno di quanto sono cresciuti nel 2012). E l’ aumento dell’Iva scattato dal primo ottobre determinerà un aumento dei prezzi con conseguente – ulteriore – contrazione delle vendite.

(Luigi Torriani)

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