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Clonazione animale a fini alimentari. Contrari il 77% dei cittadini europei

È nata il 26 marzo in Cina la pecora Peng Peng, una pecora clonata low cost le cui carni attraverso modificazione genetica sono state “migliorate” rendendole ricche di Omega 3, gli acidi grassi insaturi fondamentali per la protezione del cuore. Una notizia che riapre il dibattito su clonazione e ogm. Ma per il momento i dati Eurobarometro parlano chiaro: il 77% dei cittadini europei è totalmente contrario alla clonazione animale a fini alimentari.

 

Fino a qualche tempo fa il dibattito sugli ogm era tutto incentrato sui vegetali. Ed è recente la polemica attorno alle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Corrado Clini e alla sua apertura agli ogm in Italia. D’altronde il 2011 è stato l’annus orribilis degli organismi geneticamente modificati in Europa. Prima la multinazionale tedesca Basf ha annunciato l’imminente arrivo sul mercato delle patatine fritte ogm, mentre tutti i sondaggi mostravano le fortissime perplessità della gran parte della popolazione europea. Poi la stessa Basf ha annunciato non solo la rinuncia alle patatine ogm, ma addirittura l’abbandono di qualsiasi piano di sviluppo e commercializzazione di colture ogm in Europa per concentrarsi soltanto sul mercato americano.

 

Gli europei dunque – a differenza degli americani – sono fortemente anti-ogm. Eppure le sperimentazioni continuano e si allargano coninvolgendo anche gli animali e la carne. Lo scorso settembre era uscita l’ipotesi di un hamburger artificiale prodotto con cellule staminali embrionali, poi nel febbraio 2012 è arrivata la conferma: a ottobre sarà cotto il primo hamburger artificiale, affidato allo chef britannico di cucina molecolare Heston Blumenthal (prezzo: oltre 200.000 euro ad hamburger…). Di cifre decisamente inferiori si parla per la pecora cinese Peng Peng, una clonazione low cost (con metodo cosiddetto ‘handmade’, letteralmente ‘fatto a mano’) che ha richiesto una spesa attorno ai diecimila euro. La pecora è un clone che prende il nome dai due maggiori ricercatori che hanno lavorato al progetto, entrambi di nome Peng. Le operazioni di clonazione sono avvenute nell’ambito della Bgi Genomics, azienda di Shenzen, insieme all’Institute of Genetics and Developmental Biology, alla Chinese Academy of Sciences e alla Shihezi University. La pecora Peng Peng, oltre a essere clonata, ha subito una modificazione genetica che ne ha “migliorato” le carni (e il latte) rendendole particolarmente ricche di Omega 3. Spiega Yutao Du, direttore del laboratorio: “Peng Peng è nata dopo due anni di tentativi. Alla nascita pesava 5,4 chili, al momento è sana e si sta sviluppando normalmente. Con l’esperimento abbiamo messo a punto gli aspetti più complessi della procedura, e ora siamo pronti per la produzione su scala industriale. Ad ogni nuova specie ottenuta impariamo di più su come migliorare la salute degli animali e degli uomini – aggiunge Du – mi aspetto altre grandi scoperte in questo campo molto presto”.

 

Siamo quindi a un punto di svolta nelle ricerche sulla clonazione animale e sugli ogm? Peng Peng, la “pecora agli Omega-3”, è il punto di arrivo di un percoso iniziato da oltre vent’anni. Nel 1990 è nata Tracy, pecora scozzese che produceva insieme al latte un farmaco contro l’enfisema. Sempre nel 1990 è la volta di Herman, toro olandese nel cui genoma era stato inserito il gene della lattoferrina. Nel 1996 è stata creata una mucca dal latte magro e nel 1995 una capra con albumina umana nel latte. Il laboratorio scozzese dove è nata Dolly (il primo mammifero clonato, 1996) ha prodottonel 1997 Polly e Molly, coppia di pecore modificate geneticamente il cui latte conteneva una proteina fondamentale per la coagulazione e la cui conduce all’emofilia. Nel 2002, la rivista Nature Biotecnology ha dato notizia di uno studio misto statunitense e giappones su mucche modificate per contenere il Dna dell’immunoglobulina umana (in modo da produrre anticorpi utilizzabili dall’uomo). Nel gennaio del 2003 sono nati in Nuova Zelanda nove vitelli ogm clonati perché producessero una volta diventati adulti latte con maggiore concentrazione di caseina. Nel 2006 sono nati negli Usa i primi maialini con carne arricchita di omega 3. Oggi, mentre i cittadini europei si dichiarano in larga maggioranza anti-ogm, le ricerche si sono spostate per larga parte in Cina, dove nel 2011 è stata annunciata la creazione di mucche capaci di produrre latte umano (vacche transgeniche il cui latte contiene proteine umane come il lisozima che protegge i neonati dalle infezioni o la lattoferrina che rafforza il sistema immunitario). Adesso è la volta della pecora Peng Peng.

Questo il duro comunicato stampa di Coldiretti a commento della notizia: “Il 77% dei cittadini europei ritiene che la clonazione animale per fini alimentari sia innaturale (dati Eurobarometro). L’opposizione alla clonazione a fini alimentari è alta in Italia con il 61% che non la ritiene sicura per le future generazioni, il 62% che pensa non faccia bene alla salute e il 68% che la considera innaturale. Per superare le motivazioni profonde della contrarietà a poco servono i risparmi rispetto alle tecniche attuali che rendono oggi possibile clonare un animale con una spesa attorno ai diecimila euro (anche se per ottenere entro sei mesi la prima salsiccia ed entro un anno il primo hamburger artificiale in provetta il costo iniziale è stato di 250mila euro, con l’utilizzo di cellule staminali). A poco più di 15 anni dall’annuncio, pubblicato sulla rivista Nature del febbraio 1997, dell’avvenuta clonazione del primo mammifero, con la nascita della pecora Dolly, rimane elevata l’opposizione all’uso della clonazione a fini alimentari, nonostante abbia ormai interessato praticamente ogni tipo di animale (maiali, cavalli, bovini, capre, cammelli e mufloni, fino ad arrivare addirittura alla salsiccia in provetta). L’accelerazione che si è verificata in Cina pone l’esigenza di un rigido sistema di etichettatura sui prodotti importati dal quel Paese. La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Come hanno dimostrato le esperienze del passato a partire dalla mucca pazza (Bse), le innovazioni in un settore come quello alimentare particolarmente esposto ai rischi per la salute deve percorrere la strada della naturalità“.

(Luigi Torriani)

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