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Vino e burocrazia. Il problema della semplificazione e le proposte di Coldiretti al Vinitaly

Il comparto vitivinicolo italiano sta mostrando una relativa tenuta di fronte alla crisi, ed è in continua crescita sul fronte dell’export. Il 2011 è stato per i vini italiani un anno da record per le esportazioni, che hanno ormai superato i consumi interni. Restano però delle difficoltà enormi per il peso spropositato della burocrazia sul settore. Il Vinitaly, dove i nostri vini sono stati ampiamente celebrati nell’ambito di OperaWine, è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione sul problema della semplificazione in vigna. Vediamo quali sono i problemi e quali sono le ricette salva Doc secondo le proposte di Coldiretti.

 

Partiamo da un dato: i terreni destinati a produrre vini a Docg e Doc si sono ridotti del 10% nel periodo tra il 2007 e il 2011, periodo nel quale si è passati da 316.000 ettari a 284.000 ettari, con una perdita di produzione che supera i 100 milioni di litri di vino Doc. Perché? Il problema di fondo, secondo Coldiretti, è costituito dal peso e dai costi assolutamente spropositati della burocrazia italiana. È a causa della burocrazia – denuncia Coldiretti – che “scompaiono ogni giorno 200.000 bottiglie di vino Doc”, e molte aziende rinunciano a produrre vini a denominazione d’origine perché non ce la fanno più a far fronte agli sfiancanti adempimenti burocratici richiesti dalle leggi italiane. Che cosa significa tutto questo, in concreto? L’ha spiegato Coldiretti, nell’ambito del Vinitaly, con il primo incontro sul tema della semplificazione in vigna (prima analisi sull’impatto delle pratiche burocratiche sui viticoltori italiani). Incontro cui ha fatto seguito un durissimo comunicato stampa di denuncia della situazione.

 

Questo il comunicato stampa di Coldiretti: “Dalla produzione di uva fino all’imbottigliamento e vendita le imprese devono assolvere a oltre 70 attività burocratiche e relazionarsi con ben 20 diversi soggetti che vanno dal Ministero delle Politiche agricole alle Regioni, dalle Province ai Comuni, fino ad Agea, Organismi pagatori regionali, Agenzia delle Dogane, Asl, Forestale, Ispettorato Centrale qualità e repressione frodi, Nac, Guardia di Finanza, Nas, Camere di Commercio, organismi di controllo, consorzi di tutela, laboratori di analisi. Ma il peso della burocrazia è anche nella impressionante quantità di norme di settore. Più di 1.000, contenute in circa 4.000 pagine di direttive, regolamenti, comunicazioni, note e decisioni del Consiglio e della Commissione europea, leggi, decreti, provvedimenti, note, circolari e delibere nazionali e regionali. Un carico che rischia ora di gravare ancora di più sulle imprese, con la messa a regime del nuovo sistema di certificazione e controllo dei vini a Denominazione. Appesantire inutilmente i carichi burocratici per i riconoscimenti dei vini a denominazione di origine significa indebolire il legame del vino con il proprio territorio, ridurre la competitività del Made in Italy e favorire la delocalizzazioni verso l’estero anche per effetto dall’annunciata liberalizzazione dei diritti di impianto, dello zuccheraggio e della nuova categoria dei vini varietali senza legame con il territorio di produzione. Il peso della burocrazia del vino sottrae 100 giornate di lavoro all’anno al tempo passato in vigna e in cantina. E favorisce sempre di più l’abbandono delle produzioni Doc, con un taglio di 200.000 bottiglie al giorno”.

 

Come se ne esce? Questo il piano salva Doc di Coldiretti: “bisogna introdurre urgentemente una serie di misure per semplificare il carico burocratico, senza ovviamente ridurre l’efficacia delle attività di controllo. Innanzitutto serve realizzare un sistema informatico unico di gestione capace di garantire un coordinamento tra gli enti coinvolti nel controllo e nella gestione, eliminando gli adempimenti ‘doppioni’ a carico delle imprese e introducendo l’autocontrollo da parte dell’imprenditore, prevedendo poi dei controlli a campione basati su analisi dei rischi e garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino. Inoltre è necessario far diventare il fascicolo aziendale anche uno ‘strumento unico dell’impresa viti-vinicola’, attraverso il quale adempiere agli obblighi e acquisire automaticamente le autorizzazioni per cui non è necessaria una valutazione discrezionale, sostituendo l’attuale sistema di autorizzazioni con l’invio di semplici comunicazioni. In questo modo si potrebbe abbattere il numero di adempimenti da 70 a 40 e ridurre del 50% il tempo perso nella compilazione dei documenti. Nella fase della produzione di uva, le pratiche si potrebbero addirittura ridurre dalle attuali 9 ad un sola comunicazione. In quella di trasformazione dell’uva in vino sarebbe possibile eliminare 15 registri di cantina cartacei sostituendoli con un unico registro telematico, ma anche cancellare o semplificare ulteriori 14 adempimenti. Più informatizzazione anche nella fase di imbottigliamento, con 2 pratiche eliminate e altre tre razionalizzate“.

 

Il piano salva vino, in sintesi, prevede dunque queste tre novità: un sistema informatico unico di gestione capace di garantire un coordinamento tra gli enti coinvolti nella gestione del vino; controlli a campione basati su analisi dei rischi e garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino; far diventare il fascicolo aziendale lo“strumento unico dell’impresa viti-vinicola” attraverso il quale adempiere agli obblighi e acquisire automaticamente le autorizzazioni per cui non è necessaria una valutazione discrezionale, sostituendo l’attuale sistema di autorizzazioni con l’invio di semplici comunicazioni. Nel frattempo al Vinitaly l’ Azienda Borgogno di Barolo ha riservato provocatoriamente uno spazio alla sburocratizzazione del vino

 

(Luigi Torriani)

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