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Il caso dei pomodori Rodolfi Mansueto. Dall'Italia alla conquista del mercato asiatico

Ci siamo occupati più volte, qui su Universofood, del problema del falso Made in Italy in Italia, un problema legato sopratutto all’import dalla Cina. Ma i mercati del Sud-est asiatico (e non solo quello cinese) sono anche un’opportunità sempre più importante per l’esportazione dei prodotti italiani.

 

Recentemente, nell’ambito della guerra dei dazi tra Unione Europea e Cina, il governo cinese ha minacciato di introdurre dei dazi sui vini europei. La faccenda è ancora in sospeso, e se dovesse concludersi male (cioè con l’introduzione dei dazi) sarebbe una catastrofe per i Paesi europei grandi esportatori di vini (Italia, Francia e Spagna). Si pensi soltanto al fatto che dal 2008 alla fine del 2012 (cioè dall’inizio della Crisi fino a sei mesi fa!) le esportazioni di vini italiani in Cina sono cresciute del 305% (da 17 a 77 milioni di euro), con un ulteriore +42% nei primi due mesi del 2013. L’agroalimentare europeo in Cina è in crescita a ritmi impressionanti, al punto che la Ue ha dovuto firmare un accordo con la Cina per il reciproco riconoscimento dei prodotti alimentari tipici.

 

Ma non si parla più soltanto della Cina. Oggi sono fondamentali anche i Paesi della cosiddetta area Asean (Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Brunei, Vietnam, Laos, Birmania e Cambogia) che dal 2015 daranno inizio a un mercato unico con liberalizzazione degli scambi. Si tratta di un’area da 600 milioni di persone, con un’economia che è cresciuta a una media annua del 6% nell’ultimo decennio, una crescita del settore agroalimentare del 10% annuo e una crescita delle importazioni alimentari dall’Italia del 29,7% nell’ultimo anno (per un valore attuale di 120 milioni di euro).

 

In questo contesto si inserisce la partecipazione della Rodolfi Mansueto – storica industria italiana (Parma, dal 1896) di trasformazione del pomodoro e derivati – al Thaifex – World of Food Asia di Bangkok, una delle più importanti fiere del food in Asia. A Bangkok, sotto l’egida di Fiere di Parma, erano presenti quaranta aziende italiane, tra cui la Rodolfi Mansueto. Dopo anni di invasione dei pomodori cinesi in Italia, una storica azienda italiana di lavorazione del pomodoro si prepara a ritagliarsi uno spazio di primo piano nei mercati del Sud-est asiatico.

 

Spiega il sales manager dell’azienda Paolo Galli: “con l’arrivo nel Sud Est asiatico delle insegne della Gdo europea, in particolare francesi e inglesi, e con il moltiplicarsi di ristoranti e strutture alberghiere alimentato dal boom del turismo, per un’azienda come la Rodolfi Mansueto, che fa della tradizione, dell’eccellenza qualitativa e del made in Italy le sue bandiere, si aprono prospettive molto interessanti nell’area Asean. Una data fondamentale è quella del 2015, quando i Paesi Asean daranno vita a un mercato unico, con liberalizzazione dello scambio di beni e servizi. A beneficiare di questo cambiamento saranno le aziende europee e quindi anche italiane. Si prevede che proprio nel 2015 l’Italia possa superare la Cina per quanto riguarda l’export di food in quest’area. La Rodolfi Mansueto ha voluto anticipare i tempi: al Thaifex di Bangkok abbiamo cominciato a costruire un network di relazioni commerciali, con l’obiettivo di acquisire un vantaggio competitivo in vista dell’esordio del mercato unico. In una prima fase, nei Paesi Asean Rodolfi Mansueto esporterà prodotti destinati al canale della ristorazione; consolidato questo segmento di mercato, l’azienda punterà a crescere anche nel canale Gdo. I prodotti più promettenti per il mercato del Sud Est asiatico sono le polpe di pomodoro, fini e a pezzetti, anche quelle appositamente studiate per la pizza: parliamo di un prodotto premium, ottenuto dal cuore pomodori, raccolti e lavorati in giornata nei campi della Pianura Padana. Pomodori senza additivi e conservanti, maturati dal sole italiano. Più difficile, invece, imporsi nel mercato dei concentrati: la concorrenza cinese, che punta tutto sulla leva del prezzo, è almeno ora difficilissima da scalfire”.

 

(Luigi Torriani)

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