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Assemblea nazionale Coldiretti 2013. Le relazioni del presidente Marini

Si è tenuta a Roma, al Palalottomatica, il 4 luglio 2013, l’assemblea nazionale della Coldiretti, alla presenza del ministro Nunzia De Girolamo (qui il video dell’intervento della De Girolamo). Vediamo quali sono i punti di forza, gli elementi di debolezza e i problemi aperti dell’agricoltura italiana secondo le relazioni del presidente Sergio Marini.


Questi, in estrema sintesi, gli elementi emersi dall’assemblea nazionale Coldiretti 2013, e diffusi dalla stessa Coldiretti in un ampio comunicato stampa:

1) PUNTO DI FORZA: OGGI L’AGRICOLTURA E’ L’UNICO SETTORE DELL’ECONOMIA ITALIANA CHE E’ IN CRESCITA

[vedi qui per ulteriori approfondimenti]

“L’occupazione giovanile cresce solo in agricoltura, che fa segnare un aumento record del 9 per cento nelle assunzioni di giovani under 35 anni nel primo trimestre del 2013, e dal ricambio generazionale in agricoltura è possibile l’inserimento di 200.000 giovani nelle campagne. L’agricoltura è l’unico settore dell’economia italiana che dimostra segni di vitalità economica con una variazione tendenziale positiva del Pil (+0,1 per cento) e un aumento degli occupati dipendenti complessivi (+0,7 per cento), in netta controtendenza rispetto agli altri comparti nel primo trimestre dell’anno. (…) Dentro l’agricoltura non c’è ancora un reddito adeguato ma c’è quella visione di futuro e di prospettive e di fiducia che non c’è negli altri settori (…). (…) Si tratta di una vera rivoluzione culturale, con il 38 per cento dei giovani che preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28 per cento) o fare l’impiegato in banca (26 per cento), secondo una recente indagine Coldiretti/Swg. La crescita di opportunità nel settore agricolo è resa evidente dal boom del + 29% delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del +13% negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare ed agroindustria”

    2) PUNTO DI FORZA: L’EXPORT AGROALIMENTARE CONTINUA A CRESCERE MA RESTA GRAVE IL PROBLEMA DELL’ITALIAN SOUNDING

[vedi qui e qui per ulteriori approfondimenti]

“Volano le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani, che nel 2013 fanno segnare il record storico di 34 miliardi fatturati all’estero, se verrà mantenuto il trend di crescita del 7 per cento realizzato nel primo trimestre rispetto allo scorso anno. (…) Se la crescita è debole (+3 per cento) nei paesi dell’Unione Europea che sono il principale mercato, il Made in Italy va forte nelle Americhe (+9 per cento) e soprattutto nei mercati emergenti come quelli asiatici dove si è avuto un incremento del 13 per cento e in Africa, con un boom addirittura del 31 per cento. Tra i principali settori del Made in Italy, il prodotto piu’ esportato è l’ortofrutta fresca, che aumenta del 7 per cento, seguita dal vino, che però cresce di piu’ (+10 per cento). Aumenta peraltro anche la pasta, che rappresenta una voce importante del Made in Italy sulle tavole straniere con un +7 per cento, e anche l’olio d’oliva, con un balzo in avanti dell’11 per cento (…). Analizzando le performance dei prodotti nei singoli stati si scoprono aspetti sorprendenti, come la crescita addirittura del 78 per cento dei formaggi made in Italy in Cina (+62 per cento degli acquisti di Grana Padano e Parmigiano Reggiano), nonostante la tradizionale opposizione al consumo di prodotti lattiero-caseari da parte dei cittadini asiatici, e il +19% della grappa in Gran Bretagna, patria del whisky (…). Ma le esportazioni agroalimentari italiane potrebbero in realtà triplicare se ci fosse una radicale azione di contrasto al falso Made in Italy alimentare nel mondo, che vale oltre 60 miliardi di euro e toglie circa 300.000 posti di lavoro. (…) La lotta alla contraffazione e alla pirateria internazionale rappresenta per le Istituzioni un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e generare occupazione in un difficile momento di crisi, (…) bisogna agire nell’ambito degli accordi internazionali dove troppo spesso l’agroalimentare è stato svenduto sull’altare di interessi diversi”.

