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La guerra delle aringhe tra Unione Europea e Isole Far Oer

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Dopo le ultime polemiche sulla caccia alla balena in Islanda, è scoppiato un altro conflitto nell’estremo Nord dell’Europa: la “guerra delle aringhe” tra l’Unione Europea e le Isole Far Oer, accusate dalla Ue di non rispettare le regole sulla pesca delle aringhe. Le sanzioni comminate dall’Unione Europea sono pesantissime.

 

Non c’è soltanto in Italia il problema del sovrasfruttamento delle risorse ittiche (da cui il provvedimento del fermo pesca in Adriatico per salvare i nostri mari). Il problema è più ampio e profondo, come già mostrava il Rapporto di Ocean 2012 di cui avevamo parlato lo scorso anno, qui su Universofood.

Un caso particolarmente grave è quello della pesca delle aringhe alle Isole Far Oer, arcipelago atlantico situato tra Scozia e Islanda e appartenente al regno Unito di Danimarca. Gli stock di aringhe atlantico-scandinave sono gestite sulla base di un piano congiunto di gestione da Norvegia, Russia, Islanda, Isole Far Oer e Unione Europea, con quote massime di cattura attribuite a ogni Paese. Per l’anno 2013 le Isole Far Oer sono ufficialmente uscite, unilateralmente, dall’accordo, fissando una quota di cattura delle aringhe di oltre tre volte superiore a quella fissata in precedenza (105.000 tonnellate al posto di 31.940 tonnellate). L’Unione Europea, dopo settimane di trattative andate a vuoto, ha risposto il 20 agosto imponendo il divieto per tutti i Paesi europei di importare aringhe e sgombri dalle Isole Far Oer e vietando alle navi da pesca per aringhe e sgombri battenti bandiera delle Far Oer di entrare nei porti dell’Unione Europea (salvo emergenze). Queste misure entrano in vigore sette giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Ue e il governo delle Far Oer ha due settimane di tempo per dare a Bruxelles delle risposte convincenti.

La Commissaria Ue alla Pesca Maria Damanaki ha spiegato: “l’adozione di misure di questo tipo è sempre l’ultima ratio. Le Far Oer avrebbero potuto porre fine alle loro pratiche di pesca insostenibili, ma hanno deciso di non farlo. Ora nessuno può più ignorare che l’Ue è determinata a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per proteggere la sostenibilità a lungo termine delle risorse ittiche”.

(Luigi Torriani)

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