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Aranciata. La battaglia sulla percentuale di succo d'arancia

Qual è la percentuale di succo d’arancia contenuta nell’aranciata? In Italia può essere (ed è) soltanto del 12%. Ma è in corso una battaglia parlamentare per alzare la percentuale dal 12 al 20%. Un aumento che avrebbe effetti positivi per la salute dei consumatori e che sarebbe una boccata d’ossigeno per gli imprenditori agricoli del settore ortofrutticolo.

 

Gli italiani consumano sempre meno frutta, con crescenti danni per la salute. In compenso consumano ampiamente bevande gassate e zuccherate “al gusto di arancia”. A breve potrebbe arrivare una fat tax sulle bevande (e anche sulle patatine fritte), teoricamente per scopi salutistici, di fatto per recuperare ulteriori soldi con un aumento delle tasse. Al momento resta però in vigore una vecchia legge (n. 286, 1961) che permette di vendere bibite e succhi colorati “a base di agrumi” quando il contenuto di succo di agrumi vero e proprio è anche soltanto del 12%. Praticamente si pensa di bere succo d’arancia ma in realtà si beve acqua colorata e aromatizzata.

La maggioranza parlamentare è a favore di un disegno di legge congiunto Pdl-Pd-Udc per alzare la percentuale minima di succo d’arancia obbligatorio dal 12 al 20%. Ma il Ministero dell’economia, pressato dalle aziende produttrici, al momento ha detto un no secco alla procedura accelerata per approvare il disegno di legge. Si andrà quindi per le lunghe, e la battaglia è ancora aperta. Una battaglia di vitale importanza per il settore ortofrutticolo italiano. Secondo i dati di Coldiretti, infatti, ogni punto percentuale di succo d’arancia in più rispetto al 12% corrisponderebbe in Italia all’utilizzo di 25 milioni di chili in più di arance (pari a 560 ettari di agrumeti). Sarebbe una manna per un settore che ha già visto negli ultimi tempi un crollo verticale dei prezzi all’origine pagati al produttore (specialmente per frutta e olio). La Coldiretti vorrebbe anche, su quest’ultimo fronte, un aumento dei prezzi pagati dalla Gdo agli agricoltori (la Coca Cola, per sempio, per fare l’aranciata paga 8 centesimi di euro per un chilo di arance, la Coldiretti vorrebbe salire almeno a 15 centesimi al chilo, altrimenti si vende sottocosto o quasi).

 

(Luigi Torriani)

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