    3) PUNTO DI FORZA: LA QUALITA’ DELL’AGROLIMENTARE ITALIANO

[vedi qui e qui per ulteriori approfondimenti]

“L’Italia ha il primato in Europa e nel mondo per la sicurezza alimentare, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità). L’Italia è leader in Europa per la qualità degli alimenti, con 249 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48269 operatori) e la maggiore biodiversità, con 57468 specie animali e 12mila specie di flora, e il valore aggiunto per ettaro di terreno (ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie) dall’agricoltura italiana è il doppio di quello di Francia e Spagna, il triplo di quello inglese e una volta e mezzo quello tedesco. L’Italia è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere ma anche il principale produttori di pasta e ortofrutta, vanta il record europeo di longevità grazie alla dieta mediterranea, e il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio. In una fase di cancellazione delle distintività territoriali, la nostra agricoltura ha prosperato proprio saldandosi al capitale territoriale e inglobandone il valore aggiunto. Gli assets su cui il nostro Paese può e deve puntare sono (…): patrimonio storico ed artistico, paesaggio, biodiversità, ricchissima articolazione territoriale, originalità e creatività, gusto e passione, intuito e buonsenso. (…) L’Italia e il suo futuro sono legati alla capacità di tornare a fare l’Italia, imboccando intelligentemente la strada di un nuovo modello di sviluppo che trae nutrimento dai punti di forza. (…) L’idea che potessimo competere a livello internazionale solo in termini di economie di scala e sull’inseguimento del minor costo di produzione sta oggi dimostrando i suoi limiti”.

    4) PUNTO DI DEBOLEZZA: IL CROLLO DELLA SPESA ALIMENTARE SUL MERCATO INTERNO

[vedi qui e qui per ulteriori approfondimenti]

“La spesa alimentare delle famiglie italiane è tornata indietro di vent’anni per effetto della Crisi. (…) Nel 2012 i consumi delle famiglie italiane per alimentari e bevande a valori concatenati sono stati pari a 117 miliardi, di mezzo miliardo inferiori a quelli del 1992. La Crisi ha fatto retrocedere il valore della spesa alimentare, che era sempre stato tendenzialmente in crescita dal dopoguerra, fino a raggiungere l’importo massimo di 129,5 miliardi nel 2007, per poi crollare oggi al minimo di ben quattro lustri fa. E la situazione si è ulteriormente aggravata nel 2013, dall’olio di oliva extravergine (-12 per cento) al pesce (-11 per cento), dalla pasta (-9 per cento) al latte (-6 per cento), dall’ortofrutta (-4 per cento) alla carne (-1 per cento), con una contrazione media nell’agroalimentare del -3,4 per cento (dati Ismea relativi al primo quadrimestre). Il clima di depressione nei consumi ha costretto ben sette famiglie su dieci (71 per cento) a modificare la quantità e la qualità dei prodotti”.

    5) PUNTO DI DEBOLEZZA: IL FALSO MADE IN ITALY IN ITALIA E IL LIVELLO ELEVATISSIMO DI FRODI E CONTRAFFAZIONI ALIMENTARI

[vedi qui e qui per ulteriori approfondimenti]

