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Aumento della benzina. Effetto valanga sulla spesa alimentare

Già i dati Istat di inizio 2012 erano tutt’altro che confortanti, e parlavano di un aumento del carrello della spesa che è il maggiore dall’ottobre 2008. Purtroppo la situazione – sul fronte dei prezzi di cibi e bevande – per il momento non migliora. Ed è segnata, a partire da maggio, dall’ulteriore inasprimento del prezzo dei carburanti. Un problema che si ripercuote a valanga su tutta la filera alimentare, in un Paese come l’Italia nel quale l’88% delle merci viaggia su strada.

 

 

 

I costi di trasporto e di logistica, nel settore alimentare, pesano per un terzo del totale dei costi. L’aumento del prezzo di benzina e gasolio pesa quindi enormemente su tutto il sistema, traducendosi inevitabilmente – a valle – in un aumento dei prezzi di cibi e bevande. Già a novembre 2011 era scattato l’allarme, con il gasolio salito a prezzi da record e con un danno del caro carburanti per l’agroalimentare che la Coldiretti stimava in circa 250 milioni di euro annui. Il problema è che nel frattempo la situazione è più volte peggiorata ulteriormente. A gennaio, dopo l’introduzione dell’Iva al 10% sul gasolio dei pescherecci e dopo i nuovi record nei prezzi della benzina e dei carburanti agricoli, la Coldiretti – questa volta – ha parlato di una stangata da 400 milioni di euro. E gennaio – come se non bastasse – è stato anche il mese dello sciopero dei tir, i cui risultati principali sono stati 100.000 tonnellate di cibo sprecato e 200 milioni di danni per la filiera agroalimentare.

 

Siccome al peggio non c’è mai fine, a maggio è arrivato l’aumento sulle accise dei carburanti di 2 centesimi al litro più Iva, mentre l’aumento dei prezzi della benzina e del gasolio segnalato dai dati Istat sull’inflazione di maggio è – rispettivamente – di +17,7% per la benzina e di +19,1% per il gasolio. Tutto questo aumento dei costi energetici comporta, evidentemente, un aumento dei prezzi finali al pubblico dei prodotti alimentari, e quindi un calo degli acquisti. A maggio l’acquisto di prodotti alimentari è sceso del 2% in quantità, esattamente in corrispondenza dell’aumento dei prezzi. Che c’è stato per tutti gli alimenti (qui i dati Istat), con l’eccezione del settore ortofrutticolo, che peraltro è in crisi nera da anni sia per il calo degli acquisti sia per il crollo dei prezzi alla produzione, ma che non ha visto nell’ultimo mese un aumento dei prezzi (ripetto a maggio 2011 il prezzo della frutta è sceso anzi del 3,4%, e quello dei vegetali freschi dell’1,7%). Tutto il resto è aumentato, in media del 2,4%, e nello specifico: il prezzo dello zucchero +9,4% rispetto a maggio 2011, le uova +5,1%, il vino +3,8%, il pane +3%.

 

(Luigi Torriani)

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