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Crisi. Crollano i consumi di caviale e champagne

Forse è eccessivo dire, come ha fatto qualcuno, che “anche i ricchi piangono”. Ma il dato è sicuramente significativo: nel 2012 sono crollate le importazioni di caviale e di champagne, diminuite rispettivamente del 37 e del 21%.

 

I dati Coldiretti relativi ai primi sei mesi del 2012 parlano di un calo del 21% nelle importazioni di champagne e di un vero e proprio crollo (-37%) nelle importazioni di caviale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma la parabola discendente di questi prodotti di lusso è ancora più eclatante se si pensa a com’era la situazione soltanto dieci anni fa: nel giro di dieci anni si è passati in Italia dalla vendita di 9 milioni di bottiglie di champagne nei primi sei mesi dell’anno alla vendita, nello stesso periodo, di 2,5 milioni di bottiglie. In pratica dieci anni fa si vendeva in Italia quasi il quadruplo dello champagne che si vende oggi. Quanto al caviale, è ormai raro anche semplicemente trovarlo in vendita nelle pescherie italiane, se non sotto le feste natalizie e di fine anno.

Un primo evidente elemento che emerge da questi dati è l’aspetto della riduzione dei costi in tempi di Crisi. Una bottiglia di champagne difficilmente costa meno di venti euro (e può costare anche alcune migliaia di euro), mentre se si va sullo spumante si può prendere una discreta bottiglia anche a meno di dieci euro. Oggi il caviale più pregiato, il classico Beluga (Huso Huso, il caviale per eccellenza: si tratta delle uova dello storione beluga o ladano, sempre più raro e molto difficile da allevare, presente principalmente nel Mar Caspio e nel Mar Nero), ha una quotazione tra i 4.000 e i 5.000 euro al chilo, il che significa che anche semplicemente per provarlo (acquistando una confezione da 100 grammi) si spendono tra i 400 e i 500 euro. Per altri tipi di caviale si spende meno, e a parte puristi e fanatici del caviale Beluga, a questo punto ha decisamente più senso acquistare il caviale di allevamento italiano, il Calvisius (allevato a Calvisano, in provincia di Brescia), che costa circa la metà e che è costituito comunque da uova di storione, cioè è vero caviale (difficile che il super-ricco accetti di “abbassarsi” ai succedanei del caviale, come le uova di lompo o di salmone, il cui gusto è peraltro francamente pressoché indistinguibile da quello del cavale, ma tant’è…). Oltretutto il residuo commercio di caviale Beluga va a toccare una specie sempre più rara con gravi implicazioni di tipo ecologico, al punto che gli Stati Uniti hanno addirittura proibito a partire dal 2005 l’importazione di caviale beluga dal Mar Caspio e dal Mar Nero, per ridurne il rischio di estinzione.

C’è un altro aspetto in tutto questo: acquistando lo spumante al posto dello champagne e il caviale italiano al posto del caviale di importazione (un fenomeno analogo è visibile anche nel settore ortofrutticolo, con la recente crisi nelle vendite di frutta esotica) si dà anche una mano all’economia italiana, come sottolinea ampiamente la Coldiretti nel suo comunicato stampa a commento dei dati sulle importazioni 2012 di champagne e caviale: “Se da un lato si riducono le occasioni di festae siamo costretti (ricchi compresi) ad affrontare la pesante riduzione del potere di acquisto determinata dalla crisi, dall’altro lato c’è anche una evidente e diffusa volontà di preferire prodotti del Made in Italy per sostenere la ripresa del’economia nazionale”. Segue stoccata finale con riferimento alle cene di Fiorito-Batman e affini: “un obiettivo – quello di incoraggiare l’economia nazionale scegliendo i prodotti del Made in Italy – che non sembra essere prioritario per i politici coinvolti dai recenti scandali, dove prodotti simbolo del lusso esterofilo sembrano prevalere”.

(Luigi Torriani)

 

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