“Anche per effetto della Crisi, nel primo trimestre del 2013 sono stati effettuati sequestri di prodotti alimentari per un valore di 112,6 milioni di euro, secondo i dati del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas). La lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e generare occupazione. (…) In paesi come il nostro la Commissione parlamentare anticontraffazione non dovrebbe essere oggetto di dibattito in Parlamento ma prevista per legge, anzi, se possibile, nella Costituzione stessa. La distintività è il nostro punto di forza e non si può accettare che venga minata a livello nazionale, europeo o nei rapporti internazionali. Le preoccupazioni riguardano anche il fatto che l’Italia è un forte importatore di prodotti alimentari, con il rischio concreto che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l’extravergine tunisino, la cagliata di latte della Lituania o il prosciutto olandese spacciato per nazionale. I prodotti alimentari piu’ colpiti dalle frodi secondo i carabinieri dei Nas sono stati nel 2013 la carne (52 per cento), farine, pane e pasta (12 per cento in valore del totale sequestrato) e le conserve alimentari (7 per cento). (…) Occorre stringere le maglie troppo larghe della legislazione comunitaria con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per garantire trasparenza negli scambi commerciali, agevolare l’attività ispettiva e difendere i consumatori ed i produttori dal rischio di frodi ed inganni. Ad oggi infatti in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza, mentre dal 2003 è d’obbligo  indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004 l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal primo luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio. Ma l’etichetta resta anonima, oltre che per gli altri tipi di carne, anche per i salumi, i succhi di frutta, la pasta ed i formaggi. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro”.

    6) PROBLEMA: VIETARE GLI OGM

[otto giorni dopo l’assemblea della Coldiretti, il 12 luglio, il governo Letta ha effettivamente vietato la coltivazione di mais ogm in Italia: vedi qui per approfondimenti]

“La difesa della distintività italiana deve essere una priorità della politica perché da essa dipende la prospettiva di futuro del Made in Italy, nell’alimentare e non. (…) Occorre vietare le coltivazioni ogm in Italia. (…) Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy. In Europa sono rimasti solo cinque paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129mila ettari di mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria, pari a molto meno dello 0,001 per cento della superficie totale di 160 milioni di ettari coltivati in Europa”

    7) PROBLEMA: LA POLITICA AGRICOLA EUROPEA E LA RINAZIONALIZZAZIONE DELLA POLITICA AGRICOLA

    [vedi qui e qui per ulteriori approfondimenti]

    “Ci piacerebbe un’Europa che abbia una visione su come risolvere i grandi problemi, dall’economia all’occupazione, dal commercio internazionale alle speculazioni finanziarie e ci ritroviamo quella che risponde alle lobby anche su come apparecchiare la tavola, con il rabbocco delle oliere. L’Europa la vogliamo grande per trattare nelle giuste dimensioni i temi globali invece di questioni che vanno a toccare le culture, le tradizioni, gli stili di vita dei cittadini, non cogliendo le diversità dei tanti territori e Paesi diversi che per noi sono ricchezza. Alcuni chiamano questo rinazionalizzazione, ma per noi è una forma intelligente di sussidiarietà. Se ci sono minori risorse bisogna darle agli agricoltori professionali, ai giovani, a chi fa qualità e sicurezza. E’ giusto considerare sostenibile dal punto di vista ambientale anche il vigneto, l’uliveto e il frutteto e non soltanto prato e pascolo. L’accordo sulla riforma della Politica Agricola (PAC) premierà chi vive e lavora di agricoltura escludendo per la prima volta in una black list i soggetti che non hanno nulla a che fare con l’agricoltura e soprattutto prevedendo la possibilità per l’Italia di destinare risorse ai soli agricoltori attivi. Sensibili miglioramenti sono stati ottenuti anche per l’inverdimento a tutela dei vigneti, frutteti ed uliveti italiani, sulla convergenza e per i giovani agricoltori” Nei vari passaggi, dal nostro Summit a Roma con il Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos agli incontri con i colleghi di tutte le principali Organizzazioni agricole europee, fino al meeting  di poche settimane fa a Bruxelles con il Presidente del Consiglio agricoltura e pesca del Consiglio dell’Unione europea Simon Coveney e il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, la proposta è andata migliorando. Certamente rimane un taglio importante ai finanziamenti destinati all’agricoltura ma l’applicazione nazionale demandata al nostro Governo e al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo, che ha chiuso positivamente per l’Italia il negoziato, potrà compensare il disagio nell’orientare le risorse Verso i veri agricoltori”.

    (Luigi Torriani)

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