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L'Unione Europea mette un dazio anti-dumping sui mandarini cinesi

La vicenda si trascina da anni, da quando – nel 2007 – era partita dalla Spagna una denuncia per dumping su alcune tipologie di agrumi cinesi preparati o conservati venduti in Europa (soprattutto mandarini e clementini). Ora l’Unione Europea, con regolamento di esecuzione Ue n.158 del 18/02/2013, dà definitivamente ragione ai ricorrenti spagnoli e introduce un dazio sui prodotti incriminati.

 

In un mercato sempre più globalizzato i problemi relativi all’import sono sempre più complessi e difficilmente riducibili a una semplice questione di libera concorrenza e di libero mercato. Quando nel 2012 l’Unione Europea aveva firmato la liberalizzazione dei commerci con il Marocco, si era sollevata un’ondata di proteste da parte degli operatori del settore agroalimentare dei Paesi dell’Europa Meridionale. Giustamente si era fatto notare che il trattato con il Marocco avrebbe determinato un’ulteriore invasione in Europa di prodotti ortofrutticolo e ittici marocchini a prezzi insostenibili dai nostri produttori, e che questa differenza di prezzo va spiegata anche con una (inaccettabile) mancanza di reciprocità nelle regole che governano le condizioni produttive. Difficile parlare di condizioni di concorrenza corrette quando in Marocco il settore agricolo non è tutelato a livello sindacale e non ci sono le stesse norme e gli stessi controlli europei in materia di fitofarmaci (il che pone, tra l’altro, un problema di sicurezza alimentare).

 

La situazione è analoga, e ulteriormente problematica, nei rapporti commerciali con la Cina. Quando nel 2012 l’Unione Europea e la Cina hanno implementato un accordo bilaterale sul reciproco riconoscimento dei alimentari prodotti tipici (dieci denominazioni europee, tra cui Grana Padano e Prosciutto di Parma, vengono riconosciute e tutelate anche in Cina, e dieci prodotti tipici tipici cinesi vengono riconosciuti e tutelati anche in Europa come Dop e Igp), le proteste da parte dei produttori europei non sono mancate, facendo leva anche questa volta sulla questione della mancanza di equivalenza e di reciprocità delle condizioni produttive e delle regole che le governano: di fatto ci sono dieci prodotti alimentari cinesi che sul mercato europeo possono fregiarsi dei marchi Dop o Igp, ma che di fatto non sono prodotti rispettando gli stessi requisiti qualitativi stringenti chiesti alle Dop e Igp europee, e godono degli stessi marchi di qualità attribuiti alle eccellenze europee ma intanto seguono le regole e i controlli cinesi. Poi c’è la questione, fondamentale, dei diritti umani: la Laogai Research Foundation ha più volte denunciato che molti cibi e bevande che l’Europa importa dalla Cina (e che tra l’altro non di rado sono venduti spacciandoli per prodotti europei sui nostri mercati) sono di fatto prodotti dai detenuti dei campi di concentramento cinesi (i cosiddetti “Laogai”), dove milioni di cinesi detenuti per dissidenza politica o reati minori lavorano a costo zero fino a 18 ore al giorno, in un contesto di utilizzo della tortura e di condizioni igieniche e nutrizionali disumane.

 

Infine c’è il caso degli agrumi cinesi e del dumping. In questo caso, alle “perplessità” (per usare un eufemismo…) di cui sopra, si aggiunge addirittura l’elemento del dumping, cioè della vendita di un prodotto sui mercati esteri a un prezzo di vendita inferiore al prezzo di origine (cioè al prezzo di produzione), o non inferiore al prezzo di produzione ma comunque inferiore al prezzo di vendita sul mercato interno. La vicenda è partita nel 2007 quando la FNACV (Fderazione Nazionale Spagnola delle Industrie Conserviere) ha denunciato all’Unione Europea un sospetto dumping su alcune tipologie di agrumi preparati o conservati (in particolare mandarini e clementini) di origine cinese. I produttori cinesi avrebbero venduto sottocosto questi prodotti in Europa per sbaragliare la concorrenza e conquistare il mercato comunitario. Nel 2008 la Ue dà ragione una prima volta ai ricorrenti e introduce un dazio antidumping sui prodotti incriminati. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, la vicenda si conclude ora con la riconferma del dazio antidumping (che in ogni caso resterà in vigore fino al termine del 2013), con regolamento di esecuzione Ue n.158 del 18 febbraio 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 febbraio 2013.

 

(Luigi Torriani)

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